«Famiglie discriminate, a convivere si risparmia sulle tasse»

 

 

 

Qualcuno vorrebbe utilizzare un effimero “tesoretto” per sostenere le famiglie in difficoltà (meno male che se ne sono accorti che esistono anche le famiglie in difficoltà!) ma le famiglie non hanno bisogno dell’elemosina di un giorno: chiedono riforme strutturali che permettano di sopravvivere sempre, non di respirare per un mese. ecco l’articolo utile di Ilaria Nava da AVVENIRE on line:



L’articolo 31 della Costituzione italiana assegna allo Stato il compito di agevolare «con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose». Per fare in modo che questa norma non resti lettera morta ci sono ancora molti passi da compiere per sostenere davvero la famiglia. Che questo sia possibile, lo dimostra la situazione degli altri Paesi europei, in cui lo Stato è intervenuto con azioni molto concrete a favore dei nuclei familiari: «Avere figli in Italia costa molto, certamente più che negli altri Paesi d’Europa – afferma Paola Maria Zerman, Avvocato dello Stato, coordinatrice della Commissione per la famiglia istituita dalla vicepresidenza del Consiglio dei ministri nella scorsa legislatura, nonché direttore del sito http://www.lafamiglianellasocietà.org – più che in Francia, ad esempio, dov’è applicato il “quoziente familiare”, meccanismo fiscale che tiene conto del numero dei componenti e che, in altre parole, considera il reddito complessivo di una famiglia e lo divide per il numero dei figli a carico, attuando così l’”equità orizzontale”».

In effetti, dati alla mano, per farsi un’idea basti pensare che una famiglia di quattro persone composta dai coniugi e due figli a carico, con un reddito di 50.000 euro, paga in Italia un’imposta di 13.225 euro. In Francia per la stessa famiglia l’imposta precipita a 2.518 euro. Con un reddito di 25 mila euro in Italia ne paga circa 2.500, in Francia solo 52 euro.

 

«La deduzione del costo minimo per il mantenimento dei figli, (Bif, basic income family) – continua l’avvocato Zerman – costituisce una proposta, fortemente auspicata dal Forum delle famiglie, che giace da anni in Parlamento. È quantomeno singolare che questo meccanismo, sostanzialmente adottato per le imprese, che possono dedurre i costi sostenuti per il loro esercizio, non sia riconosciuto anche per le famiglie, in ragione della primaria e fondamentale attività sociale che esse svolgono, anche sotto il profilo economico. Senza considerare il ritorno finanziario, in termini di imposta indiretta, quale è l’Iva, che anche lo Stato ne avrebbe, considerato che le famiglie spendono per beni di prima necessità quasi tutto quello che guadagnano. Ed in questo senso costituiscono il più importante operatore economico sul mercato interno». Spesso, infatti, si tende a dare per scontato il fatto che l’insieme di relazioni positive e di fiducia che si sviluppano all’interno della famiglia creano benessere e slancio vitale che costituiscono quello che viene chiamato “capitale sociale”, vero motore per lo sviluppo di un paese.

Questa rilevante pressione fiscale, peraltro, non è neppure compensata dalla quantità e qualità dei servizi resi. Basti pensare che l’Italia ha investito nell’ultimo quarto di secolo in tema di politiche familiari una somma pari all’1,1% del Pil, contro il 3,4% della Germania ed il 2,4% del resto dell’Europa.

 

«La revisione del sistema fiscale – conclude Zerman – è ormai urgente, siamo il Paese più vecchio al mondo, perché con l’indice di natalità più basso. Occorre che i politici ne prendano finalmente atto. Sostenere la famiglia non è garantire un privilegio, né favorire i cattolici. È semplicemente una questione vitale per la società. Potremmo ripetere con De Gasperi: “Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alla prossima generazione”».

 

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16 commenti

  1. beh ma stando alle statistiche istat le famiglie stanno diminuendo. per cui… pensare alla prossima generazione vuol dire pensare a quei figli nati fuori dalla famiglia, no?

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  2. Certo che si deve provvedere anche ai figli nati fuori dalla famiglia, ma le famiglie di padre e madre con figli devono essere aiutate a recuperare il proprio volto e la propria dignità. Perchè da che mondo è mondo gli uomini sono nati e cresciuti in modo non eccessivamente traumatico in famiglie normali.
    Ecco perchè è importante che la famiglia normale non sia ghettizzata e abbandonata: in una famiglia in cui ci si vuol bene i figli crescono più equilibrati.
    Ciò detto non bisogna trascurare i bisogni di nessuno e se uno stato vuole essere al servizio dei cittadini deve tutelare i diritti dei singoli.
    Questo chiede il family day.

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  3. io non ho la piu’ pallida idea di quello che chiede il family day. anche perche’ se ne sono dette d’ogni. e anche la contromanifestazione…. sembra quasi che chiedano le stesse cose.
    tra un po’ sara’ colpa dei figli, se nascono in famiglie non normali.
    comunque.
    lo stato deve assicurare il benessere dei singoli, non delle famiglie. e sta ai singoli decidere se vogliono riunirsi in famiglia o no. o sbaglio?
    voglio dire: se tu vuoi sposarti e avere un bambino e io voglio adottare un bambino e crescerlo insieme al mio compagno… per quale motivo lo stato dovrebbe considerare tuo figlio di serie a e mio figlio di serie b?

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  4. Se vuoi capire di più vai al volantino:
    http://www.forumfamiglie.org/manifestazione/allegati/locandina.pdf

    oppure al sito del forum delle famiglie:
    http://www.forumfamiglie.org/homepagespeciale.php

    Comunque caro Intrattabile io so per esperienza che la famiglia eterosessuale e monogamica (io ne faccioparte da 35 anni e più) è un grande aiuto sia per i coniugi, per una maturazione non priva di difficoltà ma bella, sia per i figli che in essa crescono.

    In questo senso la famiglia ha un ruolo sociale importantissimo perchè rende la vita più vivibile, se non addirittura bella, a chi ne fa parte.

    Ecco perchè tale famiglia va valorizzata, senza nulla togliere ai diritti dei singoli che fanno scelte diverse.

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  5. beh ma non vedo perche’ la tua opinione debba essere presa a guida da uno stato.
    opinione per opinione, io potrei essere convinto che una famiglia e’ il luogo peggiore per crescere un figlio, che anzi dovrebbe essere cresciuto in collegi dove persone qualificate e formate dallo stato sono sicuramente piu’ in grado dei genitori di costruire l’educa

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  6. La mia non è un’opinione: è un’esperienza che conferma per me la giustezza delle richieste delle famiglie.

    Probabilmente tu avrai fatto una pessima esperienza di famiglia e non sarebbe colpa tua. E anche se lo fosse (colpa tua), perchè perpetuare esperienze negative mortificando ulteriormente la positività che c’è e magari è poco conosciuta perché la normalità non fa notizia?

    Non ti farebbe piacere che si stia tutti meglio?

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  7. Che la famiglia sia il luogo migliore dove crescere un bambino è stato ampiamente dimostrato(dunque non si tratta di un’opinione). I bambini sentono il bisogno di una famiglia stabile e serana per crescere bene(il 90% dei pediatri in Italia si oppone a sistemi famigliari alternativi) e hanno bisogno di una figura maschile e di una femminile(la mia migliore amica che studia medicina in Finlandia ha appena dato un esame che parla del contributo che danno i genitori alla crescita psicologica del bambino…e ne ha avuto di roba da studiare!).

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  8. sono sempre opinioni.
    io posso dirti che hai avuto una pessima esperienza dei collegi 🙂

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  9. Da quando in qua tu puoi conoscere le esperienze degli altri? hai forse una sfera di cristallo? 😉

    Ma forse ti riferivi alla tua personale esperienza nei collegi e allora mi dispiace davvero per te.

    So per quello che ho letto che nei collegi si sta abbastanza male perchè non si ha un padre e una madre che accolgano totalmente il bambino perché è lui.
    Naturalmente ci sono anche le eccezioni che confermano la regola.

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  10. No, non sono opinioni. Sono risultati di ricerche statistiche e sociologiche. A meno che tu non consideri il contare un’opinione.

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  11. Qui c’è una persona (MaruM) che riporta il parere dei pediatri, cioè di gente che fonda la professione non su affermazioni opinabili, ma su una costruzione scientifica fatta di logica e di esperienza.
    Non è corretto dire che si tratta di un’opinione. Piuttosto le affermazioni secondo le quali un bambino non avrebbe bisogno dell’ambiente parentale padre/madre (+ altri, tra cui i fratelli) per sviluppare armonicamente la propria personalità, ma che potrebbe svilupparsi benissimo con due padri o con due madri, sono queste affermazioni del tutto campate in aria e al limite della provocazione pervicace e proterva.
    Affermare che la famiglia non esiste in natura è falso in modo spudorato, perché la natura provvede a tutti i cuccioli superiori (mammiferi, ma non solo) una famiglia adatta al loro percorso di sviluppo: normalmente avviene che a fronte di un percorso breve, ci sia una famiglia breve e temporanea. I nostri contraddittori, che tra l’altro spesso sostengono di essere dei naturalisti ecologi (e non abbiamo nessuna difficoltà ad ammetterlo, posto che per loro l’ecologia non sia -come pare- un nuovo paganesimo panteista), vadano a leggersi lo svezzamento nei cuccioli e lo stabilizzarsi di “famiglie” attorno ad essi nei mammiferi.
    Il cucciolo d’uomo non è maturo sessualmente prima della fine (non del principio) della pubertà, come anche negli stessi termini non è capace di difendersi e di procurarsi da mangiare da solo. E’ un percorso che dura 18-20 anni.
    Per sviluppare bene le sue capacità il cucciolo d’uomo ha bisogno di articolare la propria esperienza attorno al dualismo padre/madre, maschio/femmina. Perchè questo dualismo si presenta in natura, perchè serve a sviluppare la coscienza di sè (del proprio e dell’altrui sesso!), serve a sviluppare la logica e la capacità di dedurre e di indurre, eccetera.
    Il resto, detto sopratutto cola ùbris che solo una sfrontata ignoranza provvede, è pura provocazione. La cara padrona di casa, AnnaV, di cui siamo tutti devoti ospiti, ne tenga conto, per piacere.

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  12. Sono perfettamente d’accordo con il tuo post, dobbiamo far sì che le politiche familiari siano privilegiate e sostenute a tutti i livelli (educativo, politico, sociale, economico); senza contare che una vera politica familiare è un volano di sostegno per l’economia.

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  13. Strano, in un Paese in cui tutte le massime cariche del Governo e dello Stato sono sempre state occupate da cristiani.

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  14. Strano!?
    Ma dove credi di vivere Lunar!?
    Certo che la maggioranza degli italiani sono battezzati!
    Sarebbe strano se in Algeria ci fossero dei cristiani al potere! Ma in Italia quasi tutti sono battezzati.
    Caso mai possono esserci dei cristiani poco ortodossi e poco fedeli, ma sempre cristiani sono.
    Basta conoscere la nostra storia!
    E’ solo in questi ultimi anni che si vuole rifiutare la cultura cristiana che da quasi due millenni caratterizza la nostra storia.
    Ma il volerla rifiutare non significa annullarla: i fatti non si possono cambiare.

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  15. “Strano” era il commento all’articolo.

    Nel senso: strano che ci sia questa situazione visto che abbiamo sempre (o quasi) avuto leader che a parole si richiamano ai principi cristiani.

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  16. Pensa!
    Nonostante l’incoerenza di molti dei governanti sedicenti cristiani, molti continuano ad essere fedeli a Gesù Cristo!
    Non possiamo essere degli stupidi in tanti!
    Dovrà pur esserci un motivo per cui siamo lieti di essere seguaci di Gesù Cristo!

    Tra i cristiani comunque non c’è l’obbligo di essere d’accordo sulle scelte partitiche. Per cui uno è libero di criticare gli errori e di proporre delle soluzioni che secondo lui sono più consone al messaggio evangelico.

    Ma comunque se siamo cristiani, non è certo per la politica!

    C’è un segreto bello e affascinante che scopre chi si imbatte in un’esperienza cristiana vera.

    Ti auguro di incontrare un’esperienza così: il che non dipende né dalla mia né dalla tua volontà, carissimo Lunarco.

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