Onora il padre e la madre

Le famiglie non solo accolgono, educano, aiutano a crescere i bambini, ma si occupano spesso anche dei genitori anziani e ammalati: di questo deve tenere conto chi si dovrebbe occupare del bene comune.

Dal sito delle Famiglie per l’accoglienza copio questa bella riflessione contenuta in TRACCE di maggio 2004:

«Onorerai i tuoi genitori”, cioè li aiuterai in questa trasfigurazione (…) li aiuterai con la tua giovinezza a superare la vecchiaia; non li lascerai sprofondare dietro la barriera della loro decadenza fisica (…) nella misura in cui ciò dipende dalle tue forze» (Mounier, Lettere sul dolore). Il 30 gennaio don Roberto Colombo ha incontrato a Milano alcune famiglie che accolgono i propri genitori anziani. Sono emersi alcuni giudizi fondamentali:

 

– La concezione della vita: c’è un modo di concepire la vita come una parabola in ascesa fino ai 50/60 anni, poi il declino della vecchiaia è visto come un arrendersi alla debolezza e al limite. Questa cultura, attualmente dominante, si scontra con il desiderio di felicità e di compimento che ciascuno di noi ha in cuore. Corrisponde invece a questo desiderio una concezione della vita come salita verso la vetta: «la fatica della salita è condizione per arrivare alla cima, dove ti si aprirà davanti agli occhi un paesaggio molto più ampio e completo». Occorre aiutarsi ad avere questo sguardo sulla vita e sulla propria persona.

 

– Il perdono con la diversità: da una parte, l’essere diventato malato o non più autosufficiente non è facilmente accettato dall’anziano; ma dall’altra anche il figlio sembra non riconoscere più il proprio genitore: «E’ come se i ruoli si fossero completamente invertiti, per cui la mamma sono diventata io; ma io non sono la mamma di mia mamma, io sono sua figlia». A volte basta alzare lo sguardo, sentire il racconto di altri che vivono condizioni di infermità più pesanti o condividere con gli amici i momenti più duri, per accettare il cambiamento, che «è la dinamica dell’io: Dio non ci ha creati perché fossimo immutabili».

 

– La persistenza nella famiglia delle diverse generazioni è un valore da salvaguardare, perché permette un’educazione ad accogliere i bisogni l’uno dell’altro: «Cerco sempre di coinvolgere i nipoti nell’accudire l’anziano, perché è stato utile per me, ma soprattutto perché l’esperienza non tollera di essere disgiunta, ma si può essere padri e madri solo se si accetta fino in fondo di essere figli».
Ma la questione cruciale è quella che investe ogni forma di accoglienza, che è l’amore alla libertà dell’altro: volere il bene dell’altro significa «non imprigionarlo in una gabbia d’oro che noi gli possiamo costruire». Anche se li accogliamo in casa, va rispettata la loro libertà, che è la libertà dei figli di Dio.
La sofferenza, causata dall’accorgersi di dover dipendere l’uno dall’altro, diventa così pedagogia.

 

Concludeva don Roberto: «non c’è umiliazione più grande che accettare di dover dipendere, ma è attraverso l’accettazione di una dipendenza che si scopre la domanda di infinito che ciascun uomo ha in sé». Questo non vale solo per i nostri genitori, ma anche per noi, che dipendiamo da loro perché non possiamo più fare tutto quello che vorremmo, ma “ l’uomo guadagna attraverso l’accettazione di una dipendenza”.

 

Fonte

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5 commenti

  1. Anna nel post riporti:

    «è la dinamica dell’io: Dio non ci ha creati perché fossimo immutabili».
    Non sono molto d’accordo ,infatti sul sito http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p6_it.htm
    Si può leggere:
    355 « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). L’uomo, nella creazione, occupa un posto unico: egli è « a immagine di Dio » (I); nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale (II); è creato « maschio e femmina » (III); Dio l’ha stabilito nella sua amicizia (IV).
    375 La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato di santità e di giustizia originali. 489 La grazia della santità originale era una partecipazione alla vita divina. 490
    376 Tutte le dimensioni della vita dell’uomo erano potenziate dall’irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell’intimità divina, l’uomo non avrebbe dovuto né morire, 491 né soffrire. 492 L’armonia interiore della persona umana, l’armonia tra l’uomo e la donna, 493 infine l’armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta « giustizia originale ».
    A mio giudizio, l’interpretazione corretta, dovrebbe essere :Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza e pertanto non soggetto a deterioramento fisico o intellettivo.
    E’ stato poi con il peccato originale che l’uomo ha perso questa sue caratteristiche, che dovrebbe
    riavere nel giorno del Giudizio Universale.

    Molto “attuale” è il versetto della Genesi
    355 « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò »

    Ciao
    E a Roma fatti sentire……

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  2. Non mi pare ci sia contraddizione tra le affermazioni di don Roberto Colombo e le giuste osservazioni che tu fai.

    la dinamica dell’io: Dio non ci ha creati perché fossimo immutabili

    L’io è fatto a immagine e somiglianza di Dio e quindi è libero.

    In quanto libero non può essere immutabile poichè vive nello spazio e nel tempo.

    La dinamica dell’io è appunto questa sua vita nello spazio e nel tempo che in qualche modo “condizionano” la sua vita.

    Certo, se non ci fosse stata la catastrofe originaria dei nostri progenitori, avremmo un altro tipo di vita; non esente a mio avviso dalla prova, in quanto siamo liberi.

    Anche la Madonna è stata messa alla prova, eppure era esente da quella macchia originale; ma se avesse detto no all’Annuncio dell’Angelo chissà ora come saremmo!

    Ecco, penso che don Colombo si riferise alla realtà della nostra vita così come è ora.

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  3. ps: mi hai dato un’idea!!!!
    Manderò un sms a tutti gli amici che so a Roma!
    Come saprai i miei problemi di salute sconsigliano fortemente questo tipo di viaggi.
    Sigh.. son finiti i bei tempi in cui partivo in traghetto dalla Sardegna la sera del giorno prima e tornavo sempre in traghetto il giorno dopo, magari con i miei alunni!

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  4. Per chi vuole esserci ma non potrà,
    c’è la telecronaca del Family Day su SAT2000.
    http://www.sat2000.it

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  5. Non preoccuparti Anna carissima, il nostro cuore sarà presente in quella piazza! Ti abbraccio.

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