Dedicato ad un amico che non crede più perché ha sofferto troppo

 

“Uno dei primi giorni in cui ero nel mio studio (…) è entrato il papà di una ragazza che già conoscevo, di un istituto magistrale di Milano. Era un signore distintissimo. Si è fermato sulla porta, impacciato, poi è scoppiato in lagrime e mi ha detto: “Padre, mi scusi, ma quando mia figlia [era ammalata di cancro, irreversibilmente] mi prende la mano, me la stringe e mi dice: “Papà, perché non mi fai guarire?”, è uno strazio per me insopportabile”.(fonte) 

Un amico Blogger riporta questo brano che avevo dimenticato ma che ha ancora lo stesso effetto di quando lo lessi per la prima volta: un dolore e un senso quasi di ribellione di fronte a certe apparenti ingiustizie della vita.

Perché una adolescente deve ammalarsi di cancro?

Perché un padre non può fare nulla per la figlia che lo implora?

C’è da perderci la testa.

 

Poi, mi è capitato di leggere la risposta di un padre ai figlioletti che gli chiedevano perché Dio permette tanta sofferenza (cfr. qui). Eccola:

 

Domanda: E [come spieghi] le disgrazie? E le malattie che colpiscono gli innocenti?
Risposta: Hai ragione: c’è però anche un male che non dipende dagli uomini. Le malattie per esempio. Soprattutto quelle che colpiscono i bambini, che sono gli esseri più innocenti. Chi ha colpa se un bambino nasce con una grave malformazione? e che colpa ne hanno i suoi poveri genitori?
Allora, quando succedono queste cose, viene spontaneo chiedersi: ma perchè Dio lo permette? Non è forse onnipotente?

Di fronte al dolore degli innocenti, ci sono uomini che si sentono autorizzati a dire: se Dio esiste è più cattivo di me, perchè io non permetterei mai una sofferenza così grande. E’ il ragionamento che hanno fatto tra gli altri, i”comunardi” parigini del 1870, che erano atei e cantavano: “Dio non esiste. Ma se esistesse bisognerebbe fucilarlo: Non deve passarla liscia quel vecchio sadico dalla barba bianca”
Non ti scandalizzare, ma adesso ti dico che queste invettive contro Dio sono perfettamente comprensibili.
O meglio: sono perfettamente comprensibili per tutte le religioni, tranne che per quella che predica un Dio che, fattosi uomo, è morto crocifsso.

Sì, solo se Dio è quello rivelato da Gesù, solo se Dio è quel Gesù che non si è sottratto al dolore, l’uomo non può ritenersi moralmente superiore a Lui.

A questo punto mi potresti chiedere: ma non poteva evitarlo per tutti, per sé e per gli altri, il dolore? Certo, ti rispondo: l’esistenza del dolore resta un mistero: ma noi sappiamo che Dio, che è onnipotente, avrebbe potuto cancellarlo con una sola parola: ma non lo ha fatto, non lo ha voluto fare. Ha preferito assumerlo su di sé, sperimentarlo fino all’ultimo, fino alla morte in croce.
Nel documento finale del Concilio Vaticano II, la Chiesa ci ha lasciato questo messaggio: “Il Cristo non ha soppresso la sofferenza. Non ha voluto neppure svelarne interamente il mistero. L’ha presa su di sé, e questo è abbastanza perchè ne comprendiamo tutto il valore”

 

Spero che queste parole aprano uno spiraglio nel cuore del mio amico, assediato da un dolore indicibile.

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19 commenti

  1. Mi ricorda un mio vecchio post con D.Camillo

    “E difatti – replicò Don Camillo – la Divina Provvidenza non ha fatto ammalare il bambino. le malattie non dipendono dalla Divina Provvidenza bensì dalla natura. La quale natura è regolata da leggi rigidissime (guai se non fosse così).”

    http://factum.splinder.com/post/10170871/Miracoli+e+Divina+Provvidenza

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  2. Ho rivisto il post!
    Sembra un’eternità ed è solo poco meno di un anno fa.

    Sai, ho scoperto che ci sono molti che perdono la fede per il troppo dolore, altri che invece la ritrovano per… il troppo dolore.
    … Mistero della libertà umana!

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  3. Un post molto bello.
    Anche se (per quanto mi riguarda) non mi fa cmabiare la mia idea.
    Però, come sempre, apprezzabile.
    Un sorriso con stima.
    Mister X di Comicomix

    Rispondi
  4. Grazie Mister X,
    grazie del tuo sorriso buono!

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  5. utente anonimo

     /  settembre 26, 2007

    E ti sembra un Dio ragionevole quello che permette il dolore non spiegandone ai suoi figli il pieno significato?

    Quale padre umano per quanto cattivo di fronte ad una richiesta del genere della figlia “Papa guariscimi” avendone il potere non lo farebbe?

    Mentre quello che voi indicate come il Buono il Misericordioso se ne infischia altamente?

    Questo perchè non esiste alcun Dio

    Sono sempre più ateo e ne vado fiero.

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  6. Come l’autore della risposta al figlioletto, capisco la tua posizione; ma davanti al Dio cristiano che , unico, decide di condividere il nostro dolore, uno decide cosa vuole: se accettare questo fatto incredibile e commovente o rifiutarlo.
    Dio ci ha amati tanto da renderci liberi: liberi di accettarlo o di rifiutarlo.

    Come Lui rispetta la tua libertà, anch’io la rispetto.

    Ciao

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  7. utente anonimo

     /  settembre 26, 2007

    Non si tratta di rispettare la libertà ma di ragionare.

    Se la sofferenza (ma non solo) è mistero se non è possibile conoscere certe cose, allora la verità è inconoscibile. E se è inconoscibile è come se non esistesse.

    Rispondi
  8. Non sono una filosofa, però non mi sembra vero che la verità intera sia inconoscibile.
    Insomma voglio dire che ci sono certe cose che tu puoi conoscere: per esempio chessò, la tua casa oppure la tua mamma; e di tua madre non puoi nemmeno negare che ti voglia bene. (sia tua madre che la tua casa sono vere… mica sono fantasie!)
    Il fatto che alcune cose non riesca a spiegarle non significa che non esistano: per esempio io so che esiste il fenomeno dell’elettricità, ma come essa funzioni non lo so proprio bene, ma non per questo l’elettricità non esiste…

    Secondo me esitono cose che possiamo verificare e altre cose che non possiamo verificare. Ma non è giusto dire che non esiste ciò che non possiamo verificare: non siamo mica onniscienti!

    Comunque ora rileggendo il tuo commento vedo che dici: “se la verità è inconoscibile è come se non esistesse”
    Ma arrivare a dire che non esiste è diverso dal dire che è come se non esistesse.
    Più corretto mi pare affermare che “ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante son sognate nella tua filosofia” (Shakespeare) .
    Ci sono cose che esistono anche se noi non le conosciamo. E la più alta categoria della ragione (di cui tu parli all’inizio) è la categoria dellla possibilità.

    E mi pare affascinante il percorso della ricerca della verità: se c’è sarà pur possibile trovarla!

    Arrendersi subito mi sembra poco avventuroso.

    Rispondi
  9. …certo di fronte a tanta sofferenza ci vuole rispetto…
    …che il Signore nel momento della prova ci dia la forza di testimoniare con il nostro essere, la fede e l’amore che ci ha fatto dire di essere cristiani!
    Solo in Lui possiamo vivere quella ragione forza speranza che va oltre quello che i nostri occhi limitati vedono e il nostro piccolo pensiero raggiunge!

    Un abbraccio fraterno

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  10. E’ faticoso… ma straordinariamente vero. Un abbraccio.

    Rispondi
  11. “Nel 1943, durante un’incursione alleata su Milano, una bomba era caduta su un asilo facendo strage di bambini. Don Giussani ci ha ricordato che, di fronte a questo evento, c’era chi da cristiano ha perso la fede ed anche chi da ateo è diventato credente: erano in proporzioni numeriche quasi eguali. L’episodio era lo stesso ma la coscienza di chi lo ha vissuto ha fatto la differenza. Si trattava di accettare una sfida che quell’evento poneva e cioè che il significato vero della vita non consisteva nello sguardo su essa che tu sino a quel momento avevi avuto.”

    Rispondi
  12. Poichè la sofferenza può far diventare un credente ateo e un ateo credente, penso che sia grande la responsabilità di chi, attraverso il dolore ha avuto in dono la fede. Perchè i testimoni più credibili sono quelli che testimoniano la gioia del mattino di Pasqua.

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  13. Bel post, fa bene riflettere su queste ogni tanto.

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  14. Un altro santo, al secolo Francesco Forgione, si trovò a dire: “Cristo non è venuto a toglierci la croce dalle spalle, ma a insegnarci come portarla”.

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  15. Il male c’è. Se Dio esiste, può avere (dico “può avere”, non “ha”) un senso; se Dio non esiste non ha senso.
    Dire che il male ha un senso non lo fa essere meno male.
    Sembra quasi che l’ateo rivendichi per sè solo la gravità del male, come se il dramma lo cogliesse solo lui; non è così. Anche il credente sente grave lo scandalo del male. Soprattutto il credente sente la responsabilità di portare la sofferenza con chi soffre.
    Quando si sia detto che dio è cattivo, che sollievo ne viene? Quando si sia detto che Dio non c’è, chi soffre, soffre forse di meno?
    Il credente ha la speranza che dal dolore nasca un positivo, che prima o poi si intraveda un disegno buono; l’alternativa è che esista solo il male senza speranza.
    Se aspetto un positivo, posso aspettarlo e non sperimentarlo mai; ma se non lo aspetto, non lo vedrei neanche se apparisse.

    Rispondi
  16. utente anonimo

     /  settembre 27, 2007

    @Nihil: E perchè no? Chi ti ha detto che Dio è buono? Se è mezzo buono e mezzo cattivo?

    Riporto quanto detto in altro Blog (berlic?):

    “Com’è possibile affermare insieme, senza contraddizione, le tre proposizioni seguenti:

    – Dio è onnipotente.

    – Dio è assolutamente buono.

    – però il male esiste.

    E’ la domanda che si pose il filosofo Paul Ricoeur in una famosa conferenza del 1985, intitolata: Il male: una sfida alla filosofia e alla teologia.

    Questa è infatti la domanda. E non c’è, non ci sarà mai,dice Ricoeur, una risposta coerente, che riesca a mantenere la compatibilità delle tre preposizioni.”

    Il male in ultima analisi è inspiegabile sia per l’ateo che per il credente, o almeno non ha una spiegazione convincente.

    Tuttavia l’ateo cerca di sconfiggere il male attraverso la scienza, la ricerca, la medicina. Il credente attraverso una rassegnazione e la consolazione che poi dopo questa vita……

    Rispondi
  17. Provo a obiettare su una cosa che so con certezza perché l’ho sperimentato: Non è vero che il credente cerca di sconfiggere il male attraverso la rassegnazione e la consolazione che poi dopo questa vita….

    Non è vero perché il credente nel Dio Cristiano sa che c’è il male e lo guarda in faccia e cerca di attraversarlo con la coscienza che esso è per un bene più grande per sé e per tutti.
    Perchè Dio, che è onnipotente (e quindi può far coesistere le apparenti contraddizioni di Ricoeur) e misterioso, sa trarre il bene anche dal male.

    Che questo sia possibile io l’ho sperimentato. Tardi nella vita in modo da comprenderlo ed esserne entusiasta, ma l’ho sperimentato.

    Il Dio cristiano è talmente potente che dal male sa trarre il bene.
    Non ha voluto eliminare il male neanche per suo Figlio, però ha la potenza di trasformarlo in bene e ci concede anche di sperimentarlo.

    Rispondi
  18. Continuazione:
    E questo sperimentare che il male si può attraversare con la certezza che ne verrà un bene non è un’esperienza da rimandare all’altra vita, ma un’esperienza possibile nel presente.

    Rispondi
  19. @ anonimo
    “perchè no” si riferisce all’ultima mia frase?
    Perchè non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire…
    Un dio mezzo buono e mezzo cattivo … è un dio umano, troppo umano per crederci.
    Se devo fare stare insieme le tre frasi, penso che piuttosto rivedrei l’onnipotenza: Dio è onnipotente, ma non può fare alcune cose perchè la Sua onnipotenza è impotente di fronte all’amore. Vale a dire che Dio si limita per lasciar essere l’altro …
    In quanto alla “rassegnazione” posso raccontarti una cosa? Mi tremano un po’ i polsi, perchè non è accaduto a me, toccherebbe forse solo a chi l’ha vissuta parlarne, ma permettimelo.
    Nell’alluvione del 2000 in Piemonte è accaduto ad un uomo di tornare a casa dal lavoro e trovare che la sua casa era crollata sopra tutta la sua famiglia. I pompieri riuscirono a tirare fuori solo il figlio più piccolo, neonato, cui la mamma aveva fatto scudo col suo corpo.
    Al lavoro, questo mio amico aveva un collega che aveva perso la moglie, morta di parto. Vedendolo arrabbiato con la vita e con Dio, il mio amico spesso l’aveva invitato agli incontri del suo gruppo, ricevendo sempre rifiuti. Dopo qualche tempo dalla disgrazia, quel collega venne dal mio amico e gli disse “Quegli incontri cui mi invitavi, ci vai ancora? perchè, sai, io ho visto come ho vissuto io il mio dolore, e come lo vivi tu e mi son detto – qualcosa ci deve essere e lo voglio anche per me”.
    Non è solo rassegnazione. E’ un di più di vita; che è soffrire anche di più, ma con un qualcosa che le parole, specie le mie, non sanno dire.

    Rispondi

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