La politica ha avuto il coraggio di cambiare… ma noi?

Ho trovato davvero interessante l’articolo di Luca Doninelli per il Sussidiario, La politica cambia, e noi? perché pone una domanda fondamentale.

In modo assolutamente non scontato è nato un governo fatto… col bilancino; per poter accontentare le varie esigenze dei partiti che lo sostenevano. Ma già nascono i distinguo di chi vuole perennemente essere in campagna elettorale infischiandosene del disagio sociale che può arrivare alla terribile decisione di usare una pistola contro un 0bbiettivo simbolico, ma in carne e ossa.

E quel che mi addolora è assistere ai soliti giochini dell’informazione che, anche se parla di riconciliazione nazionale, non rinuncia al vizietto tutto italiano del sospetto, della pretesa, della rivalsa, ecc.

Ma come si fa a favorire un governo che pare voglia mettercela tutta per affrontare la tragica situazione italiana se abbiamo la pretesa che sia solo il Governo e non anche i parlamentari, i mass media e gli italiani tutti ad avere uno spirito di riconciliazione e di collaborazione?

E che ce ne facciamo di un Papa come Papa Francesco che ha il plauso di tanti se non mettiamo in pratica tutti i suggerimenti semplici e affascinanti che aiuterebbero tutti a stare meglio?

“Si può scommettere sui cattolici?”

Mi pare interessante l’articolo che oggi A. Socci propone perché mi pare fare un po’ di chiarezza sul compito dei cristiani in politica:

 

Qual è stato (ed è ancora) il compito principale dei cristiani nell’organizzazione politica del mondo? La domanda non è accademica e c’entra addirittura con la nascita del nuovo governo italiano e col ruolo che in esso hanno i cattolici.

La risposta – che forse sorprenderà – è questa: la desacralizzazione del mondo. La sua laicizzazione.

Questa missione è stata iniziata dal popolo d’Israele. C’è un bellissimo saggio di Joseph Ratzinger sulla “Genesi” che sottolinea l’aspetto rivoluzionario del racconto della creazione.

Il cardinale spiega che narrare il sole, la luna e il mondo naturale come creature di un Dio totalmente trascendente, significava desacralizzare il cosmo che invece tutte le religioni sacralizzavano.

Se il sole è semplicemente un astro misuratore del tempo, l’universo è una creazione razionale che l’uomo può conoscere, usare e dominare.

Quindi  – come Ratzinger spiegò poi in un memorabile discorso a Parigi – la prima conseguenza della rivelazione biblica è la liberazione dalle superstizioni.

Anche da quelle politiche. La desacralizzazione del mondo compiuta dai cristiani infatti ha riguardato pure il potere che – dice Ratzinger – tutte le religioni pagane sacralizzavano.

Infatti il cristianesimo entra nel mondo romano – che era tollerante verso tutti i culti – essendo denunciato e perseguitato curiosamente come “ateismo”.

Perché?

I cristiani erano leali alle autorità e allo stato, ma si rifiutavano di omaggiare l’imperatore come dio. Infatti Gesù stesso aveva posto i diritti di Dio come limite invalicabile per i diritti di Cesare (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”).

Così ha creato lo spazio della libera coscienza individuale (e quanti martiri!), ha portato alla demolizione di assolutismi e teocrazie e in seguito alla svolta costantiniana, che è anzitutto la desacralizzazione dello Stato e l’inizio della vera laicità e della libertà di coscienza.

Poi nel corso dei secoli lo stesso Impero cristiano è stato più volte tentato di riproporsi come assoluto (e di prevaricare la Chiesa stessa), così come il ceto ecclesiastico medesimo è stato tentato dalla teocrazia, ponendosi come potere mondano sacralizzato.

Ma il dramma dell’irriducibile alterità cristiana (“il mio Regno non è di questo mondo”) si è sempre riproposto e ha prevalso, purificando anche la Chiesa. Specie attraverso il formidabile irrompere dei santi.

Talora la Provvidenza – che sa scrivere diritto su righe storte – ha “usato” anche i nemici della Chiesa, scismi o persecuzioni per purificare la Chiesa stessa riportandola alla sua vera natura (essa è “primizia”, anticipo profetico, felice e inerme del Regno “che non è di questo mondo”).

Con la fine della cristianità e l’inizio della modernità gli stati sono tornati all’assolutismo e – nel corso dei secoli XIX e XX la pretesa messianica ha connotato le ideologie totalitarie e i regimi sanguinari che hanno partorito.

Ancora una volta la Chiesa si è trovata – quasi da sola – a combattere contro tutte questi fenomeni che erano una forma di risacralizzazione pagana del potere.

Il paradosso – spiegato di nuovo da Ratzinger in “Chiesa ecumenismo e politica” – è che lo spazio della laicità, cioè di uno Stato e di un potere che non pretendono di rappresentare tutta la speranza umana, ma riconoscono il limite rappresentato dalla coscienza e da Dio, è sempre stato prodotto dalla presenza della Chiesa.

Cosicché più si ha a cuore la laicità della politica e dello Stato, più servirebbe un rapporto intimo e vitale col cristianesimo. E’ paradossale, ma vero.

Infatti il voler recidere totalmente quel legame porta a un laicismo che a sua volta diventa ideologia, “dittatura del relativismo” e tradisce le sue premesse umanistiche.

La deformazione mitologica e sacrale della politica assume forme sempre nuove. Per esempio negli ultimi trent’anni, nel mondo, i contrapposti fondamentalismi religiosi (ma anche laici).

Infine nella vita del nostro Paese è andata in scena una guerra civile permanente che – pur senza le antiche ideologie – ha visto perdurare (su entrambi i fronti) vecchie mentalità: la demonizzazione dell’avversario, la necessità del Nemico apocalittico in politica, la politica come scontro fra Bene assoluto e Male assoluto, la radicale impossibilità del dialogo, dell’accordo, del compromesso come contaminazione demoniaca, l’antipolitica (che è una delle forme della politica) come necessità di sradicamento totale del passato, di disinfestazione, di decontaminazione da un virus.

Chi ha letto Eric Voegelin sa decifrare la natura antica di queste mitologie.

Ebbene, provvidenzialmente nelle ultime settimane qualcosa è accaduto. Sembra affacciarsi una pacificazione storica e non è un caso che a guidare questa “laicizzazione” della politica siano tre giovani politici cattolici (Letta, Alfano e Mauro).

Anche nel dopoguerra era stata una classe dirigente cattolica a salvarci dalle pericolose forme mitologiche della politica.

Ma la domanda è: basta un governo per realizzare una svolta simile? Nella nostra società e nelle élite corrono da anni fiumi di veleno. Gli odiatori, i fanatici e gli apocalittici sono tanti e su ogni fronte.

Chi può pacificare e sminare questa terra?

Proprio i cattolici – facendo tesoro del magistero di Ratzinger e dell’evangelica predicazione di papa Francesco – potrebbero e dovrebbero far dilagare nella società l’antivirus che neutralizza l’odio: il riconoscimento dell’altro, il dialogo, il desiderio di pacificazione, di costruzione comune, con la gradualità e il realismo.

Si può scommettere sui cattolici?

 

“la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale”

“Essere sobri ed attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Il grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità”.

(…)

“Non è morale il moralismo dell’avventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell’uomo e compie, entro queste misure, l’opera dell’uomo. Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”. (J. Ratzinger)

 

Copio questi passaggi dall’articolo di Socci perché confermano quel che ho sempre pensato: che occorre essere realisti, cioè usare la ragione e non l’irrazionalità per affrontare la realtà e i fatti così come sono e non ignorandoli. Se si parte dall’irrazionalità delle ideologie si arriva ai totalitarismi di vario genere

«Senza una reale esperienza di positività, in grado di abbracciare tutto e tutti, non è possibile ripartire»

Da Tracce riprendo questo realistico contributo che aiuta a comprendere l’attuale situazione politica:

Anche in politica l’altro è un bene

di Julián Carrón

10/04/2013 – «Senza una reale esperienza di positività, in grado di abbracciare tutto e tutti, non è possibile ripartire». La lettera di don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL a Repubblica (10 aprile 2013)

  • Julián Carrón.Julián Carrón.

Caro Direttore, cercando di vivere la Pasqua nel contesto degli ultimi eventi accaduti nella Chiesa – dalla rinuncia di Benedetto XVI all’irruzione di papa Francesco -, non ho potuto evitare di pensare alla drammatica situazione in cui versa l’Italia per la difficoltà di uscire dalla paralisi che si è venuta a creare.

Si è scritto molto su questo da parte di persone ben più autorevoli di me per le loro competenze in politica. Non ho alcuna soluzione strategica da suggerire. Mi permetto solo di offrire qualche pensiero, nel tentativo di collaborare al bene di una nazione alla quale mi sento ormai legato per tanti motivi.

Mi pare che la situazione di stallo sia il risultato di una percezione dell’avversario politico come un nemico, la cui influenza deve essere neutralizzata o perlomeno ridotta al minimo. Abbiamo nella storia europea del secolo scorso documentazione sufficiente di analoghi tentativi da parte delle differenti ideologie di eliminarsi a vicenda, che hanno portato alle immani sofferenze di intere popolazioni.

Ma l’esito di questi sforzi ha portato a una costatazione palese: è impossibile ridurre a zero l’altro. È stata questa evidenza, insieme al desiderio di pace che nessuno può cancellare dal cuore di ogni uomo, che ha suggerito i primi passi di quel miracolo che si chiama Europa unita. Che cosa permise ai padri dell’Europa di trovare la disponibilità a parlarsi, a costruire qualcosa insieme, perfino dopo la seconda guerra mondiale?La consapevolezza della impossibilità di eliminare l’avversario li rese meno presuntuosi, meno impermeabili al dialogo, coscienti del proprio bisogno; si cominciò a dare spazio alla possibilità di percepire l’altro, nella sua diversità, come una risorsa, un bene.

Ora, dico pensando al presente, se non trova posto in noi l’esperienza elementare che l’altro è un bene, non un ostacolo, per la pienezza del nostro io, nella politica come nei rapporti umani e sociali, sarà difficile uscire dalla situazione in cui ci troviamo.

Riconoscere l’altro è la vera vittoria per ciascuno e per tutti. I primi ad essere chiamati a percorrere questa strada, come è accaduto nel passato, sono proprio i politici cattolici, qualunque sia il partito in cui militano. Ma anche essi, purtroppo, tante volte appaiono più definiti dagli schieramenti partitici che dall’autocoscienza della loro esperienza ecclesiale e dal desiderio del bene comune. Eppure, proprio la loro esperienza di essere «membri gli uni degli altri» (san Paolo) consentirebbe uno sguardo sull’altro come parte della definizione di sé e quindi come un bene.

In tanti questi giorni hanno guardato la Chiesa e si sono sorpresi di come si sia resa disponibile a cambiare per rispondere meglio alle sfide del presente. In primo luogo, abbiamo visto un Papa che, al culmine del suo potere, ha compiuto un gesto assolutamente inedito di libertà - che ha stupito tutti – affinché un altro con più energie potesse guidare la Chiesa. Poi siamo stati testimoni dell’arrivo di Papa Francesco, che dal primo istante ci ha sorpreso con gesti di una semplicità disarmante, capaci di raggiungere il cuore di chiunque.

Negli ultimi anni la Chiesa è stata colpita da non poche vicende, a cominciare dallo scandalo della pedofilia; sembrava allo sbando, eppure anche nell’affrontare queste difficoltà è apparsa la sua diversità affascinante.

In che modo la vita della Chiesa può contribuire a misurarsi con l’attuale situazione italiana? Non credo intervenendo nell’agone politico come una delle tante parti e delle tante opinioni in competizione. Il contributo della Chiesa è molto più radicale. Se la consistenza di coloro che servono questa grande opera che è la politica è riposta solo nella politica, non c’è molto da sperare. In mancanza di un altro punto d’appoggio, si afferreranno per forza alla politica e al potere personale e, nel caso specifico, punteranno sullo scontro come unica possibilità di sopravvivenza. Ma la politica non basta a se stessa. Mai come in questo momento risulta così evidente.

Nella sua povertà di realtà piena di limiti, la Chiesa continua a offrire agli uomini, proprio in questi giorni, l’unico vero contributo, quello per cui essa esiste – e Papa Francesco lo ricorda di continuo -: l’annuncio e l’esperienza di Cristo risorto. È Lui l’unico in grado di rispondere esaurientemente alle attese del cuore dell’uomo, fino al punto di rendere un Papa libero di rinunciare per il bene del suo popolo.

Senza una reale esperienza di positività, in grado di abbracciare tutto e tutti, non è possibile ripartire. Questa è la testimonianza che tutti i cristiani, a cominciare da chi è più impegnato in politica, sono chiamati a dare, insieme a ogni uomo di buona volontà, come contributo per sbloccare la situazione: affermare il valore dell’altro e il bene comune al di sopra di qualsiasi interesse partitico.

(La Repubblica, 10 aprile 2013)

 

Caro Beppe Grillo, impara dai benedettini…

Sono esseri umani e ci vogliono ben altri ingredienti per fondare una vita nuova…

Dice Brandirali in un articolo su “I Sussidiario” ricordando le sue esperienze di gioventù carica di desiderio di cambiamento.

“Se vogliamo cambiare il  mondo dobbiamo innanzitutto cambiare noi stessi” dice ancora.

Ma per poter cambiare basta il desiderio a vincere le inevitabili sconfitte?

Il ’68 è un periodo esaltante che ha visto il suo fallimento nello sfacelo cui oggi assistiamo [sinceramente sono orgogliosa del fatto che posso ribadire questa mia  considerazione di ieri]

Allora occorre avere un progetto più chiaro che possa essere realizzato non solo con  le proteste più o meno urlate; perché le proteste senza un progetto serio,  fondato su un ideale solido e collaudato, sono destinate a fallire.

Il desiderio buono, se non sostenuto da un ideale vero, è destinato allo sfacelo.

Ho letto con interesse un articolo segnalatomi da un amico su Grillo e il Movimento cinque stelle e, poiché mi chiedeva cosa ne pensassi gli ho risposto:,

 Finalmente riesco a leggere l’articolo!
Eppure Il mio amico Giorgio sta lavorando da anni in quell’ambiente così malsano, ma si è mantenuto fedele a ciò che è sempre stato vero e, se hai visto il suo contributo che ho segnalato anche nel blog, avrai capito che non scherza e vuole andare avanti. Stasera alle 16 ha ripreso a fare SdC  con gli amici, come faceva prima del mese di campagna elettorale e ha ripreso solo il venerdì con il silenzio prima della domenica delle elezioni.
Io credo che Giorgio stia da anni costruendo qualcosa di simile a quel che facevano i Benedettini, naturalmente all’interno del suo ambito. E la cosa incredibile è che è rimasto amico di tutti! anche degli avversari politici! Non parla mai male di nessuno ed è sempre propositivo e se vedi il suo sito (Al centro la persona) ti rendi conto di come ha operato e vuole continuare ad operare.
Il disagio dei grillini si dissolverà quando capiranno che finiscono come i sessantottini [che ritengo in gran parte responsabili dell'attuale sfaceloanche se non sono i soli] … Inutile esplicitare un disagio giustificato e limitarsi a ululare: occorre rimboccarsi le maniche e ricostruire con un progetto che può nascere solo da una comunità cristiana che vive come dice il  primo punto della nota sulle elezioni di CL
 Allora accadrà ciò che  Benedetto XVI presagiva nel 1969 (poveri noi!):

“Un lavoro di ri-costruzione che non finisce mai…”

Per me la politica è una cosa seria e attiene al servizio alla persona, ad ogni persona. Per questo seguo da anni e continuo a seguire Giorgio La Spisa che ha sostenuto le idee e le iniziative in tal senso di anni di lavoro in politica ed oggi, dopo una esaltante campagna elettorale che però non l’ha premiato, fa queste affermazioni di una lucidità e di una verità di cui gli sono veramente grata:

F

Carissime amiche, carissimi amici,

innanzi tutto: grazie! È la prima cosa che devo dirvi, dopo una esperienza così intensa e difficile come quella che abbiamo vissuto.

Grazie a chi l’ha capita e sostenuta. Grazie anche a chi non l’ha condivisa, ma almeno ha manifestato stima per il tentativo. Non sono stato eletto al Parlamento. E mi dispiace per la tristezza che ho intravisto in tanti amici all’arrivo dei risultati. Ma credetemi: il tempo darà ragione del nuovo che abbiamo iniziato a costruire insieme e perciò anche di questa scelta. Con queste elezioni in Italia ed anche in Sardegna è cambiato il modo di partecipare alla gestione diretta del potere, come quando un ospite inatteso arriva in casa e modifica il modo di fare e il clima della tua famiglia. O un nuovo socio arriva in azienda e decide di stravolgere il tuo lavoro ed i rapporti con i tuoi collaboratori e i tuoi clienti.

Cari amici è cambiata completamente la concezione di un io sociale ed un io individuale, è cambiato il rapporto tra la persona e la politica, tra la società e l’istituzione. E questo è accaduto anche per colpa di una assenza della Politica, ma soprattutto di una legge elettorale ignobile che ha diviso le idee e la capacità di fare a la gestione di obiettivi di gruppo o collettivi. Si è allargata la distanza tra realtà e apparenza, tra il lavoro quotidiano sui problemi concreti e sulle soluzioni che la politica deve trovare giorno per giorno e la percezione che ne ha il cittadino.

Percezione che legittima una “novità” che ha concentrato le sue energie comunicative e di aggregazione proprio sull’incapacità della vecchia classe politica di fare quelle scelte forti, necessarie ad un vero cambiamento del sistema, dovute alle perduranti logiche di potere personale e di lobby. La gente ha scelto “di pancia” chi era contro le vecchie logiche, un “contro a prescindere” disposto a mettere in secondo piano possibili conseguenze destabilizzanti, non solo per ciò che si voleva cambiasse, ma anche per la stessa sopravvivenza del sistema Italia. E noi? Ci rassegniamo a questo stravolgimento delle cose? Fingiamo di non capire e ci rifugiamo nelle dinamiche della politica di trenta anni fa? Pensiamo ancora che sussistano le categorie del XX secolo e ci rituffiamo nelle beghe tra piccoli o grandi partiti, litigando per qualche poltrona in più o in meno?

Io direi di no! Direi che vale la pena continuare nel tentativo “umano” avviato in questo mese. Una esperienza di rapporti, di iniziative, di giudizi basati sulla realtà. Un lavoro di ri-costruzione che non finisce mai, ma che resta nella storia di ogni persona che incontriamo e che coinvolgiamo. Vedremo nei prossimi giorni come continuare questo percorso.

Giorgio

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La politica: illusione e delusione

Quando ci si illude si resta delusi. Ci aspettavamo la salvezza dalla politica italiana? Ci aspettavamo la salvezza da chi non ce la poteva dare?
E’ naturale allora essere delusi.
E niente ci toglierà la responsabilità personale di ricreare l’umano in noi e intorno a noi.

“… rischiare qualcosa di sé per dare forza ad una responsabilità comune al servizio di tutti”

Una lettera del mio amico La Spisa, candidato alle elezioni politiche, l’unico, tra i politici che conosco che meriti la mia attenzione seria:

Carissime Amiche, carissimi Amici,

più si avvicina il giorno del voto, più la nostra scelta è chiara e coinvolgente.

Nella confusione e nello smarrimento che ho letto nei volti incontrati in questo mese, nell’accozzaglia di proteste e promesse eclatanti, nel fragore delle accuse e degli insulti lanciati attraverso i media, emerge finalmente un sincero desiderio, una tenace libertà, una proposta ragionevole.

“Scelta Civica” non fa proclami di facile audience, cavalcando incertezze e paure, ma parla al “cuore”, provoca il buon senso di ogni persona, anche di chi ha avuto motivi di preoccupazione e di sconforto. Non propone utopie, ipotesi non sostenibili, propone un percorso da fare insieme. Insieme a persone che in questa strada si sono poste, mettendosi in gioco, rischiando qualcosa di sé, per dar forza ad una responsabilità comune al servizio di tutti.

Anche io ho deciso di coinvolgermi in questa compagnia di persone, provenienti da schieramenti diversi, che hanno deciso di condividere le proprie identità, le migliori capacità e il proprio entusiasmo per cambiare davvero. Perché non c’è più tempo per personalismi che ostacolano il bene comune.

Nell’incontro che, a Cagliari, ha aperto l’ultima settimana di campagna elettorale, tre cose sono emerse chiaramente come proposte realistiche per la Sardegna.

La prima. Una forte e seria decisione di rispettare la particolarità della nostra Autonomia Speciale: per chiudere positivamente la vertenza delle entrate regionali (negata da anni proprio dal governo “amico”), riequilibrare il patto di stabilità e assegnare alla Regione il potere di regolare le finanze degli Enti Locali. È un risultato raggiungibile solo da un governo che sia coeso in Italia e credibile in Europa.

La seconda. Un impegno chiaro a fare le riforme necessarie per far crescere l’Italia ed aumentare la competitività della nostra economia.

Il lavoro manca:  per colpa di uno Stato che costa troppo, che chiede troppo e che perciò continua a indebolire imprese e famiglie.

È indispensabile iniziare a liberare tutte quelle energie economiche e normative necessarie per permettere a chi lavora di farlo meglio. Così anche qui in Sardegna si può ripartire, valorizzando la rete di piccole e medie imprese, capaci offrire eccellenza, dalla tipicità fino all’innovazione, e correggendo finalmente gli errori di una industrializzazione forzata e ideologica, indebolita dall’assenza di forti strategie nazionali.

La terza. Una scelta netta a favore della persona umana, investendo sui tre grandi valori non negoziabili: la vita, la famiglia, l’educazione. Con una sottolineatura importante: questi principi sono fondamentali non appena e in quanto richiamati da confessioni religiose, ma perché sono laicamente costitutivi della stessa natura umana, e pertanto fattori fondamentali dello sviluppo di ogni popolo.

E quello sardo ancora li riconosce come propri.

Sono giorni decisivi quelli che stiamo vivendo. Abbiamo tutti l’interesse e la possibilità di non essere semplici spettatori in questa svolta della storia.

Perché ciò si realizzi, perché io possa essere utile a questo grande progetto, chiedo di esprimere il voto per la “Scelta Civica con Monti”.

Grazie di cuore,

Giorgio La Spisa

La politica per i cattolici

Alcuni cattolici che conosco vorrebbero rinunciare al proprio diritto di voto oppure fare un voto di protesta. Ma la Nota del 2002 firmata dall’allora Card. Ratzinger ci ricorda il nostro impegno di cristiani (ricordo che per il fatto stesso che uno vive fa politica… non è vero che la politica coincide con l’appartenenza a un partito! almeno per un seguace di Cristo!):

Dalla Nota circa l’impegno dei cattolici in politica:

“Mediante l’adempimento dei comuni doveri civili, «guidati dalla coscienza cristiana»,[7] in conformità ai valori che con essa sono congruenti, i fedeli laici svolgono anche il compito loro proprio di animare cristianamente l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia,[8] e cooperando con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità.[9] Conseguenza di questo fondamentale insegnamento del Concilio Vaticano II è che «i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla “politica”, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune»,[10] che comprende la promozione e la difesa di beni, quali l’ordine pubblico e la pace, la libertà e l’uguaglianza, il rispetto della vita umana e dell’ambiente, la giustizia, la solidarietà, ecc.  

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