Tra sorriso e commozione ho conosciuto Pietro

Una testimonianza. Era una testimonianza che tra il riso e il pianto ci ha reso familiare e simpatica la figura di San Pietro Apostolo, patrono del nostro paese. Chi avrebbe immaginato una figura così umana e vicina a noi!

Ma procediamo con ordine.

Dopo due anni è tornato in paese Pietro Sarubbi, l’attore che ha impersonato Barabba nel film The Passion di Mel Gibson.  Stavolta poteva presentarsi con il suo vero nome, Pietro, che come un presagio, per tutta la vita l’ha seguito, come racconta nel suo romanzo “Da Barabba a Gesù – Convertito da uno sguardo” e identificarsi finalmente con quel generoso e irruento pescatore di Galilea cui Gesù aveva cambiato il nome. Certo chiamarsi Pietro, Cefa…pietra insomma, per un pescatore non era il massimo, visto che le pietre in acqua servono solo ad affondare… però quel nome glielo aveva dato Gesù, il Messia… Il Messia… ma poi cosa significava veramente quel nome? Pietro stesso non l’aveva capito, ma era stato conquistato da quello sguardo, quella tenerezza che…ti scioglie, che ti costringe ad arrenderti, come la neve che è costretta ad arrendersi al sole.

La testimonianza che si è svolta in una chiesa gremita e attentissima ogni tanto suscitava il sorriso per la semplicità di Pietro che raccontava, senza capire bene i fatti di cui era stato testimone, alcune delle vicende della sua vita con Gesù. Gustosissima era la scena in cui Gesù, indignato per la confusione del Tempio, rovescia il tavolo dove si svolgevano i commerci vari e Pietro racconta con simpatica semplicità la gioia di tutti gli apostoli, lui compreso, nel prendere pecore capre e tutto e scaraventarle magari addosso a un sacerdote del tempio (che soddisfazione!). Per non parlare della figuraccia di Pietro che vuole camminare sulle acque…Il mio nome è Pietro

Insomma è stata, come diceva il parroco che ha introdotto il gesto una “paraliturgia” che accompagna tutti noi parrocchiani nel percorso quaresimale appena iniziato, ma si incastona mirabilmente nel percorso di formazione iniziato quasi tre anni fa quando è arrivato in paese. E così capita che passiamo di stupore in stupore per la bellezza del Cristianesimo che non immaginavamo tale, visto il moralismo, la seriosità e … anche l’acidità, imperante di quest’ultimo cinquantennio…

 

Quel che resta in noi tutti è una grande gratitudine a Pietro Sarubbi che ci ha fatto conoscere in modo così efficace tutta l’umanità e la semplicità di Pietro Apostolo.

Dimenticavo: c’è un libretto in cui la vicenda è narrata in modo somigliante ed è piacevolissimo da leggere, e un po’ aiuta a capire l’atmosfera che si è creata nella nostra chiesa parrocchiale in questa fantastica occasione.

 

Identificarsi con Pietro

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Il testo dell’articolo:

Continua il cammino… questo il pensiero che domina il cuore stupito e grato della comunità parrocchiale di Settimo San Pietro, dopo la Settimana Biblica che ci ha visti impegnati mattina e sera per ben sette giorni.

Nessuno di noi immaginava che sarebbe stato un momento così intenso e bello nel percorso di vita cristiana iniziato quasi tre anni fa con don Elenio. È stata certamente una tappa importante e impegnativa, ma è giunta dopo un periodo di formazione fatta di fedeltà alla Chiesa e ai suoi momenti liturgici. L’incredibile è che la novità e la bellezza della vita cristiana non aveva bisogno di idee particolarmente rivoluzionarie: è stato semplicissimo scoprire che non c’è nulla di eccezionale, perché la novità di Colui che fa nuove tutte le cose consiste nel continuare la tradizione ecclesiale, ma colmarla del suo vero significato che solo può dar gusto e senso a tutto, anche al dolore e alla morte.

Il cammino continua: ho esordito. Infatti la tentazione più grande è sempre quella di pensare che l’ultima in ordine di tempo sia l’esperienza conclusiva, per la sua bellezza travolgente o per la sua profondità. In realtà la vita riprende sempre, con una nuova consapevolezza che sempre, finché dura, ha bisogno di conferme.

Così il prossimo appuntamento, dopo i festeggiamenti carnevaleschi che immancabilmente la parrocchia propone, ecco arrivare, per un aiuto ad introdurci nella Quaresima, Pietro Sarubbi, il famoso Barabba del capolavoro The Passioni di Mel Gibson. È già venuto in Sardegna due anni fa a raccontarci la sua travagliatissima vita e l’incredibile conversione iniziata, durante la lavorazione sul film, sul set, davanti allo sguardo misterioso e unico dell’attore che recitava la parte di Gesù martoriato e insanguinato, pronto alla crocifissione.

Nel libro in cui racconta la vicenda, “Da Barabba a Gesù – Convertito da uno sguardo”, ci dice come il suo più grande desiderio, quasi inconsapevole, è sempre stato quello di rappresentare l’apostolo Pietro; e l’anno scorso, con l’aiuto di un amico, ha elaborato, per farne una rappresentazione religiosa, “Il mio nome è Pietro”, un monologo di poco più di un’ora, durante il quale la sua vicenda umana si identifica e si confonde, quasi scomparendo, davanti alle esperienze misteriose e drammatiche di Pietro.

È un monologo gustosissimo che arriverà anche a Settimo San Pietro subito dopo la messa vespertina della prima domenica di quaresima l’8 marzo, dopo essere stato a Carloforte il 6 marzo e a Cagliari il 7, per poi trasferirsi il 9 marzo a Sassari.

A Settimo il monologo dell’attore sarà aperto gratuitamente a tutti coloro che lo vorranno seguire, poiché è inserito in quel processo di formazione iniziato dal nostro Parroco che si preoccupa di farci conoscere ed amare il Santo nostro patrono e Capo della Chiesa Universale.

 

Continua il cammino… questo il pensiero che domina il cuore stupito e grato della comunità parrocchiale di Settimo San Pietro, dopo la Settimana Biblica che ci ha visti impegnati mattina e sera per ben sette giorni.

Nessuno di noi immaginava che sarebbe stato un momento così intenso e bello nel percorso di vita cristiana iniziato quasi tre anni fa con don Elenio. È stata certamente una tappa importante e impegnativa, ma è giunta dopo un periodo di formazione fatta di fedeltà alla Chiesa e ai suoi momenti liturgici. L’incredibile è che la novità e la bellezza della vita cristiana non aveva bisogno di idee particolarmente rivoluzionarie: è stato semplicissimo scoprire che non c’è nulla di eccezionale, perché la novità di Colui che fa nuove tutte le cose consiste nel continuare la tradizione ecclesiale, ma colmarla del suo vero significato che solo può dar gusto e senso a tutto, anche al dolore e alla morte.

Il cammino continua: ho esordito. Infatti la tentazione più grande è sempre quella di pensare che l’ultima in ordine di tempo sia l’esperienza conclusiva, per la sua bellezza travolgente o per la sua profondità. In realtà la vita riprende sempre, con una nuova consapevolezza che sempre, finché dura, ha bisogno di conferme.

Così il prossimo appuntamento, dopo i festeggiamenti carnevaleschi che immancabilmente la parrocchia propone, ecco arrivare, per un aiuto ad introdurci nella Quaresima, Pietro Sarubbi, il famoso Barabba del capolavoro The Passioni di Mel Gibson. È già venuto in Sardegna due anni fa a raccontarci la sua travagliatissima vita e l’incredibile conversione iniziata, durante la lavorazione sul film, sul set, davanti allo sguardo misterioso e unico dell’attore che recitava la parte di Gesù martoriato e insanguinato, pronto alla crocifissione.

Nel libro in cui racconta la vicenda, “Da Barabba a Gesù – Convertito da uno sguardo”, ci dice come il suo più grande desiderio, quasi inconsapevole, è sempre stato quello di rappresentare l’apostolo Pietro; e l’anno scorso, con l’aiuto di un amico, ha elaborato, per farne una rappresentazione religiosa, “Il mio nome è Pietro”, un monologo di poco più di un’ora, durante il quale la sua vicenda umana si identifica e si confonde, quasi scomparendo, davanti alle esperienze misteriose e drammatiche di Pietro.

È un monologo gustosissimo che arriverà anche a Settimo San Pietro subito dopo la messa vespertina della prima domenica di quaresima l’8 marzo, dopo essere stato a Carloforte il 6 marzo e a Cagliari il 7, per poi trasferirsi il 9 marzo a Sassari.

A Settimo il monologo dell’attore sarà aperto gratuitamente a tutti coloro che lo vorranno seguire, poiché è inserito in quel processo di formazione iniziato dal nostro Parroco che si preoccupa di farci conoscere ed amare il Santo nostro patrono e Capo della Chiesa Universale.

 

Il mio nome è Pietro

Foto

IL MIO NOME E’ PIETRO  

con Pietro Sarubbi

“Quando, in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua Grande Società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un pasticcione, uno sempre fuori posto, un pauroso: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell’Inferno non hanno prevalso su di essa. Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e costante debolezza: furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma quest’unica opera, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole.» GK Chesterton

 

Chi era San Pietro? Un semplice pescatore della Galilea, che da quell’incontro con Gesù sulla spiaggia del lago di Genezareth è diventato un uomo nuovo. Con quella frase: “D’ora in poi ti chiamerai Pietro” Gesù gli dà non solo un nuovo nome, ma lo sceglie per diventare timoniere della Sua Chiesa, guida per gli altri apostoli, capo di tutta la cristianità. Un’umanità, la sua, piena di tutti i nostri difetti che rinnega ma non abbandona, che piange e che ride, che litiga con la suocera. Un uomo  che agisce d’impulso, che chiamato a parlare di sé,  non può che raccontare del suo amico Gesù. Così, davanti ai sacerdoti che lo interrogano dopo il suo primo miracolo, Pietro rivive le sue eccezionali avventure con quel Maestro che gli cambiò il nome e tutta la vita, rendendolo uno spettacolo d’uomo.

 

Un santo semplice, di taglia robusta, impacciato con le parole, ma svelto con i fatti, vivace come un pesce nel mare. Un pescatore di uomini pieno della allegra follia dei bambini che vogliono camminare sul mare, ma capace della saggia maturità di coloro che senza condizioni dicono sì a Cristo.

Questo è il miracolo più grande a cui Dio chiama tutti noi.

E per amare Gesù occorre solo questo: un cuore di Pietro !

 

Pietro Sarubbi sarà a Settimo San Pietro sabato 8 marzo alle 19, ma sarà anche a Carloforte, il 6,  a Cagliari a Bonaria il 7 e a Sassari il 9 marzo.

A pranzo con Barabba

Un post del vecchio blog che non so se sia stato trasferito in questo nuovo blog:

Uno degli incontri significativi di Pietro Sarubbi è stato, dopo la lavorazione del Film The Passion di Mel Gibson, una cena  il cui titolo era proprio “A cena con Barabba” e così abbiamo voluto intitolare l’evento della sua venuta tra noi con un cartellone a caratteri cubitali “A pranzo con Barabba” visto che ci incontravamo proprio a pranzo!
Un pranzo semplice ma interessantissimo, durante il quale Pietro non ha smesso per molto di parlare (incredibile come potesse mangiare e contemporaneamente dire quelle cose splendide!)

Eravamo tutti incuriositi dalla sua storia, dalla sua conversione che non è avvenuta di colpo ma è stata il frutto di qualcosa che da tempo maturava nel suo cuore e che ha trovato un momento particolarmente significativo sul set di Mel Gibson che voleva in lui un personaggio che parlasse solo con la profondità del suo sguardo di uomo onesto, ma tradito da mille circostanze contrarie e con la gestualità di chi ha già parlato tanto inutilmente, di chi ha già gridato le sua sete di giustizia per tutta la vita e che ora non ha più parole se non la violenza per esprimersi.
Ci ha ricordato a questo punto che, nel momento della lavorazione del film, il processo di conversione era giunto ad una tale immedesimazione con Barabba che nel mostrare la sua dignità tradita ha avuto in mente un cane rabbioso alla cui impressionante cattura aveva assistito da ragazzino. Da qui l’interpretazione magistrale che poi abbiamo visto durante l’incontro pubblico .
Ci ha poi parlato del rapporto importante con un sacerdote, grande amico di padre Pio e di come sia stato affascinato dalla sua presenza burbera e buona. Ci ha detto dei suoi dubbi davanti alla sua famiglia (allora era a quota tre figli ) nel momento in cui capiva che Gesù lo chiamava ad una conversione, quasi che gli chiedesse di abbandonare tutto quanto aveva costruito in 15 anni di convivenza con Maria e questo per lui era insopportabile. Ma la cosa che gli era capitata sul set era talmente grandiosa che non poteva farla tacere. Ci ha raccontato allora del suo rapporto con don Gabriele (l’autore della postfazione del libro di Sarubbi  “Da Barabba a Gesù, cambiato da uno sguardo”) e di come questo nuovo don gli abbia chiarito che per essere cristiani non è necessario essere preti o religiosi, ma basta proseguire la strada buona in cui il buon Dio ci mette e … le tante cose che via via sta imparando sul cristianesimo che non è soltanto un comportamento etico coerente, ma un amore da seguire in modo appassionato, l’amore di un Dio che non ha esitato a farsi uomo e restare sempre presente insieme a noi. Ci ha parlato della sua infinita ammirazione e devozione per il miracolo grandioso dell’Eucaristia, che ogni volta gli ricorda la sconvolgente ultima cena del film The Passion visto per intero da lui solo alla prima con gli altri attori: e ogni volta che assiste al miracolo della consacrazione lui si sente contemporaneo a quel Gesù dell’Ultima Cena e, in tal senso, ha partecipato con un suo contributo alla mostra sul’Eucaristia che sta facendo il giro dell’Italia in questi mesi dopo il recente congresso eucaristico.
Tante e commoventi le cose che ci ha narrato, ma l’episodio che personalmente mi ha sconvolto fino alle lacrime è stato quello del 5 aprile del 2005: la moglie aveva appena partorito e  cominciava a comparire nelle sale cinematografiche il capolavoro di Gibson. Pietro chiese le chiese se voleva vedere il film  di cui lo stesso Papa Giovanni Paolo II nel colmo delle sofferenze degli ultimi mesi aveva voluto vedere e commentare dicendo:”E’ stato tutto proprio così”.
Maria, la moglie, gli diceva: ”No, ora no! Ho appena partorito. Troppo sangue!” In quel momento lui ha pensato allora che tutto il film era stato la metafora della nascita: Gesù, è il bambino del Padre che viene concepito e vive nella sofferenza  e nel sangue fino al momento della nascita. Come il bimbo, appena nato è tutto una maschera di sangue, ma poi, lavato e pulito, roseo e bello viene portato alla mamma dal viso della quale tutta la sofferenza e la fatica di colpo è sparita in una radiosa serenità e dolcezza; come la radiosità della risurrezione che si vede proprio alla fine del film. Un film che merita di essere visto rivisto e meditato, Ma  merita la lettura anche il libro che ti fa piangere e ridere insieme all’autore che è lo stesso Sarubbi che racconta la sua avventura umana di ricerca e di sofferenza e che solo da pochi anni ha intravisto la strada ed ha finalmente trovato quello che cercava. Grazie al set di un film..
E’ un libro agile che si legge di un soffio e ne consiglio caldamente la lettura: Pietro Sarubbi,  Da Barabba a Gesù – convertito da uno sguardo
“Barabba è così importante in quanto guardato da Gesù, è l’interesse che Gesù ha per lui, per la sua salvezza, che crea il valore. Rappresenta l’uomo della nostra epoca, cinico e peccatore, che riceve lo sguardo illuminante da cristo, ma necessita di tempo per capire, per comprendere il valore della grazia ricevuta e cambiare”
(Da Barabba a Gesù - Convertito da uno sguardo, di Pietro Sarubbi)

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Carlo Candiani ha intervistato Pietro Sarubbi, noto attore di teatro, che ha interpretato Barabba nel film sulla morte di Gesù. E a Radio Tempi racconta come “La passione” di Mel Gibson gli abbia cambiato la vita
 Aprendo il Triduo della Settimana Santa, Benedetto XVI ha detto: «La missione di Cristo era portare in sè tutta la nostra sofferenza, tutto il dramma umano. Egli porta in sè la nostra sofferenza, la nostra povertà e la trasforma secondo la volontà di Dio. E così apre le porte del cielo, apre il cielo».Questa, in sintesi, potrebbe essere la vicenda umana di Pietro Sarubbi, l’attore che ha impersonato Barabba, nel film “La Passione” con la regìa di Mel Gibson, che tanto clamore ha suscitato già dall’ annuncio della sua realizzazione. Una partecipazione al film, quella di Sarubbi, che gli ha letteralmente cambiato la vita. Radio Tempi, l’ha contattato, nella vigilia della Pasqua, proprio per raccontarci la sua conversione attraverso la comunicazione artistica dell’avvenimento cristiano. Ciò che ha raccontato anche nel libro autobiografico appena pubblicato da Itacalibri, “Da Barabba a Gesù. Convertito da uno sguardo”.

A pranzo con Barabba

Uno degli incontri significativi di Pietro Sarubbi è stato, dopo la lavorazione del Film The Passion di Mel Gibson, una cena  il cui titolo era proprio “A cena con Barabba” e così abbiamo voluto intitolare l'evento della sua venuta tra noi con un cartellone a caratteri cubitali "A pranzo con Barabba" visto che ci incontravamo proprio a pranzo!
Un pranzo semplice ma interessantissimo, durante il quale Pietro non ha smesso per molto di parlare (incredibile come potesse mangiare e contemporaneamente dire quelle cose splendide!)
Eravamo tutti incuriositi dalla sua storia, dalla sua conversione che non è avvenuta di colpo ma è stata il frutto di qualcosa che da tempo maturava nel suo cuore e che ha trovato un momento particolarmente significativo sul set di Mel Gibson che voleva in lui un personaggio che parlasse solo con la profondità del suo sguardo di uomo onesto, ma tradito da mille circostanze contrarie e con la gestualità di chi ha già parlato tanto inutilmente, di chi ha già gridato le sua sete di giustizia per tutta la vita e che ora non ha più parole se non la violenza per esprimersi.
Ci ha ricordato a questo punto che, nel momento della lavorazione del film, il processo di conversione era giunto ad una tale immedesimazione con Barabba che nel mostrare la sua dignità tradita ha avuto in mente un cane rabbioso alla cui impressionante cattura aveva assistito da ragazzino. Da qui l’interpretazione magistrale che poi abbiamo visto durante l’incontro pubblico .
Ci ha poi parlato del rapporto importante con un sacerdote, grande amico di padre Pio e di come sia stato affascinato dalla sua presenza burbera e buona. Ci ha detto dei suoi dubbi davanti alla sua famiglia (allora era a quota tre figli ) nel momento in cui capiva che Gesù lo chiamava ad una conversione, quasi che gli chiedesse di abbandonare tutto quanto aveva costruito in 15 anni di convivenza con Maria e questo per lui era insopportabile. Ma la cosa che gli era capitata sul set era talmente grandiosa che non poteva farla tacere. Ci ha raccontato allora del suo rapporto con don Gabriele (l’autore della postfazione del libro di Sarubbi  Da Barabba a Gesù, cambiato da uno sguardo”) e di come questo nuovo don gli abbia chiarito che per essere cristiani non è necessario essere preti o religiosi, ma basta proseguire la strada buona in cui il buon Dio ci mette e … le tante cose che via via sta imparando sul cristianesimo che non è soltanto un comportamento etico coerente, ma un amore da seguire in modo appassionato, l’amore di un Dio che non ha esitato a farsi uomo e restare sempre presente insieme a noi. Ci ha parlato della sua infinita ammirazione e devozione per il miracolo grandioso dell’Eucaristia, che ogni volta gli ricorda la sconvolgente ultima cena del film The Passion visto per intero da lui solo alla prima con gli altri attori: e ogni volta che assiste al miracolo della consacrazione lui si sente contemporaneo a quel Gesù dell’Ultima Cena e, in tal senso, ha partecipato con un suo contributo alla mostra sul’Eucaristia che sta facendo il giro dell’Italia in questi mesi dopo il recente congresso eucaristico.
Tante e commoventi le cose che ci ha narrato, ma l’episodio che personalmente mi ha sconvolto fino alle lacrime è stato quello del 5 aprile del 2005: la moglie aveva appena partorito e  cominciava a comparire nelle sale cinematografiche il capolavoro di Gibson. Pietro chiese le chiese se voleva vedere il film  di cui lo stesso Papa Giovanni Paolo II nel colmo delle sofferenze degli ultimi mesi aveva voluto vedere e commentare dicendo:”E’ stato tutto proprio così”.
Maria, la moglie, gli diceva: ”No, ora no! Ho appena partorito. Troppo sangue!” In quel momento lui ha pensato allora che tutto il film era stato la metafora della nascita: Gesù, è il bambino del Padre che viene concepito e vive nella sofferenza  e nel sangue fino al momento della nascita. Come il bimbo, appena nato è tutto una maschera di sangue, ma poi, lavato e pulito, roseo e bello viene portato alla mamma dal viso della quale tutta la sofferenza e la fatica di colpo è sparita in una radiosa serenità e dolcezza; come la radiosità della risurrezione che si vede proprio alla fine del film. Un film che merita di essere visto rivisto e meditato, Ma  merita la lettura anche il libro che ti fa piangere e ridere insieme all’autore che è lo stesso Sarubbi che racconta la sua avventura umana di ricerca e di sofferenza e che solo da pochi anni ha intravisto la strada ed ha finalmente trovato quello che cercava. Grazie al set di un film..
E’ un libro agile che si legge di un soffio e ne consiglio caldamente la lettura: Pietro Sarubbi,  Da Barabba a Gesù – convertito da uno sguardo
 

Incontro con Pietro Sarubbi

Incontro con Sarubbi

"Barabba è così importante, in quanto guardato da Gesù; è l'interesse che gesù ha per lui, per la sua salvezza, che crea il valore.
Rappresenta l'uomo della nostra epoca, cinico e peccatore, che riceve lo sguardo illuminante da cristo, ma necessita di tempo per capire, per comprendere il valore della grazia ricevuta e cambiare"

Venerdì 14 ottobre, ore 18.30 – Salone San Pio X, Cagliari
Sabato 15 ottobre, ore 20 – Parrocchia di san Pietro – Settimo san Pietro

Il valore di Barabba

 “Barabba è così importante in quanto guardato da Gesù, è l’interesse che Gesù ha per lui, per la sua salvezza, che crea il valore. Rappresenta l’uomo della nostra epoca, cinico e peccatore, che riceve lo sguardo illuminante da cristo, ma necessita di tempo per capire, per comprendere il valore della grazia ricevuta e cambiare”
(
Da Barabba a Gesù - Convertito da uno sguardo, di Pietro Sarubbi)

L’attore Pietro Sarubbi: “Il ruolo di Barabba mi portò a Gesù”

Molti di noi lo ricordano nei panni di un Barabba allucinato e un po’ ebete, in The Passion of Christ di Mel Gibson. La sua storia personale, però, assomiglia più a quella di un buon ladrone o di un figliol prodigo. Una cosa è certa: per Pietro Sarubbi recitare anche solo una manciata di minuti in un film su Gesù di Nazareth, ha cambiato radicalmente la vita. Come normalmente accade nel mondo dello spettacolo, Sarubbi è vissuto per molti anni lontano dalla fede, in un tipico ambiente in cui il nome di Dio è tabù ma, in compenso, i divi vengono divinizzati

All’età di 42 anni, tuttavia, l’attore milanese ha incontrato il Signore. Non attraverso una sconvolgente esperienza mistica, magari cadendo da cavallo e perdendo la vista come San Paolo, ma semplicemente svolgendo il proprio mestiere. “Recitando il personaggio di Barabba… ho avuto la fortuna di incrociare lo sguardo di Gesù”, ha raccontato Sarubbi in una recente intervista televisiva.

Tutto accadeva nel 2003, anno delle riprese di The Passion. La scena è ben nota ai fan del film di Gibson: Barabba, udite le grida del popolo che chiede la sua liberazione, si lancia in una scomposta ed animalesca esultanza. Come Gesù, Ecce homo, reduce dalla flagellazione, la pelle lacerata e grondante sangue, anche Barabba ha un occhio completamente orbo: l’occhio sano del malfattore incrocia per una frazione di secondo l’occhio sano del Nazareno. La grazia per il peccatore ha significato la condanna del Giusto. In The Passion Cristo è interpretato da Jim Caviziel, anche lui profondamente segnato da quella straordinaria esperienza recitativa, e incamminato verso un radicale cambiamento spirituale. “Quello sguardo mi ha sorpreso, incuriosito, spaventato, portandomi ad una totale conversione”, ha raccontato Sarubbi. Per l’attore inizia così una nuova vita che lo porterà, nel giro di un paio d’anni, ad abbracciare in modo convinto la fede cattolica e i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Dopo aver ricevuto la cresima, Sarubbi ha sposato in chiesa la donna con cui da anni conviveva. Ha fatto, infine, battezzare i suoi tre figli (altri due sono nati dopo la conversione del padre).

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