Dove si può credere all’incredibile

di Giovanni Storti

27/04/2012 – Una giornata in Cometa raccontata da Giovanni Storti, il comico del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Era partito scettico: «Mi sembrava esagerato voler educare dei ragazzi attraverso la bellezza». Ma poi…

  • Aldo, Giovanni e Giacomo. Aldo, Giovanni e Giacomo.

Ore 16: si salta in macchina per andare a “scoprire” come funziona questa associazione, La Cometa, che si trova in quel di Como. I racconti di Giacomo, che è già stato lì, sono accalorati ed entusiastici. Io e Aldo siamo un po’ scettici. Questo concetto che i fondatori hanno messo al centro, che la bellezza educa, la bellezza stimola, è molto interessante, è vero, ma ci sembra poco praticabile da un’associazione di accoglienza ed educazione per bambini e ragazzi. Noi tre ne abbiamo visitate un po’ di queste realtà di accoglienza e in genere è già abbastanza complicato tenere dentro i ragazzi e fargli fare una vita quasi normale, figurati avere un posto di quella bellezza, dove tutto è perfetto, dove si respira ovunque un grande entusiasmo… ci sembrava un po’ esagerato. Invece non solo Giacomo non aveva esagerato, ma dobbiamo ammettere che c’era addirittura di più di quello che lui diceva.

Arriviamo, con una difficile manovra automobilistica parcheggiamo e rimaniamo subito colpiti dalla bellezza del posto. Il giardino, ricco di grandi azalee in fiore; un vecchio glicine che si arrampica su due lati di una delle belle case della associazione, prati verdissimi, tutto mostra la cura e la sapienza di chi l’ha progettato. I vari edifici hanno un’armonia e una funzionalità che raramente si combinano.
I ragazzi ci si fanno subito attorno; ci fanno un’intervista con domande acute che difficilmente sentiamo dai giornalisti veri. Uno ci ha chiesto, così su due piedi, «ma perché voi fate comicità?». Sembra una domanda banale, ma è tosta. Innanzitutto perché è molto difficile rispondere, e poi perché è una domanda estremamente diretta per quello che fai, per questo è una bella domanda, a maggior ragione se a fartela è un ragazzino. Io ho risposto siamo giullari, siamo buffoni, tutto converge lì per noi, il nostro mestiere è quello che siamo. Visitiamo la scuola. All’entrata c’è la statua di un gorilla e sopra c’è scritto: «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza». Dovrebbero metterla in ogni scuola questa scritta!

Le aule sono belle, luminose e tutte hanno la vista su Como e il lago. Non c’è niente di trascurato o rovinato. Forse è vero che “circondare” i ragazzi di bellezza fa sì che la rispettino e la perseguano.
Alcuni ragazzi lavorano nella struttura e veniamo a conoscenza di un’altra grande idea: la manualità è più importante del pensare. Così i ragazzi che vogliono imparare un lavoro artigianale vengono indirizzati da artigiani professionisti che li addestrano al mestiere: cuoco, parrucchiere, falegname ecc. I dolci che mangeremo dopo cena, buonissimi, sono fatti da un ragazzo pasticcere. Nell’aula magna i ragazzi ci tempestano di domande, sono curiosi e interessati. Non si accontentano di risposte-battute, vogliono sapere di più, in un continuo rilancio. Apprezzano la battuta, ma subito bisognava sviscerarla, andare un po’ in profondità. È un buon segnale, vuol dire che anche su questo sono stati addestrati bene.

Si ha la sensazione di essere in un’oasi gestita dalla serietà, fantasia, operosità e intelligenza. La bellezza che ti circonda è un meccanismo difficile da realizzare, non solo perché è estremamente costoso, ma perché è qualcosa che ha bisogno a monte di gusto e di talento. Costruire un progetto educativo sull’idea della bellezza, necessita di avere già sperimentato quella cosa, per poter anche solo pensare di proporla. Mi è venuto un racconto serio. Ho fatto fatica a scrivere, di solito sono più ironico. Ma non ci sono riuscito, è una situazione così particolare che mi è sembrato bello descriverla per quello che è. La Cometa sembra un posto in un altro mondo ma, come dice Giacomino: bisogna credere nell’incredibile per far sì che l’impossibile si avveri.

(dal settimanale Vita, 27 aprile 2012, www.vita.it)

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