L’io rinasce in un incontro

Dalla Prefazione di J. Carròn a “L’io rinasce in un incontro” di L. Giussani:

“Il potere fa addormentare tutti, il più possibile. Il suo grande sistema, il suo grande metodo è quello di addormentare, di anestetizzare, oppure, meglio ancora, di atrofizzare. Atrofizzare che cosa? Atrofizzare il cuore dell’uomo, le esigenze dell’uomo, i desideri; imporre un’immagine di desiderio o di esigenza diversa dall’impeto senza confine che ha il cuore. E così cresce della gente limitata, conclusa, prigioniera, già mezzo cadavere, cioè impotente” (pag. 174)

Se impressiona constatare la chiarezza del denunciare l’influsso del potere, non di meno colpisce la nettezza con cui don Giussani identifica la causa di questa incidenza del potere siu di noi: il potere ha tale influsso per la connivenza di ciascuno di noi, perché dormiamo. Invece uno che è veramente sveglio non ha paura del potere: “Noi non abbiamo paura del potere, ma abbiamo paura della gente che dorme e, perciò, permette al potere di fare di loro quel che vuole” (pag.173) E fissa in una sorta di legge matematica i termini del problema: “Il potere è tale in proporzione dell’impotenza altrui” (pg. 175)
Ma nel suo tentativo di ridurre i desideri, di tagliare la possibilità dei desideri, di atrofizzare la sorgente dei desideri, esso ci rende consapevoli che “Il nemico del potere sono i desideri” (pag. 174). Per questo chiunque non voglia esserne succube può incominciare la sua lotta. Da dove? “l’inizio della lotta contro il potere è esprimere il desiderio, essere coscienti del proprio desiderio ed esprimerlo. Ed è per questo che è duro esere umani oggi (…), perché il potere ha alterato la semplicità della natura, l’ingenuità originale (…). Per questo occorre la povertà del cuore o la povertà dello spirito: l’affermazione indomita dei desideri che ci costituiscono originalmente (l’esigenza della verità, della felicità, della giustizia e dell’amore) costituisce esattamente la povertà (non c’è nessuna paga per questo) E la ricchezza del povero è la domanda, la mendicanza, l’espressione dei desideri” (pag. 188)

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2 commenti

  1. Carissima Anna, grazie per questo stupendo post! Sono rimasta molto colpita dall’espressione: ‘ l’ impeto senza confine che ha il cuore ‘ . Prezioso modo di definire la sete costante che l’uomo ha di Dio. Proprio ieri, durante la Messa, ti ho pensata tantissimo, sarai stata felice per l’arcobaleno! Poco prima della consacrazione, la Chiesa si è illuminata di una luce intensa, particolare e, quella che filtrava dai finestroni, in alto, ha proiettato fasci di luce colorati su tutto il pavimento dell’altare!!!! Io e mio marito ci siamo messi in ginocchi ed in cuor nostro abbiamo davvero sentito il sorriso di Dio! Un abbraccio

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  2. Grazie a te! hai sottolineato l’essenza del nostro essere: un impeto senza fine che aspira a riconoscere la bellezza dell’infinito attraverso i segni inequivocabili che ci lascia e davanti ai quali abbiamo davvero bisogno di metterci in ginocchio…
    Sto scoprendo uestoa necessità in molti: c’è come un rifiorire… In mezzo all’aridità di tante persone apparentemente insensibili c’è chi non si vergogna del suo bisogno di infinito.

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