Diario di un condannato a morte (la mia natura è il fuoco)

Finalmente sono riuscita ad avere “La mia natura è il fuoco – Vita di Caterina da Siena” di Louis de Wohl, e ne rimango affascinata ad ogni pagina. Non l’ho ancora finito, ma ho appena letto un episodio che mi ha veramente commosso. Cerco di trascriverne i passaggi più significativi perché mi paiono utili per rispondere a tutte le nostre grida di ribellione davanti alla sofferenza innocente.
(Anche se so, che davanti alle risposte più persuasive noi abbiamo sempre la possibilità di negarne la verità, come i bambini capricciosi che si ostinano a negare di aver rubato la marmellata nonostante ne abbiano i segni evidenti nel musetto).

     Un giovane perugino poco più che ventenne, accusato di essere una spia viene condannato a morte dalle autorità senesi. Prima dell’esecuzione due diversi preti cercano di convincerlo a ricevere i sacramenti, ma lui con violenza disperata perché innocente dell’accusa mossagli, li caccia via.

Caterina decide allora di affrontarlo da sola con una grande prova di coraggio, vista la pericolosità del ragazzo.

Ecco alcuni passaggi del loro dialogo (pag. 235 e ss.):

“Mio povero Nicolò…” 

“State zitta, suora,.. So già quello che potreste dirmi. Dio punisce chi ama, eh? La mia risposta è: per che cosa, nel nome di satana? Cosa ho fatto? Niente di meglio e niente di peggio di un qualsiasi giovane di mia conoscenza: eppure a loro è concesso di vivere: Possono ancora passeggiare nei campi con una ragazza graziosa: Possono andare a caccia, giocare, mangiare e bere. Possono cavalcare un buon cavallo e sfidarsi per i favori di una bella donna. Possono ascoltare musica e versi poetici. Possono vedere il sole sorgere e tramontare, e possono dormire beati fino la nuovo giorno. E io? L’ingiustizia di questo atto chiede giustizia dal cielo. Ma da lì non viene risposta. Sapete perché? Ve lo dico io. Perché il cielo è vuoto”. 

“Figliolo, il cielo risponde sempre” 

“Non chiamatemi così, suora. Io avevo una madre, una volta. Era la donna più adorabile di Perugia. Ora è morta ed è meglio così” 

“lei ha pregato per voi. Ed è in suo nome, e nel nome della più illustre tra le madri, Maria Madre di Dio, che ora sto parlando con voi”

Il ragazzo rise. “Non state facendo troppe assunzioni, suora?” 

“Giudicherete voi dopo avermi ascoltato” disse Caterina. “Cosa credete che abbia provato la madre di dio mentre era ai piedi della croce? Lei era lì prima che morisse suo figlio. Quella morte non le fu risparmiata: era lì e dovette assistere. Lui era innocente come un agnello eppure lo condussero al macello. Lui, che Dio chiamava suo unico figlio, e del quale era contento. Dov’è la vostra innocenza paragonata alla sua? Anche lui venne processato dai suoi nemici, che distorsero tutto quello che diceva pur di compiacere le proprie mire ignobili. Siete completamente libero dal peccato figliolo? Nessuno di noi lo è, ma lui lo era. Eppure prese su di sé i vostri peccati e i miei, e pregò proprio come avete pregato voi..” 

“Io non ho pregato” disse Niccolò Toldo. “Non  posso pregare” 

“Certo che avete pregato. Vi ho sentito farlo. quello che avete farneticato e sbraitato era un’unica preghiera e diceva: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” 

Il prigioniero ansimò. 

“quando Nostro Signore protestò con quelle parole, stava portando i peccati di tutti gli uomini, e attraverso le sue ferite noi siamo curati. Ma il suo non era un grido di disperazione, perché quelle parole sono più antiche della sua nascita come essere umano. In principio le aveva messe in bocca al re Davide, che aveva scelto come suo progenitore. Erano intese quale inizio di un salmo per annunciare il suo destino sulla terra. E fate attenzione alle mie parole, figliolo.. quel salmo finisce con il trionfo. Come finirete anche voi, se farete ciò che vi dico”.

    Il dialogo continua e, inaspettatamente, Niccolò si arrende alla dolce evidenza di un destino buono e davvero il tutto si concluderà in gloria, come preannunciato da Caterina. Ma vale la  pena di leggere tutto il libro, perché ci sono tantissimi episodi veramente avvincenti e commoventi.

   Mi piace sottolineare una riflessione: la risposta al dolore innocente ce l’ha donata Dio stesso con il sacrificio di Suo figlio. Ma noi abbiamo la possibilità anche di negare tale risposta, non perché sia falsa, ma perché la ribellione ci pare il modo più adeguato di affrontare la realtà. Solo che la ribellione è sempre violenta e la violenza si ritorce su di noi rendendoci rabbiosi e infelici.

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4 commenti

  1. Lessi quel libro quando uscì, ormai parecchi anni or sono.
    Credo sia quasi giunto il momento di riprenderlo fra le mani…
    Un abbraccio!!!

    Rispondi
    • Pensa che in gran parte l’ho letto per gli ascoltatori di radio Bonaria! (lettura decisamente non facile per via della vivacità dei dialoghi)
      Un abbraccio!

      Rispondi
      • …praticamente un’attrice!!!! 🙂

      • Mmmm… mi riesce meglio la lettura del Diario di un’anima di S. Teresa di Lisieux!
        Però…
        mah! era troppo bello perché non lo leggessi nelle parti più importanti per gli ascoltatori di RadioBonaria! Il vecchio parroco aveva apprezzato… ma magari era per farmi un complimento…

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