“…i soldi dati al povero sono prestati a Dio”

Una lettera di Padre Aldo Trento appena ricevuta:

Cari amici, che commozione questa mail.
“Signore donaci un cuore così”.
Padre Aldo.

Carissimo Padre Aldo, ho appena inviato un piccolo bonifico. Il mese scorso abbiamo “usufruito” della Provvidenza. Purtroppo la ditta per cui lavoro si trova in grandi difficoltà economiche e capita di percepire lo stipendio con anche due mesi di ritardo; noi veniamo da una famiglia che non ci può sostenere e siamo emigrati dalla Sicilia ormai 8 anni fa. Proprio però in questo momento difficile ci sono amici che ci aiutano concretamente e ci fanno sentire la vicinanza di Gesù con “opere di umanità reale, cioè di Carità”. Mi sono anche un po’ vergognato quando degli amici ci hanno fatto recapitare una busta con l’importo del mutuo che stiamo pagando mensilmente (la nostra casa l’abbiamo chiamata casa Provvidenza, perché è venuta su con questi gesti di gratuità). Anche se quello che invio, in un certo senso, sono soldi che a sua volta qualcuno ci ha donato, vogliamo condividerne con te un po’, perché il nostro amico prete dice sempre che i soldi dati al povero sono prestati a Dio. Io ci credo e ho la certezza che mi verranno restituiti cento volte, magari in altra forma.
Con affetto.

“La legge non accetta la verità della realtà”

Carissimi amici.

ogni giorno vedo le meraviglie del Signore. Di ritorno dall’Italia dove ho partecipato alla vacanza della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo (fra l’altro molto bella) ho incontrato nella clinica nuovi pazienti che hanno sostituito quelli che avevo lasciato ancora vivi e che sono morti mentre stavo in Italia. Incontrando i nuovi pazienti sono stato colpito da come la grazia di Dio mi accompagna mostrandomi il suo amore e l’amore all’uomo che soffre.

Entro in una camera e vedo una donna con la sindrome di Down seduta su un letto, mentre sull’altro c’è un’anziana signora cieca e con la parte sinistra del corpo paralizzato. Mi presento e subito, con una allegria grande, la donna con la sindrome di Down si alza, mi abbraccia appoggiando la testa sulla mia spalla. Una tenerezza commovente propria di queste persone, così amate da Gesù. Chiamo l’infermiera e le chiedo alcune informazioni su queste due donne. Ascoltandola non potevo credere a quanto mi diceva: “Padre, sono mamma e figlia. Le hanno portate qui da un villaggio a più di 400 km da Asunción. Vivevano sole e abbandonate in un casolare dove la miseria era totale. L’anziana madre ha avuto cinque figli, tutti l’hanno abbandonata e non sa dove siano. Solo Mariana, la figlia con la sindrome di Down è rimasta con lei, assistendola in tutto. E adesso che hanno portato qui la madre perché gravemente inferma, la figlia l’ha voluta seguire. Così condividono la camera”. Mentre ascoltavo l’infermiera la figlia stava accanto alla mamma coprendola di baci e accarezzandola. Una scena che mi ha commosso. Mi ha fatto pensare alla tenerezza di Dio per ognuno di noi, vedere l’affetto di questa figlia che il mondo definisce disabile, verso la mamma e anche verso di me, che mi vedeva per la prima volta, quando le ho detto che sono sacerdote. Mi sono detto: “che grazia un figlio Down, tutti gli altri figli hanno abbandonato la mamma bisognosa di tutto, mentre lei le è così attaccata che fa impressione. Per di più si dedicava alle sue necessità, le dava da mangiare. Era per la mamma quello che una mamma è per il suo bambino”. Che mistero questa capacità affettiva,dono del Mistero questi figli Down! Le ho portato un rosario di plastica: era felicissima e se lo è messo al collo. Basta poco per far felice una persona che vive con lo sguardo di un bambino. Tutti i figli, ripeto, hanno abbandonato la mamma, eccetto la figlia Down. L’amore è un dono dell’ESSERE che vibra potentemente in queste persone che tutti giudicano una sfortuna.

Che tristezza quando una donna mi dice: “Sono incinta e i medici mi hanno detto che mio figlio ha la sindrome di Down e mi chiedono se voglio abortire per non caricarmi di questo peso. Padre, perché Dio ha permesso questo?” “Ma signora, guardi a suo figlio con la vibrazione amorosa con cui Dio lo sta creando. E può darsi che domani, se tutti la abbandonassero, marito e figli, sarà l’unico che le starà vicino con la tenerezza di questa donna che assiste la sua vecchia madre”.

Grazie o Gesù per darci questi doni speciali che sono la semplicissima evidenza della Tua tenerezza per l’uomo.

Nota: Giuseppe, l’uomo di 43 anni da due anni a letto senza poter muovere niente del suo corpo e per di più cieco (una specie di SLA) ha detto al medico (vedi foto) : “La gente non accetta la verità della realtà… L’infermo esiste per ricordare a tutti che Dio esiste. La mia forza è la Presenza costante del Santissimo Sacramento che mi visita più volte al giorno”.

P. Aldo

Solo un Si’ per far vibrare l’Essere (La missione è l’unico modo di fare politica)

Da P. Aldo:

Cari amici, davvero il nostro problema è solo la fede. Nel Vangelo, Gesù dice: “se aveste una fede grande come un chicco di senape direste a questa pianta, togliti di qui, ed essa si sposterebbe”. Mi ha sempre lasciato perplesso questa affermazione di Gesù, pensando a una esagerazione o a un modo di dire. Mentre invece, giunto a questo punto della vita, sperimento la verità di ogni parola detta da Gesù. Guardo la mia vita e scopro un cambiamento impensabile tempo fa. La malattia che mi ha preso le gambe, mi ha impossibilitato a camminare come prima. Quando viaggio in aereo ho bisogno della sedia a rotelle. Questa situazione, quasi improvvisa, accaduta dopo la partenza di P. Paolino, mi ha letteralmente sconvolto appena mi sono reso conto. Visite mediche, tante ipotesi… ma niente da fare. Ormai è così. È stata una battaglia fra quello che pensavo di poter ancora fare e la realtà. Una battaglia molto dura, ma alla fine Gesù ha vinto, mi sono lasciato vincere da Lui. E da mesi vivo una letizia e pace mai sperimentati nella mia vita. Quando sono stato in Italia, a Milano, per visite mediche al Centro Nemodell’ospedale di Niguarda e per un po’ di fisioterapia, ho avuto la grazia con Padre Paolino di concelebrare con il Santo Padre e fare quattro parole con lui. Una grazia imprevista che mi ha fatto sentire molto amato e che ha addolcito anche il dolore quando un amico mi ha condottonelle mie montagne che ormai sono solo un ricordo. Non le potrò più godere camminando su quei sentieri che fin da piccolo mi hanno visto un protagonista affezionatissimo. Nella mia impotenza è ancora più evidente l’onnipotenza di Gesù. Ogni giorno, quando apro gli occhi, la gioia di riconoscere “Io sono Tu che mi fai” mi permette di alzarmi e pian piano muovere i passi. Non più il “trattore” di prima, ma una “carriola” invecchiata precocemente. Sono solo una Presenza. Sto! Da tempo alcuni amici della California mi avevano organizzato un viaggio a San Diego, Los Angeles e San Francisco. Mi avevano pagato tutto, anche il biglietto aereo in business class. Ero contento di andarci e mi sono illuso fino alla vigilia. Ma poi la realtà mi ha fatto capire che il Mistero non era d’accordo e ho rinunciato. È stato un gesto educativo per riconoscere Gesù che ha permesso anche agli amici della California di accogliere serenamente, positivamente, tutto, anche il fatto che la compagnia aerea non abbia loro restituito i 4.000 dollari del viaggio. Ogni giorno che passa la Divina Provvidenza mi dona, insieme a tante prove di ogni tipo, la sua predilezione. Nella mia impotenza a muovermi per mendicare, la Divina Provvidenza si è fatta lei mendicante del necessario perché le opere continuano bene. Alcune sere fa, molto stanco, mi ero seduto davanti alla grotta della Madonna della Medaglia Miracolosa (la più grande e bella delle grotte di cui ho riempito la parrocchia in questi 24 anni di missione) raccontandole la sofferenza che portavo nel cuore (le opere di Dio suscitano tante conversioni, ma anche tanta invidia, inimicizia, incomprensione), quando si avvicina una bella signora, giovane e bionda, in compagnia di un’altra dalla faccia conosciuta. Rimango sorpreso nel vederle, perché normalmente alle 16 di ogni giorno le incontro in adorazione davanti al Santissimo. Che onnipotenza è Gesù Eucaristia: “Padre ti abbiamo cercato dappertutto e finalmente ti troviamo. Io sono la sorella del nuovo Presidente del Paraguay e la mia amica è donna di sua fiducia essendo stata già per anni Ministro degli Esteri. Vogliamo dirle che da parte di mio fratello che ha deciso di rinunciare al suo stipendio come Capo di Stato (circa € 5.000) per consegnarlo alla Fondazione San Rafael, per la fiducia che ha in voi”. Rimango sconcertato, anche perché la gente si domandava: “Padre, adesso che il Partito Liberale, il partito del suo amico Federico, ha perso clamorosamente le elezioni, stravincendo il Partito Colorado, cosa succederà con gli aiuti avuti in questi anni? La Provvidenza si è occupata lei stessa di rispondere. Da parte mia ho detto a tutti: “amici se siamo innamorati di Gesù, lo siamo degli uomini, in particolare dei più poveri. Non è il colore a favorire o permettere l’amicizia di Cristo. Un uomo che vive di Gesù si impone all’affettività umana sia come rifiuto per i duri di cuore, sia come accoglienza. Ed è ciò che sta accadendo in Paraguay. Prima di salutare le due donne che essendo la vigilia di Pentecoste sarebbero ritornate alle 24 fino alle 2 del mattino ad adorare il Santissimo, esse non smettevano di dirmi: “Padre di qualunque aiuto abbia bisogno, chieda” “Care signore, lo faccio da subito, perché il mio compito è solo quello di chiedere. E siccome in giugno il Congresso discuterà la legge finanziaria e l’aiuto che darà alle ONG o Fondazioni, domani vi manderò  il preventivo delle spese dell’anno 2013-2014”. Attualmente riceviamo il 30% dal governo e il 70% da voi amici cari. Così speriamo di arrivare al 50% dal governo. Ciò significa la testimonianza a Cristo che è la Fondazione, gestita tutta da un soggetto locale, perché gli unici “gringos” come chiamano gli stranieri, europei o americani, siamo noi tre preti. Amici il carisma del movimento quando lo viviamo come ci testimonia Carrón, non solo ci permette di guardare a noi stessi con simpatia e letizia, anche nella malattia, ma di incontrare tutto, dal mendicante al Presidente della Repubblica. La missione è l’unico modo di fare politica. Un ultimo esempio. L’altro giorno il Ministero delle Finanze aveva bloccato la liberazione del fondo alle Fondazioni (circa € 27000) per cui si sarebbe ritardato lo stipendio ai dipendenti della clinica. Ancora una volta l’Eucarestia è stata la chiave di volta per risolvere la questione. Mi rivolgo al Ministro degli Interni, grande amico che tutti i lunedì con il Presidente della Repubblica viene davanti al Santissimo alle 5.30 del mattino per pregare le Lodi. Senza perdere un minuto chiama il Ministro delle Finanze. E nella giornata stessa si risolve il problema, comunicandocelo con messaggi sul cellulare.

Amici, è vero Gesù mi chiede tutto, proprio tutto, ma che bello vedere ciò che fa per noi, come lui conduce quest’opera che in questi giorni vedrà gli ammalati trasferiti nella nuova clinica, un capolavoro di arte e in particolare di carità, di bellezza, perché là, ogni giorno possiamo contemplare, toccare la carne di Gesù.

Amici, Dio ha bisogno del nostro SI per far vibrare l’essere.

Con affetto, P. Aldo

“Ora sento più pace, felicità e tranquillità”

Dal Paraguay ci scrive P. Aldo:

Cari amici, desidero condividere con voi una lettera che José (Giuseppe) ci ha inviato per festeggiare un anno di ricovero nella clinica. Ha 43 anni, da tempo è totalmente paralizzato con gli arti rattrappiti ed è cieco. Pur avendo famiglia è solo. Noi siamo la sua famiglia. È stupendo vedere l’affetto delle infermiere e del personale verso di lui. Ogni volta che mi avvicino e gli chiedo come sta, mi risponde: “molto bene, Padre. Qui ho tutto ciò che è necessario per vivere”. Per me è una provocazione continua per riconoscere la positività e la bellezza della vita, qualunque siano le condizioni in cui si svolge. In queste condizioni lui ha incontrato Gesù, unico motivo della sua vita. Decisivo in questo incontro è stato l’amore vissuto momento per momento. È un incontro concreto con volti che ti vogliono bene concretamente, nel quale Gesù si fa presente rendendo l’impossibile (vivere in quelle condizioni) possibile. Guardando José penso agli amici ammalati di SLA e insieme preghiamo per loro. Vi chiedo di cuore di stare tanto vicino a chi ha la SLA perché solo l’amore dà loro l’energia per riconoscere la predilezione di Gesù.

Con affetto, P. Aldo

Caro Padre Aldo scrivo questa lettera con l’intenzione di ringraziare tutte le persone che sono in questo clinica. Con tutto il cuore ringrazio le prime infermiere che mi hanno accudito quando sono arrivato in questa casa. Per avermi ripulito, rasato, fatto il bagno, le prime cure. Per avermi ripulito per bene.

Oggi è il mio primo anniversario in questa casa, sono molto contento e felice. Ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di venire qui.

Qui ho fatto la mia Cresima e da allora la mia vita è cambiata;  da quel momento ho vissuto più intensamente la mia fede.

Ho trascorso qui tanti bei momenti di felicità, tra i quali la festa per i miei 43 anni e, senza dubbio, mi sono avvicinato di più a Dio attraverso la preghiera quotidiana, la comunione e la confessione frequente. Ora sento più pace, felicità e tranquillità,  accettando e  sopportando con dignità la mia malattia fino a quando Dio lo vorrà.

Prima della mia malattia facevo una vita molto disordinata, lontana da Dio. Ho avuto molti problemi e l’odio dei miei familiari, ma attraverso la mia malattia e con l’arrivare qui ho potuto superare il rancore, l’odio verso di loro. Forse loro sono ancora arrabbiati e per questo non mi chiamano spesso, ma io ogni giorno li amo di più, prego ogni giorno per tutti loro chiedendo al Signore di farli riavvicinare a me e che, sia loro che le loro famiglie, abbiano la salute e siano felici come lo sono io, malgrado sia a letto.

Ringrazio ancora tutti i medici, le infermiere, le cuoche, le addette alle pulizie, le segretarie, i volontari e le volontarie, gli amici, la suora e specialmente te e tutti coloro che mi hanno aiutato in ogni modo.

Un caro saluto. 

JOSE D. O.

¨se ció che ho visto é Dio, ci posso credere anche io¨.

Da P. Aldo

Cari amici,

domani 1 maggio festa di San Riccardo la clínica, che porta il suo nome, compie 9 anni di vita.

Chi sia come tutte le opere nate in questi anni una iniziativa Divina. Credo che nessuno puó dubitare a meno che uno sia cinico. A proposito, una delle testimonianze piú belle é quella data dall´ebreo agnostico, il piú famoso giornalista locale Humberto Rubin che dopo aver trasmesso in diretta un servizio televisivo di un´ora sulla vita interna della clinica mi disse: ¨se ció che ho visto é Dio, ci posso credere anche io¨.

Questa ¨Casa di Dio¨, questa ¨Porta del Cielo¨ (Haec Est Domus Dei, Haec Est Ianua Coeli) come sta scritto sull´entrata, non solo é l´antesala del paradiso come la chiamano i pazienti, ma é un grande luogo missionario, é una sfida del fatto cristiano alle problematiche inerenti alla fine della vita. Alle tante discussioni – eutanasia SI, eutanasia NO – cui si impone un´evidenza: il dolore come mezzo di redenzione e la morte come lo spalancarsi alla pieneza della vita.

In questi nove anni abbiamo accolto 1274 pazienti indigenti da tutto il paese, di cui 987 sono morti e gli altri li seguiamo ambulatorialmente.

Gli ammalati di AIDS sono sempre meno quelli che muoiono. Purtroppo quanti che grazie all´amore e alle medicine si recuperano, vivono una morte sociale. Motivo per cui grazie a una fattoria di 14 ettari regalata da una signora, abbiamo creato  una casa dove vivono. É una esperienza bella perché si autogestiscono.Ogni sabato vado a celebrare la messa e al lunedí, un giorno di convivenza, mangiando assieme. Fra loro c´é un austriaco e un basco raccolti nella strada. Interessante questa esperienza di autogestione che ha come responsabile un giornalista ammalato di AIDS che é li con loro. Il suo sogno é tenere una radio comunitaria per alfabetizzare i contadini, dal momento che parla bene il guarani.

Colgo questa occassione per ringraziare la Provvidenza che attraverso di voi cari amici, ogni giorno rinnova il suo miracolo. Personalmente non guardo mai le cifre perché i  miei occhi sono fissi dove é la vera gioia, però non posso non dirvi quanta é generosa la Provvidenza. Voi sapete che qui si ricevono solo indigenti piccoli o grandi o vecchi per cui tutto é gratuito. Ebbene solo attraverso una banca, dal 2007 ad aprile 2013 sono giunti 2.000.000 di euro. Quando la banca mi ha informato non credevo ai miei occhi… me le cifre sono cifre. Poi ho chiesto quanto lungo sarebbe stato il nastro di carta se mi avesse impresso uno per uno i benefattori, ma il direttore si é messo a ridere.  Peró ho voluto guardare un pó la lista. Una commozione grande perché il 80% dei benefattori andavano da 5 a 100 euro.

Amici non so come ringraziarvi ma Gesú, come ci dice nel vangelo, non vi lascia mai senza il necessario. S. Paolo dice che Dio ama chi dà con gioia, continuate ad essere con me un segno della Misericordia Divina di cui ci parla sempre Papa Francesco, a cui abbiamo con P. Paolino raccontato questi miracoli quando siamo stati da lui nei primi giorni d´aprile.

La Madonna e S. Riccardo vi benedicano.

P. Aldo e tutta la compagnia della Fondazione San Rafael.

In tutti siamo 170 persone. Una cosa impensabile per il mondo (170 stipendi), ma per la bontà Divina un segno della sua onnipotenza misericordiosa.

 

Non a me Signore,

ma al Tuo nome da gloria.

 

” Il cristianesimo si comunica con lo sguardo”

Cari amici, il cristianesimo si comunica con lo sguardo, come sempre ci ripete Giussani mediante Don Carrón.

Ho fatto una bellissima esperienza a questo riguardo in questi giorni.

Abbiamo ricoverato nella fattoria “Padre Pio” dove c’è una casa di accoglienza per gli ammalati di AIDS, stabilizzati nella loro malattia. Ammalati eterosessuali.

È una bella comunità di giovani, guidati da noi e accompagnati da una mamma che li accudisce. Non solo fa da mangiare, lava la biancheria, ma fa anche il ministro dell’Eucarestia, per cui tutti i giorni, quando alle 7 del mattino arriva al lavoro, la prima cosa che fa è la liturgia della Parola e dà la Santa Comunione ai ragazzi.

Due settimane fa abbiamo accolto nella casa di questa fattoria un uomo basco, che l’ambasciata di Spagna aveva raccolto in cattive condizioni alla stazione delle corriere, ammalato di AIDS, assuefatto alle droghe e pelle ed ossa. Arrabbiato con la Chiesa, con la sua famiglia, con il mondo.

Dopo un po’ di fatica nell’inserirsi nella comunità, con cui pranziamo ogni lunedì quando andiamo lì a fare un po’ di ritiro, finalmente si è consegnato agli amici.

Al sabato pomeriggio vado a dire la Santa Messa. E vengono tutti senza che io dica una parola. Fra loro c’è anche un austriaco che è evangelico ed è il primo nel vestirsi bene e partecipare alla Santa Messa.

Così questo sabato sono andato per la Messa e terminata la celebrazione si è avvicinato lo spagnolo e con il suo caratteristico accento che spesso mi impedisce di capire cosa vuol dire, mi dice: “ Padre, voglio confessarmi”. Mai gli avevo parlato di questo sacramento. E continua dicendomi: “Padre io ho bisogno che Dio mi liberi e per questo vengo tutte le mattine alla liturgia della Parola. Ho chiesto a quella signora che la celebra se poteva confessarmi, ma lei mi ha detto che non può perché solo il sacerdote può farlo e così sono qui a chiederle che mi confessi.

È stato un momento in cui ho toccato con mano la onnipotente carità di Dio. La sua misericordia fatta carne in una semplice amicizia, una amicizia contagiosa per cui uno si trova a fare, a vivere certe cose che fino a un minuto prima sembravano impossibili. Basta uno sguardo, come succede ogni giorno nella clinica e una persona cambia: vuole incontrare Gesù.

Come oggi pomeriggio, domenica 24 di febbraio quando Clotilde una giovane e bella donna, metastasi in tutto il corpo, con sei figli piccoli e 29 anni di età, riceverà la Cresima chiesta personalmente da lei; la sua madrina sarà una sua compagna di stanza.

Nella stessa Santa Messa Marcellina, la bambina di 3 anni ammalata di fibrosi cistica ai polmoni e quindi tutti i giorni con l’ossigeno, riceverà il Battesimo. Davvero, come ci ricorda il Santo Padre, l’ospedale è un luogo privilegiato di evangelizzazione.

Ci si ammala per convertirci, per incontrare Gesù. Mi sorprende ogni volta perché gli ammalati chiedono i sacramenti per contagio e non perché parlo a loro dei sacramenti. E in particolare il sacramento della Confessione.

Con affetto,

P. Aldo

Frutto di violenza, ma dono del Mistero

Cari amici,

ieri è nata Lady Maria. La mamma è una bambina della casa di Chiquitunga, di soli 14 anni di età. Il parto è stato normale. La nuova neonata pesava 3,400 kg. Una sorpresa perché data l’età della madre si pensava di dover ricorrere a un parto cesareo. È bellissima questa creatura divina che il Mistero aveva già pensato dall’eternità. La guardavo tra le mie braccia questa mattina e mi chiedevo pieno di stupore: “eppure anche se è il frutto di una violenza rimane la certezza sconvolgente per la nostra mentalità che è un frutto, un dono del Mistero. Quello che vale è che lei c’è, esiste! È bellissima perché esiste. Certo la mamma di 14 anni questa mattina piangeva perché le veniva in mente l’accaduto 9 mesi fa. Guardava sua figlia e piangeva. Sono stato vicino a lei, come un nonno (data la mia età) accarezzandole i bei capelli crespi e aiutandola a guardare il presente. Lei mi cerca continuamente e per me è bello starle vicino facendole sentire che la Presenza del Mistero visibile in quel corpicino abbraccia anche lei perché Dio si può servire di tutto perché l’essere si manifesti. Stando davanti a lei con questa coscienza, con questa certezza, nella pazienza del tempo questo dono giunto a noi e in primis alla giovanissima mamma, attraverso un orribile violenza  permette non solo di non fermarci al modo con cui ciò è accaduto ma di rimanere fissi sul presente. Mai come in questo momento percepisco che l’uomo non è e non sarà il frutto dei suoi precedenti qualunque siano. In questo ed anche su un altro aspetto ho già tirato fuori le unghie con le psicologhe. L’altro aspetto è stato il seguente. Vado alla casetta e vedo la bebè in una culla portatile. Chiedo alla mamma perché non la prende in braccio e lei mi risponde: “mi hanno detto di farlo il meno possibile perché altrimenti la vizio e poi vuole stare sempre in braccio”. Lascio a voi immaginare la reazione dentro di me. Le ho detto: “da oggi voglio vederla in braccio a te e visto che sono il “papà” e il “nonno” tuo e della bambina devi ascoltare solo me. Amici, capite dove si arriva con lo psicologismo? Ad eliminare l’unica condizione per la crescita che è l’appartenenza. Ma questo me l’ha insegnato mia madre e Don Giussani instancabilmente ha usato questo esempio per farci capire da dove nasce l’io, l’autocoscienza. Quanto più appartengo tanto più sono libero, me stesso. Che succederebbe se il Mistero ascoltasse certi psicologi o esperti della mente umana?

Con affetto e pregate per la mia bambina.

P. Aldo

Più volte la tentazione di scappare si è fatta viva …

Cari amici,

ogni giorno il Mistero ci chiama a fare i conti con la realtà, dalla quale spesso e volentieri cerchiamo di sfuggire, ignorandola o interpretandola come più ci fa comodo. Però, essendo la realtà testarda, prima o poi ci presenta il conto. Sempre nella mia vita e nella vita di tanti amici ho toccato con mano questa verità. Quest’anno è stato particolarmente difficile per una serie di fatti accaduti. Più volte la tentazione di scappare si è fatta viva nella mia testa, anche perché non è immediato riconoscere in ciò che accade e ti ferisce la voce del Mistero che chiama la mia libertà a riconoscere la Sua Presenza. Questa Presenza che la Chiesa in questi giorni d’Avvento e nelle feste natalizie ci richiama, educandoci a riconoscerla dentro tutti i dettagli della vita. Sono veramente commosso quando, anche per un breve istante, faccio i conti con il Mistero dell’Incarnazione.“Dio si è fatto carne”,  “Verbum caro factum est”. Amici, ma ci rendiamo conto cosa significa che il Mistero, Dio, si è fatto carne? Si è fatto carne per te, per me, per i miei ammalati di cancro, di AIDS, per i miei bambini, per la mia piccola Laura, che con i suoi 14 anni sta aspettando un bambino, per i miei vecchietti, un tempo barboni e oggi uomini, anche se molti non distinguono la destra dalla sinistra. Ognuno di loro è come quel bambino che nasce a Betlemme. È solo perché c’è quel bambino che la vita di questi miei figli ha un valore eterno. “Il Verbo si è fatto carne”. Che commozione ieri quando con il Primario sono entrato nella stanza dove stanno tre giovani e bellissime donne, ognuna con il suo carico di figli. Le loro condizioni fisiche e psichiche sono terribili. Ognuna ha il corpo disfatto, con le gambe, le mani, la testa, rattrappite. Sembrano scheletri attorcigliati, coperti dalla pelle. Da mesi sono con noi e due di loro sono uscite dal coma,e mi guardano. È bello vedere come, quando le chiamo per nome, girano gli occhi verso di me. E vedi che vorrebbero parlare. Una di loro, Miriam, dopo un po’ che la chiamo incomincia a piangere. Tre giovani mamme in cui vibra la Presenza dell’Essere. Esistono! E questo vale più di ogni cosa al mondo. Sono Cristo. Con il medico rimaniamo lì, contemplando solo il fatto che esistono, avvolte in un totale silenzio in cui l’unica voce che si ascolta è quella dell’essere. Qui è Natale tutti i giorni. Ciò che per il mondo sarebbe destinato all’eutanasia, per noi che abbiamo incontrato Cristo, continuiamo ad incontrarlo in questi volti. E l’attenzione che abbiamo nei loro confronti è frutto di questo riconoscimento: “Egli è qui, come il primo giorno”. Cari amici, vi chiedo di pregare per noi e per quanti sono chiamati a dare la loro vita per queste persone che sono l’evidenza della bellezza dell’Incarnazione. Quanto accade in questo luogo è il frutto esclusivo  dell’Incarnazione. Vi ringrazio di cuore e vi auguro un buon Natale.

Stiamo preparando il presepio. E ci sono proprio tutti, dal Bambino Gesù, che spero sia il figlio della piccola Laura, di cui vi mando la foto, ai pastori, ai diversi personaggi che saranno gli ammalati di AIDS, ognuno con il suo dramma umano e le proprie tendenze, quindi i bimbi delle casette di Betlemme che fanno le pecorelle e infine i cari vecchietti, un tempo barboni. È bellissimo perché qui si vede realmente la carnalità di Gesù viva nelle condizioni estreme di vita. Vi ringrazio anche del sostegno economico che è la mano della Divina Provvidenza. Sappiate che tutti i giorni in questa valle di lacrime, dove tutto è bello, preghiamo per ognuno di voi, perché il Signore vi renda merito della carità che fate, ed esaudisca i vostri buoni desideri. Chiedo scusa se non sempre riesco a rispondere a tutti.

Con affetto,

Padre Aldo e amici.

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ANTONIO TRENTO

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P.Aldo: “il Mistero mi mostra il suo amore attraverso l’imprevisto”

Cari amici,

più passa il tempo e più mi rendo conto che il Mistero mi raggiunge, mi mostra il suo amore attraverso l’imprevisto. Per cui esige che la mia libertà sia sempre attenta per accoglierlo. E questo esige un lavoro continuo perché la distrazione non mi vinca. Oggi, lunedì, è stata una giornata in cui il Mistero mi ha scombussolato tutto. Ieri sera ero andato a dormire, come al solito alle 23, dopo l’ultima visita ai malati e aver fatto un po’ di compagnia a Venancio, un giovane ammalato di AIDS, morto alcune ore prima. Era solo e mai nessuno era venuto a visitarlo. Così ho detto in sua compagnia un po’ di Rosario. Una volta a letto non riuscivo a dormire anche perché sapevo che alle 5 avrei dovuto alzarmi dato che, più preciso di un orologio svizzero, alle 5,30 l’amico Federico Franco (attualmente nuovo presidente della Repubblica dopo che due mesi fa il Congresso, attraverso un giudizio politico, ha destituito l’allora Presidente in carica l’ex vescovo Ferdinando Lugo) sarebbe venuto con la moglie per la recita di Lodi e la colazione. Così mi sono addormentato alle due e alle 5 ero già in piedi con una faccia che non vi dico e che solo quel “Tu che mi fai” ha reso più accettabile. Sono sceso e, grazie a Dio, padre Daf aveva già fatto il caffè e preparato la tavola. L’unica cosa che ho fatto è stata quella di mettere i libretti delle ore sulle rispettive sedie nella cappella. Quindi siamo usciti, che era ancora buio, per aspettare il presidente assieme alla carovana di poliziotti che ogni lunedì circondano la parrocchia per garantire la massima sicurezza. Arriva puntuale con la moglie in una 4×4 enorme e blindata. La prima cosa che fa incontrandoci è quella di chiederci con le mani giunte la benedizione. Poi in cappella, davanti al S. Sacramento si recitano le lodi in cui lui fa da capocoro. Quindi il caffè, un dialogo rapido tra di noi perché alle 6 del mattino ha il consiglio dei ministri. Lo accompagnamo fuori, chiede ancora la benedizione e se ne va, scortato da una carovana di macchine della polizia. Ritorna la tranquillità e decido di tornare a dormire. Però alle 7.15 mi chiamano: “ti stiamo aspettando (nella clinica) per la adorazione e processione eucaristica”. Mi alzo e in cinque minuti sono lì. Ho la testa appesantita per cui  ritorno a letto. Un’altra ora e mezza di sonno e mi chiamano nuovamente. E così fino alle 14 resisto ma poi sento il bisogno di andare a dormire. Ma alle 15.30 ho la Messa per Venancio, il giovane morto di AIDS e poi la sepoltura. Con la suora (Sonia) e alcune donne vestite di nero lo portiamo al cimitero dove riposano tutti i miei figli morti in questi anni senza nessun parente. Alle 17 sono di ritorno e vado nella clinica dove già sono arrivati nuovi ammalati terminali di cancro. Quanto dolore! Senza accorgermi arriva l’ora dell’adorazione e processione. Quindi mi fermo ancora un po’ per parlare con chi ha bisogno. Guardo l’orologio e vedo che sono già le 20.30. Vado a salutare i miei bambini della casita n° 2, dove ci sono quelli da 0 a 3 anni. Dormono già da quasi due ore. Passo di culla in culla, li benedico uno per uno accarezzandoli. Sono bellissimi, mi commuovo nel pensare alle storie di violenza di cui sono stati vittime. Non li lascerei mai, ma è già tardi e ho fame. Torno a casa, mangio qualcosa e poi vado alla clinica per vedere se c’è qualcuno che ha bisogno in particolare chi è già alla fine.

Torno per dormire, però prima volevo raccontarvi un po’ questa giornata in cui mi è successo di tutto e di cui l’unica cosa prevista erano le lodi  con  il Presidente e il funerale. Ma non certamente andare a dormire tre volte in un giorno. Tempo fa mi sarei scandalizzato e arrabbiato con me stesso, perché educato a programmare bene ogni giornata anche quando di notte guardavo il soffitto. Adesso mi sono arreso alla realtà per cui sperimento una pace profonda, quella pace che nasce dall’esperienza di essere abbraciato e guidato dalla Presenza del Mistero. Amici scusatemi, l’ho fatta lunga per arrivare a dirvi questa cosa molto semplice ma essenziale.

Non dimenticate mai: “l`imprevisto é l´unica cosa prevista”.

Ciao, P. Aldo

Ps: cosi abbiamo festeggiato il cumpleanno del nostro caro amico Federico Franco, nuovo Presidente della Republica.

Foto

“ho vissuto questi mesi solo fissando continuamente Gesù dentro le circostanze dolorose che mi ha regalato”

Cari amici,

molti di voi mi hanno scritto, vedendo il mio silenzio, preoccupati  che mi sia accaduto qualcosa. E di fatto il Signore in questi mesi mi ha provato duramente rendendomi per pura grazia, ancora più certo di appartenergli totalmente. Nessuna opera di Dio nasce senza che la libertà umana provocata dalla realtà, diventi una pura adesione all’essere.

Ancora una volta il Mistero è entrato fino al midollo delle mie ossa, per cui ho vissuto questi mesi solo fissando continuamente Gesù dentro le circostanze dolorose che mi ha regalato. Ci sono stati momenti che non riuscivo a vedere la luce e in cui mi ripetevo continuamente “io sono Tu che mi fai” attraverso le circostanze apparentemente negative  che ero chiamato a vivere. La cosa bellissima in questi mesi è stata la pace del mio cuore, una passione ancora più grande per i miei pazienti  terminali, i barboni o anziani abbandonati da tutti e per i miei bambini. Questi miei figli mi ripetevano “animo padre Aldo, perché offriamo il nostro dolore a Gesù per te”.  E aggiungevano: “Padre, tu ci hai sempre detto “animo” e adesso siamo noi a dirtelo”. Stando con loro era ed è per me un’allegria perché per me sono Gesù nella croce. “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” afferma S. Paolo. Ebbene, ho toccato con mano la carnalità di questa esperienza. Ovvero non c’è niente di più bello e commovente che stare nella croce con Gesù, offrendosi come sacrificio al Padre, perché tutti gli uomini possano incontrare la misericordia del Padre. “È necessario soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina” scriveva Mounier. Ed è vero perché altrimenti  è difficile gustare la bellezza di vivere affermando con la vita “Tu o Gesù”.  Gesù mi ha preso con sé dentro una modalità che non pensavo neanche come una ipotesi, e il mio povero SI a Lui è stato ed è sufficiente perché nella pazienza del tempo, che spesso sembra eterna, sperimentare la letizia di essere tutto, ma proprio tutto, di Gesù. Che bello tanto nel dolore fisico come quello morale vibrare della Sua compagnia. Vorrei augurare a tutti coloro che soffrono, in particolare ai depressi, di partire solo da Gesù per affrontare il dolore perché è tutta un’altra cosa. Solo così si può stare come in questi giorni davanti a Gabriel di 18 anni che sta morendo di cancro e piangendo chiede a quanti si avvicinano di dargli un bacio. E in questo piccolo gesto egli trova quel sollievo che neanche la morfina può dargli. È proprio vero, si può affrontare tutto, qualsiasi situazione dentro quell’abbraccio di cui parlano Giussani e Carrón. In questi mesi, oltre alla compagnia dei miei ammalati, dei due sacerdoti che stanno con me, è stata commovente l’amicizia di Marcos e Cleuza che più volte sono venuti apposta a stare con noi. L’ultima volta, alcuni giorni fa, sono arrivati alle 3 del mattino, a causa del ritardo dell’aereo. Avevano vissuto una giornata intensa, erano stanchissimi eppure, per poche ore di compagnia, hanno deciso di venire a visitarci, disdicendo tutti i loro appuntamenti del giorno dopo. Una gratuità possibile solo in chi è innamorato di Cristo. E non bastasse questo, la Provvidenza ci ha mandato padre Alberto per camminare assieme. È già arrivato ed è qui con noi, ma su questo voglio ritornare perché quello che è accaduto è spiegabile solo alla luce della Provvidenza e di una appartenenza radicale al Movimento. Sono stato un po’ lungo ma desideravo a questo punto, vedendo la preoccupazione da parte di molti amici, rispetto alla mia persona, mi è sembrato giusto raccontarvi un po’  di quanto sto vivendo. Amici, credetemi, non c’è niente di più bello, di più affascinante dentro il dolore, del guardare in  faccia Gesù e dirgli “Gesù sono solo e tutto tuo”. E questo è il segreto di ciò che Dio sta facendo con le opere di carità, espressione della sua tenerezza, del suo amore, della sua passione per l’uomo.

P.Aldo

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