Io sono Tu che mi fai

Recentemente le mail di P. Aldo ci hanno proposto più volte la famosa frase descrittiva della umanità di ciascuno che è tutta da scoprire: "Io sono TU che mi fai". Ebbene, mi sono ricordata di questo post di qualche anno fa che proponeva una mia riflessione pubblicata su "L’ECO di Bonaria". Certo la mia consapevolezza di allora non era come quella di adesso, ma mi pare interessante riproporre quella meditazione: 

                        Un giorno, sconcertata dal comportamento inspiegabile di un caro amico, ho pensato di chiedergli (non ricordo se l’ho fatto): “ Ma tu, chi sei?”.

Già, se dovessi incontrare uno per strada o al supermarket e, con occhio scrutatore, preoccupato, desideroso di capire, facessi la fatidica domanda: “Tu, chi sei?”, credo proprio che non dovrei stupirmi se mi prendessero per pazza.
Perché ormai tali domande non si pongono più.
Meglio: la mentalità corrente preferisce censurarle e ignorarle perché sarebbe troppo scomodo rendere coscienti le persone di quello che veramente sono. E, d’altro canto, sarebbe molto difficile trovare una risposta al di fuori di un rapporto, di un rapporto umano.Tanto è vero che cominciamo ad avere una percezione più consapevole di noi solo quando entriamo in rapporto con un altro che sia diverso da noi.
Non è infatti possibile conoscere se stessi limitandosi a guardarsi allo specchio: allo specchio possiamo vedere le nostre fattezze esteriori che – capiamo benissimo -, non sono il tutto di noi.
Qualcosa ci dice che io, tu, siamo più di quello che appare ad una vista superficiale. Sì, ma che cosa?
Intanto, senza un moto del cuore, non è neanche possibile rendersi conto dell’altro che ci sta accanto e tanto meno di noi stessi; e poi non è certo il bambino, che a mala pena sa dire le prime parole, che si pone il problema della propria identità: tanto è vero che si comincia a diventare adulti, veri adulti, quando ci si pone in modo intelligente tale domanda e se ne scopre tutta la drammaticità.
Perché, se sono sincero con me stesso, mi rendo conto che non sono quello che vorrei essere, mi accorgo che in una determinata circostanza mi sono comportato in modo imprevisto: insomma sono io stesso una sorpresa per me. Scopro quindi che c’è un mistero all’origine del mio essere.


 
Ma anche l’altro: anche l’altro, se è come me un essere umano consapevole, non può non avere la stessa percezione di sé come mistero. E allora qual è questo mistero che è all’origine del nostro essere uomini?


Una volta ho sentito questa risposta che mi ha lasciato perplessa: Io sono TU che mi fai . Certo intuivo il significato delle parole perché ho una certa formazione religiosa e so che in ogni momento posso esistere perché c’è Uno che mi dà la vita; ma lo percepivo come qualcosa di astratto, come qualcosa che non raggiungeva il mio cuore per farne sprigionare un’esplosione di gratitudine…
Certo, ora mi esprimo così, ma allora era con un certo disagio che mi accostavo a questa affermazione, non percependone la portata.


Mi ci sono voluti anni per incominciare a capire. E solo ora posso dire che la comprensione della verità di sé è davvero un dono che va mendicato con la semplicità e l’umiltà di chi è veramente povero; ma anche la povertà vera di sé suppongo sia un dono, quindi tutta la vita, se vogliamo veramente almeno lambire la Verità, per la quale il nostro cuore è fatta, non può se non consumarsi in una mendicanza.


Non ci si può avvicinare a certe realtà se non in punta di piedi o… in ginocchio e con molta discrezione e pazienza…


Ma, come spiegare l’ineffabile? Il mio io sei tu, che è la formula della giovinezza innamorata, è la frase che più si accosta alla definizione di cui sopra.
Ma, mentre nell’amore umano tale formula ha quasi il sapore della folle bugia di un cuore innamorato ma limitato, quando questo tu diventa il TU supremo  di Colui che ci crea e ci ri-crea in ogni istante, siamo sicuri di essere nella verità.
Certo, questo Tu supremo ci fa attraverso le circostanze e gli incontri che vuole o permette nelle nostre giornate; ma è un TU sicuro e onnipotente, e non abbiamo nulla da temere perché ci ha chiamati ad essere suoi figli e l’imponenza della sua volontà, anche se accetta di essere contestata da noi, alla fine vincerà (Non abbiate paura: Io ho vinto il mondo).


E allora questo TU che ci fa merita una gratitudine sconfinata perché, misteriosamente, invece che godersi la Sua eternità beata, si occupa di queste formichine che siamo noi nell’infinità dell’universo; proprio di noi, non lasciando nulla al caso.
Tutto porta infatti la firma inconfondibile della sua adorabile provvidenza.

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