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	<title>Anna Vercors</title>
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	<description>Che val la vita se non per essere data? (P. Claudel)</description>
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		<title>Papa Francesco risponde alle domande dei fedeli</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 05:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Veglia di Pentecoste con Papa Francesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbe meglio aver sentito direttamente, ma avere il testo scritto aiuterà senz&#8217;altro me a capire meglio la consegna che Papa Francesco ci ha lasciato nella Veglia di Pentecoste: Testo integrale con le risposte di Papa Francesco durante la Veglia di Pentecoste dedicata ai Movimenti Avere il coraggio della fede senza essere cristiani inamidati, costruire una [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7876&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sarebbe meglio aver sentito direttamente, ma avere il testo scritto aiuterà senz&#8217;altro me a capire meglio la consegna che Papa Francesco ci ha lasciato nella Veglia di Pentecoste:</em></p>
<h1>Testo integrale con le risposte di Papa Francesco durante la Veglia di Pentecoste dedicata ai Movimenti</h1>
<p><a href="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_693634.JPG"><img class="alignright" alt="" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_693634.JPG" width="250" height="167" /></a>Avere il coraggio della fede senza essere cristiani inamidati, costruire una cultura dell’incontro, aiutare il prossimo soprattutto le famiglie, il cui destino è più importante dei bilanci delle banche. Questo in sintesi quanto espresso da Papa Francesco nel discorso rivolto ieri sera alle circa 200 mila persone che hanno gremito Piazza San Pietro per partecipare alla Veglia di Pentecoste dedicata ai Movimenti, le nuove Comunità, le Associazioni e le Aggregazioni laicali. Questo il testo integrale con le risposte a braccio del Papa a 4 domande:<br />
<span style="text-decoration:underline;">Domanda 1</span><br />
“La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”. Santo Padre, queste Sue parole ci hanno profondamente colpito: esse esprimono in maniera diretta e radicale l’esperienza che ciascuno di noi desidera vivere soprattutto nell’Anno della fede e in questo pellegrinaggio che stasera ci ha portato qui. Siamo davanti a Lei per rinnovare la nostra fede, per confermarla, per rafforzarla. Sappiamo che la fede non può essere una volta per tutte. Come diceva Benedetto XVI nella Porta fidei: “la fede non è un presupposto ovvio”. Questa affermazione non riguarda soltanto il mondo, gli altri, la tradizione da cui veniamo: questa affermazione riguarda innanzitutto ciascuno di noi. Troppe volte ci rendiamo conto di come la fede sia un germoglio di novità, un inizio di cambiamento, ma stenti poi a investire la totalità della vita. Non diventa l’origine di tutto il nostro conoscere e agire. Santità, come Lei ha potuto raggiungere nella Sua vita la certezza sulla fede? E quale strada ci indica perché ciascuno di noi possa vincere la fragilità della fede?</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Domanda 2</span><br />
Padre Santo, la mia è una esperienza di vita quotidiana come tante. Cerco di vivere la fede nell’ambiente di lavoro a contatto con gli altri come testimonianza sincera del bene ricevuto nell’incontro con il Signore. Sono, siamo “pensieri di Dio”, investiti da un Amore misterioso che ci ha dato la vita. Insegno in una scuola e questa coscienza mi dà il motivo per appassionarmi ai miei ragazzi e anche ai colleghi. Verifico spesso che molti cercano la felicità in tanti itinerari individuali in cui la vita e le sue grandi domande spesso si riducono al materialismo di chi vuole avere tutto e resta perennemente insoddisfatto o al nichilismo per cui nulla ha senso. Mi chiedo come la proposta della fede, che è quella di un incontro personale, di una comunità, di un popolo, possa raggiungere il cuore dell’uomo e della donna del nostro tempo. Siamo fatti per l’infinito -“giocate la vita per cose grandi!” ha detto Lei recentemente -, eppure tutto attorno a noi e ai nostri giovani sembra dire che bisogna accontentarsi di risposte mediocri, immediate e che l’uomo deve adattarsi al finito senza cercare altro. A volte siamo intimiditi, come i discepoli alla vigilia della Pentecoste. La Chiesa ci invita alla Nuova Evangelizzazione. Penso che tutti noi qui presenti sentiamo fortemente questa sfida, che è al cuore delle nostre esperienze. Per questo vorrei chiedere a Lei, Padre Santo, di aiutare me e tutti noi a capire come vivere questa sfida nel nostro tempo. Quale è per Lei la cosa più importante cui tutti noi movimenti, associazioni e comunità dobbiamo guardare per attuare il compito cui siamo chiamati? Come possiamo comunicare in modo efficace la fede oggi?</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Domanda 3</span><br />
Padre Santo, ho ascoltato con emozione le parole che ha detto all’udienza con i giornalisti dopo la Sua elezione: “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. Molti di noi sono impegnati in opere di carità e giustizia: siamo parte attiva di quella radicata presenza della Chiesa lì dove l’uomo soffre. Sono una impiegata, ho la mia famiglia e, come posso, mi impegno personalmente nella vicinanza e nell’aiuto ai poveri. Ma non per questo mi sento a posto. Vorrei poter dire con Madre Teresa: tutto è per Cristo. Il grande aiuto a vivere questa esperienza sono i fratelli e le sorelle della mia comunità che si impegnano per lo stesso scopo. E in questo impegno siamo sostenuti dalla fede e dalla preghiera. Il bisogno è grande. Ce lo ha ricordato Lei: “Quanti poveri ci sono ancora nel mondo e quanta sofferenza incontrano queste persone&#8221;. E la crisi ha aggravato tutto. Penso alla povertà che affligge tanti Paesi e che si è affacciata anche nel mondo del benessere, alla mancanza di lavoro, ai movimenti migratori di massa, alle nuove schiavitù, all’abbandono e alla solitudine di tante famiglie, di tanti anziani e di tante persone che non hanno casa o lavoro. Vorrei chiederle, Padre Santo: come io e tutti noi possiamo vivere una Chiesa povera e per i poveri? In che modo l&#8217;uomo sofferente è una domanda per la nostra fede? Noi tutti, come movimenti e associazioni laicali, quale contributo concreto ed efficace possiamo dare alla Chiesa e alla società per affrontare questa grave crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica, insomma un nuovo modo di essere uomini e donne?<br />
<span style="text-decoration:underline;">Domanda 4</span><br />
Camminare, costruire, confessare. Questo Suo “programma” per una Chiesa-movimento, così almeno l’ho inteso sentendo una Sua omelia all’inizio del Pontificato, ci ha confortati e spronati. Confortati, perché ci siamo ritrovati in una unità profonda con gli amici della comunità cristiana e con tutta la Chiesa universale. Spronati, perché in un certo senso Lei ci ha costretto a togliere la polvere del tempo e della superficialità dalla nostra adesione a Cristo. Ma devo dire che non riesco a superare il senso di turbamento che una di queste parole mi provoca: confessare. Confessare, cioè testimoniare la fede. Pensiamo ai tanti nostri fratelli che soffrono a causa di essa, come abbiamo sentito anche poco fa. A chi la domenica mattina deve decidere se andare a Messa perché sa che andando a Messa rischia la vita. A chi si sente accerchiato e discriminato per la fede cristiana in tante, troppe parti del nostro mondo. Davanti a queste situazioni ci pare che il mio confessare, la nostra testimonianza sia timida e impacciata. Vorremmo fare di più, ma cosa? E come aiutare questi nostri fratelli? Come alleviare la loro sofferenza non potendo fare nulla, o ben poco, per cambiare il loro contesto politico e sociale?</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Risposte del Santo Padre Francesco</span></p>
<p>Buonasera a tutti!<br />
Sono contento di incontrarvi e che tutti noi ci incontriamo in questa piazza per pregare, per essere uniti e per aspettare il dono dello Spirito. Io conoscevo le vostre domande e ci ho pensato – questo, quindi, non è senza conoscenza! Primo, la verità! Le ho qui, scritte.<br />
La prima &#8211; “come lei ha potuto raggiungere nella sua vita la certezza sulla fede; e quale strada ci indica perché ciascuno di noi possa vincere la fragilità della fede?” &#8211; è una domanda storica, perché riguarda la mia storia, la storia della mia vita! Io ho avuto la grazia di crescere in una famiglia in cui la fede si viveva in modo semplice e concreto; ma è stata soprattutto mia nonna, la mamma di mio padre, che ha segnato il mio cammino di fede. Era una donna che ci spiegava, ci parlava di Gesù, ci insegnava il Catechismo. Ricordo sempre che il Venerdì Santo ci portava, la sera, alla processione delle candele, e alla fine di questa processione arrivava il “Cristo giacente”, e la nonna ci faceva – a noi bambini – inginocchiare e ci diceva: “Guardate, è morto, ma domani risuscita”. Ho ricevuto il primo annuncio cristiano proprio da questa donna, da mia nonna! E’ bellissimo, questo! Il primo annuncio in casa, con la famiglia! E questo mi fa pensare all’amore di tante mamme e di tante nonne nella trasmissione della fede. Sono loro che trasmettono la fede. Questo avveniva anche nei primi tempi, perché san Paolo diceva a Timoteo: “Io ricordo la fede della tua mamma e della tua nonna” (cfr 2Tm 1,5). Tutte le mamme che sono qui, tutte le nonne, pensate a questo! Trasmettere la fede. Perché Dio ci mette accanto delle persone che aiutano il nostro cammino di fede. Noi non troviamo la fede nell’astratto; no! E’ sempre una persona che predica, che ci dice chi è Gesù, che ci trasmette la fede, ci dà il primo annuncio. E così è stata la prima esperienza di fede che ho avuto.<br />
Ma c’è un giorno per me molto importante: il 21 settembre del ‘53.<br />
Avevoquasi 17 anni. Era il “Giorno dello studente”, per noi il giorno della Primavera –da voi è il giorno dell’Autunno. Prima di andare alla festa, sono passato nellaparrocchia dove andavo, ho trovato un prete, che non conoscevo, e ho sentito la necessità di confessarmi.</p>
<p>Questa è stata per me un’esperienza di incontro: ho trovato che qualcuno mi aspettava. Ma non so cosa sia successo, non ricordo, non so proprio perché fosse quel prete là, che non conoscevo, perché avessi sentito questa voglia di confessarmi, ma la verità è che qualcuno m’aspettava. Mi stava aspettando da tempo. Dopo la Confessione ho sentito che qualcosa era cambiato. Io non ero lo stesso. Avevo sentito proprio come una voce, una chiamata: ero convinto che dovessi diventare sacerdote. Questa esperienza nella fede è importante. Noi diciamo che dobbiamo cercare Dio, andare da Lui a chiedere perdono, ma quando noi andiamo, Lui ci aspetta, Lui è prima! Noi, in spagnolo, abbiamo una parola che spiega bene questo: “Il Signore sempre ci primerea”, è primo, ci sta aspettando! E questa è proprio una grazia grande: trovare uno che ti sta aspettando. Tu vai peccatore, ma Lui ti sta aspettando per perdonarti. Questa è l’esperienza che i Profeti di Israele descrivevano dicendo che il Signore è come il fiore di mandorlo, il primo fiore della Primavera (cfr Ger 1,11-12). Prima che vengano gli altri fiori, c’è lui: lui che aspetta. Il Signore ci aspetta. E quando noi Lo cerchiamo, troviamo questa realtà: che è Lui ad aspettarci per accoglierci, per darci il suo amore. E questo ti porta nel cuore uno stupore tale che non lo credi, e così va crescendo la fede! Con l’incontro con una persona, con l’incontro con il Signore. Qualcuno dirà: “No, io preferisco studiare la fede nei libri!”. E’ importante studiarla, ma, guarda, questo solo non basta! L’importante è l’incontro con Gesù, l’incontro con Lui, e questo ti dà la fede, perché è proprio Lui che te la dà! Anche voi parlavate della fragilità della fede, come si fa per vincerla. Il nemico più grande che ha la fragilità &#8211; è curioso, eh? &#8211; è la paura. Ma non abbiate paura! Siamo fragili, e lo sappiamo. Ma Lui è più forte! Se tu vai con Lui, non c’è problema! Un bambino è fragilissimo &#8211; ne ho visti tanti, oggi -, ma era con il papà, con la mamma: è al sicuro! Con il Signore siamo sicuri. La fede cresce con il Signore, proprio dalla mano del Signore; questo ci fa crescere e ci rende forti. Ma se noi pensiamo di poterci arrangiare da soli… Pensiamo che cosa è successo a Pietro: “Signore, io mai ti rinnegherò!” (cfr Mt 26,33-35); e poi ha cantato il gallo e l’aveva rinnegato per tre volte! (cfr vv. 69-75). Pensiamo: quando noi abbiamo troppa fiducia in noi stessi, siamo più fragili, più fragili. Sempre con il Signore! E dire con il Signore significa dire con l’Eucaristia, con la Bibbia, con la preghiera… ma anche in famiglia, anche con la mamma, anche con lei, perché lei è quella che ci porta al Signore; è la madre, è quella che sa tutto. Quindi pregare anche la Madonna e chiederle che, come mamma, mi faccia forte. Questo è quello che io penso sulla fragilità, almeno è la mia esperienza. Una cosa che mi rende forte tutti i giorni è pregare il Rosario alla Madonna. Io sento una forza tanto grande perché vado da lei e mi sento forte.</p>
<p>Passiamo alla seconda domanda.<br />
“Penso che tutti noi qui presenti sentiamo fortemente la sfida, la sfida della evangelizzazione, che è al cuore delle nostre esperienze. Per questo vorrei chiedere a Lei, Padre Santo, di aiutare me e tutti noi a capire come vivere questa sfida nel nostro tempo, qual è per lei la cosa più importante cui tutti noi movimenti, associazioni e comunità dobbiamo guardare per attuare il compito cui siamo chiamati. Come possiamo comunicare in modo efficace la fede di oggi?”.<br />
Dirò soltanto tre parole.La prima: Gesù. Chi è la cosa più importante? Gesù. Se noi andiamo avanti con l’organizzazione, con altre cose, con belle cose, ma senza Gesù, non andiamo avanti, la cosa non va. Gesù è più importante. Adesso, vorrei fare un piccolo rimprovero, ma fraternamente, tra noi. Tutti voi avete gridato nella piazza “Francesco, Francesco, Papa Francesco”. Ma, Gesù dov’era? Io avrei voluto che voi gridaste: “Gesù, Gesù è il Signore, ed è proprio in mezzo a noi!”. Da qui in avanti, niente “Francesco”, ma “Gesù”! La seconda parola è: la preghiera. Guardare il volto di Dio, ma soprattutto – e questo è collegato con quello che ho detto prima – sentirsi guardati. Il Signore ci guarda: ci guarda prima. La mia esperienza è ciò che sperimento davanti al<br />
sagrario[Tabernacolo] quando vado a pregare, la sera, davanti al Signore. Alcune volte mi addormento un pochettino; questo è vero, perché un po’ la stanchezza della giornata ti fa addormentare. Ma Lui mi capisce. E sento tanto conforto quando penso che Lui mi guarda. Noi pensiamo che dobbiamo pregare, parlare, parlare, parlare… No! Làsciati guardare dal Signore. Quando Lui ci guarda, ci dà forza e ci aiuta a testimoniarlo &#8211; perché la domanda era sulla testimonianza della fede, no? Primo “Gesù”, poi “preghiera” &#8211; sentiamo che Dio ci sta tenendo per mano. Sottolineo allora l’importanza di questo: lasciarsi guidare da Lui. Questo è più importante di qualsiasi calcolo. Siamo veri evangelizzatori lasciandoci guidare da Lui. Pensiamo a Pietro; forse stava facendo la siesta, dopo pranzo, e ha avuto una visione, la visione della tovaglia con tutti gli animali, e ha sentito che Gesù gli diceva qualcosa, ma lui non capiva. In quel momento, sono venuti alcuni non-ebrei a chiamarlo per andare in una casa, e ha visto come lo Spirito Santo<br />
eralaggiù. Pietro si è lasciato guidare da Gesù per giungere a quella prima evangelizzazione ai gentili, che non erano ebrei: una cosa inimmaginabile in quel tempo (cfr At 10,9-33). E così, tutta la storia, tutta la storia! Lasciarsi guidare da Gesù. E’ proprio il leader; il nostro leader è Gesù.E terza: la testimonianza. Gesù, preghiera – la preghiera, quel lasciarsi guidare da Lui – e poi testimonianza. Ma vorrei aggiungere qualcosa. Questo lasciarsi guidare da Gesù ti porta alle sorprese di Gesù. Si può pensare che l’evangelizzazione dobbiamo programmarla a tavolino, pensando alle strategie, facendo dei piani. Ma questi sono strumenti, piccoli strumenti. L’importante è Gesù e lasciarsi guidare da Lui. Poi possiamo fare le strategie, ma questo è secondario. Infine, la testimonianza: la comunicazione della fede si può fare soltanto con la testimonianza, e questo è l’amore. Non con le nostre idee, ma con il Vangelo vissuto nella propria esistenza e che lo Spirito Santo fa vivere dentro di noi. E’ come una sinergia fra noi e lo Spirito Santo, e questo conduce alla testimonianza. La Chiesa la portano avanti i Santi, che sono proprio coloro che danno questa testimonianza. Come ha detto Giovanni Paolo II e anche Benedetto XVI, il mondo di oggi ha tanto bisogno di testimoni. Non tanto di maestri, ma di testimoni. Non parlare tanto, ma parlare con tutta la vita: la coerenza di vita, proprio la coerenza di vita! Una coerenza di vita che è vivere il cristianesimo come un incontro con Gesù che mi porta agli altri e non come un fatto sociale. Socialmente siamo così, siamo cristiani, chiusi in noi.<br />
No, questo no! La testimonianza!</p>
<p>La terza domanda: “Vorrei chiederle, Padre Santo, come io e tutti noi possiamo vivere una Chiesa povera e per i poveri. In che modo l’uomo sofferente è una domanda per la nostra fede? Noi tutti, come movimenti, associazioni laicali, quale contributo concreto ed efficace possiamo dare alla Chiesa e alla società per affrontare questa grave crisi che tocca l’etica pubblica” – questo è importante! – “il modello di sviluppo, la politica, insomma un nuovo modo di essere uomini e donne?”.<br />
Riprendo dalla testimonianza. Prima di tutto, vivere il Vangelo è il principale contributo che possiamo dare. La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata: non è questo. Noi non siamo una ONG, e quando la Chiesa diventa una ONG perde il sale, non ha sapore, è soltanto una vuota organizzazione. E in questo siate furbi, perché il diavolo ci inganna, perché c’è il pericolo dell’efficientismo. Una cosa è predicare Gesù, un’altra cosa è l’efficacia, essere efficienti. No, quello è un altro valore. Il valore della Chiesa, fondamentalmente, è vivere il Vangelo e dare testimonianza della nostra fede. La Chiesa è sale della terra, è luce del mondo, è chiamata a rendere presente nella società il lievito del Regno di Dio e lo fa prima di tutto con la sua testimonianza, la testimonianza dell’amore fraterno, della solidarietà, della condivisione. Quando si sentono alcuni dire che la solidarietà non è un valore, ma è un “atteggiamento primario” che deve sparire… questo non va! Si sta pensando ad un’efficacia soltanto mondana. I momenti di crisi, come quelli che stiamo vivendo – ma tu hai detto prima che “siamo in un mondo di menzogne” –, questo momento di crisi, stiamo attenti, non consiste in una crisi soltanto economica; non è una crisi culturale. E’ una crisi dell’uomo: ciò che è in crisi è l’uomo! E ciò che può essere distrutto è l’uomo! Ma l’uomo è immagine di Dio! Per questo è una crisi profonda! In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento, nel senso di impotenza di fronte ai problemi. Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno; quando tu vai, c’è odore di umidità, ci sono tante cose che non vanno. Una Chiesa chiusa è la stessa cosa: è una Chiesa ammalata. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. Gesù ci dice: “Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!” (cfr Mc 16,15). Ma che cosa succede se uno esce da se stesso? Può succedere quello che può capitare a tutti quelli che escono di casa e vanno per la strada: un incidente. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura! Uscite fuori, uscite! Pensate anche a quello che dice l’Apocalisse. Dice una cosa bella: che Gesù è alla porta e chiama, chiama per entrare nel nostro cuore (cfr Ap 3,20). Questo è il senso dell’Apocalisse. Ma fatevi questa domanda: quante volte Gesù è dentro e bussa alla porta per uscire, per uscire fuori, e noi non lo lasciamo uscire, per le nostre sicurezze, perché tante volte siamo chiusi in strutture caduche, che servono soltanto per farci schiavi, e non liberi figli di Dio? In questa “uscita” è importante andare all’incontro; questa parola per me è molto importante: l’incontro con gli altri. Perché? Perché la fede è un incontro con Gesù, e noi dobbiamo fare la stessa cosa che fa Gesù: incontrare gli altri. Noi viviamo una cultura dello scontro, una cultura della frammentazione, una cultura in cui quello che non mi serve lo getto via, la cultura dello scarto. Ma su questo punto, vi invito a pensare – ed è parte della crisi – agli anziani, che sono la saggezza di un popolo, ai bambini… la cultura dello scarto! Ma noi dobbiamo andare all’incontro e dobbiamo creare con la nostra fede una “cultura dell’incontro”, una cultura dell’amicizia, una cultura dove troviamo fratelli, dove possiamo parlare anche con quelli che non la pensano come noi, anche con quelli che hanno un’altra fede, che non hanno la stessa fede. Tutti hanno qualcosa in comune con noi: sono immagini di Dio, sono figli di Dio. Andare all’incontro con tutti, senza negoziare la nostra appartenenza. E un altro punto è importante: con i poveri. Se usciamo da noi stessi, troviamo la povertà. Oggi – questo fa male al cuore dirlo – oggi, trovare un barbone morto di freddo non è notizia. Oggi è notizia, forse, uno scandalo. Uno scandalo: ah, quello è notizia! Oggi, pensare che tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia. Questo è grave, questo è grave! Noi non possiamo restare tranquilli! Mah… le cose sono così. Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo, quelli che sono la carne di Cristo! Quando io vado a confessare &#8211; ancora non posso, perché per uscire a confessare… di qui non si può uscire, ma questo è un altro problema &#8211; quando io andavo a confessare nella diocesi precedente, venivano alcuni e sempre facevo questa domanda: “Ma, lei dà l’elemosina?” – “Sì, padre!”. “Ah, bene, bene”. E gliene facevo due in più: “Mi dica, quando lei dà l’elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui dà l’elemosina?” – “Ah, non so, non me ne sono accorto”. Seconda domanda: “E quando lei dà l’elemosina, tocca la mano di quello al quale dà l’elemosina, o gli getta la moneta?”. Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa è la nostra povertà: la povertà della carne di Cristo, la povertà che ci ha portato il Figlio di Dio con la sua Incarnazione. Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l’andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del Signore. E questo non è facile. Ma c’è un problema che non fa bene ai cristiani: lo spirito del mondo, lo spirito mondano, la mondanità spirituale. Questo ci porta ad una sufficienza, a vivere lo spirito del mondo e non quello di Gesù. La domanda che facevate voi: come si deve vivere per affrontare questa crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica. Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera. Vorrei raccontarvi una storia. L’ho fatto già due volte questa settimana, ma lo farò una terza volta con voi. E’ la storia che racconta un midrash biblico di un Rabbino del secolo XII. Lui narra la storia della costruzione della Torre di Babele e dice che, per costruire la Torre di Babele, era necessario fare i mattoni. Che cosa significa questo? Andare, impastare il fango, portare la paglia, fare tutto… poi, al forno. E quando il mattone era fatto doveva essere portato su, per la costruzione della Torre di Babele. Un mattone era un tesoro, per tutto il lavoro che ci voleva per farlo. Quando cadeva un mattone, era una tragedia nazionale e l’operaio colpevole era punito; era tanto prezioso un mattone che se cadeva era un dramma. Ma se cadeva un operaio, non succedeva niente, era un’altra cosa. Questo succede oggi: se gli investimenti nelle banche calano un po’… tragedia… come si fa? Ma se muoiono di fame le persone, se non hanno da mangiare, se non hanno salute, non fa niente! Questa è la nostra crisi di oggi! E la testimonianza di una Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità.<br />
La quarta domanda: “Davanti a queste situazioni, mi pare che il mio confessare, la mia testimonianza sia timida e impacciata. Vorrei fare di più, ma cosa? E come aiutare questi nostri fratelli, come alleviare la loro sofferenza non potendo fare nulla o ben poco per cambiare il loro contesto politico-sociale?”.<br />
Per annunciare il Vangelo sono necessarie due virtù: il coraggio e la pazienza. Loro [i cristiani che soffrono] sono nella Chiesa della pazienza. Loro soffrono e ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa; più martiri! Fratelli e sorelle nostri. Soffrono! Loro portano la fede fino al martirio. Ma il martirio non è mai una sconfitta; il martirio è il grado più alto della testimonianza che noi dobbiamo dare. Noi siamo in cammino verso il martirio, dei piccoli martìri: rinunciare a questo, fare questo… ma siamo in cammino. E loro, poveretti, danno la vita, ma la danno – come abbiamo sentito la situazione nel Pakistan – per amore a Gesù, testimoniando Gesù. Un cristiano deve sempre avere questo atteggiamento di mitezza, di umiltà, proprio l’atteggiamento che hanno loro, confidando in Gesù, affidandosi a Gesù. Bisogna precisare che tante volte questi conflitti non hanno un’origine religiosa; spesso ci sono altre cause, di tipo sociale e politico, e purtroppo le appartenenze religiose vengono utilizzate come benzina sul fuoco. Un cristiano deve saper sempre rispondere al male con il bene, anche se spesso è difficile. Noi cerchiamo di far sentire loro, a questi fratelli e sorelle, che siamo profondamente uniti – profondamente uniti! – alla loro situazione, che noi sappiamo che sono cristiani “entrati nella pazienza”. Quando Gesù va incontro alla Passione, entra nella pazienza. Loro sono entrati nella pazienza: farlo sapere a loro, ma anche farlo sapere al Signore. Vi pongo la domanda: pregate per questi fratelli e queste sorelle? Voi pregate per loro? Nella preghiera di tutti i giorni? Io non chiederò ora che alzi la mano colui che prega: no. Non lo chiederò, adesso. Ma pensatelo bene. Nella preghiera di tutti i giorni diciamo a Gesù: “Signore, guarda questo fratello, guarda a questa sorella che soffre tanto, che soffre tanto!”. Loro fanno l’esperienza del limite, proprio del limite tra la vita e la morte. E anche per noi: questa esperienza deve portarci a promuovere la libertà religiosa per tutti, per tutti! Ogni uomo e ogni donna devono essere liberi nella propria confessione religiosa, qualsiasi essa sia. Perché? Perché quell’uomo e quella donna sono figli di Dio. E così, credo di avere detto qualcosa sulle vostre domande; mi scuso se sono stato troppo lungo. Grazie tante! Grazie a voi, e non dimenticate: niente di una Chiesa chiusa, ma una Chiesa che va fuori, che va alle periferie dell’esistenza.<br />
Che il Signore ci guidi laggiù. Grazie.</p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7876/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7876/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7876&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Di cosa dovrei avere paura? Cosa avrei dovuto fare che non ho fatto?&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 05:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mentalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Una casa sulla roccia che ringrazio per la segnalazione: Nessuna avversione contro qualcuno. Solo verso la demagogia… Una bella riflessione assolutamente condivisibile di don Antonio Ucciardoscritta lo scorso venerdì 17 maggio, in occasione di quella che l’UE ha ufficialmente stabilito come Giornata internazionale contro l’omofobia. ***** Non ho mai provato avversione contro qualcuno. Non vedo perché da [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7873&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://unacasasullaroccia.wordpress.com/2013/05/19/nessuna-avversione-contro-qualcuno-solo-verso-la-demagogia/" target="_blank">Una casa sulla roccia</a> che ringrazio per la segnalazione:</p>
<h2>Nessuna avversione contro qualcuno. Solo verso la demagogia…</h2>
<p><em>Una bella riflessione assolutamente condivisibile di <strong><a href="http://unacasasullaroccia.wordpress.com/2012/09/14/tutta-bella-sei-tu-amata-mia-ct-47-a-proposito-de-la-chiesa-bella-del-concilio/" target="_blank">don Antonio Ucciardo</a></strong>scritta lo scorso venerdì 17 maggio, in occasione di quella che l’UE ha ufficialmente stabilito come Giornata internazionale contro l’omofobia.</em></p>
<p>*****</p>
<p>Non ho mai provato avversione contro qualcuno. Non vedo perché da cristiano, alla mia età e con tanti peccati alle spalle, debba provarne adesso. Ho provato, semmai, avversione verso qualche ideologia. Cercando di distinguere, quando è possibile. Direi che sia qualcosa di radicato in me, non solo per la fede, ma anche per l’educazione ricevuta.<strong></strong></p>
<p>Nelle città di mare di una volta c’erano quartieri abitati da prostitute. In alcune resistono, in altre sono spariti, come nella città in cui sono cresciuto. Era impossibile non passare da determinate vie. Mia madre mi diceva di non giudicare, perché non avrei potuto sapere quali drammi vi fossero dietro. E quando passavamo davanti al carcere, c’era sempre una nota di misericordia: “Tutti possiamo sbagliare”. Con l’invito ad essere sempre responsabili. Che poi, se vogliamo, non è altro che il vangelo tradotto in principi di formazione cristiana ed umana.</p>
<p>Adesso pare che dissociarsi da qualsiasi forma di rispetto per l’omosessualità, intesa come ideologia e non come condizione, comporti la gogna. Può darsi che domani comporti un giudizio in tribunale o il carcere.<br />
Mi sento a disagio, quasi istintivamente, quando sento parlare di omofobia. Paura di cosa? Paura di chi?<br />
Conosco persone omosessuali che sono meritevoli del più grande rispetto, come conosco eterosessuali ai quali si addice il più grande biasimo. Conosco omosessuali credenti che non hanno nulla di diverso dagli eterosessuali. Di alcuni ammiro la fede ed anche la determinazione a vivere secondo la volontà di Dio.<br />
Ho restituito, per così dire, un figlio omosessuale ai suoi genitori, dopo che la sua confessione aveva provocato un rigetto. Pensate che sia sempre facile ricostruire la stima e l’amore che deve vigere tra genitori e figli? Non ho fatto altro che il mio dovere di cristiano e di prete.<br />
Ho minacciato di sanzioni anche fisiche, ossia di robusti scappellotti, alcuni miei alunni che si erano divertiti a prendere di mira un loro compagno.</p>
<p>Di cosa dovrei avere paura? Cosa avrei dovuto fare che non ho fatto?</p>
<p>Se invece rispetto dell’omosessualità significa asciugare le lacrime del politico che piange in diretta televisiva, assecondare il pensiero dei cattolici adulti, permettere l’equiparazione del matrimonio, avallare i sistemi scelti per il lavaggio delle coscienze, sorridere al gaypride, ritenere normali cento altre espressioni e rivendicazioni, allora qualche dubbio mi viene. E pure fortemente.</p>
<p><strong><em>don Antonio Ucciardo</em></strong><br />
******<br />
N.d.R. <em>Gli <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1244047/Grasso-e-Boldrini---Subito-unioni-gay---gli-omofobi-sono-cittadini-inferiori-.html" target="_blank">interventi pronunciati venerdì scorso dai Presidenti di Camera e Senato</a>riguardo alla questione omofobia sono un perfetto esempio della demagogia di cui parla qui sopra don Ucciardo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7873/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7873&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Dopo i «cristiani da salotto»,  i «cristiani chiacchieroni» &#8230;</title>
		<link>http://annavercors.wordpress.com/2013/05/19/dopo-i-cristiani-da-salotto-i-cristiani-chiacchieroni/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani da salotto]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani chiacchieroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo ora da Gianni Mereghetti questa contributo che non so se sia già in rete (lo cercherò per aggiungere il link, se c&#8217;è) e lo condivido con i miei lettori perché mi pare prezioso! &#160; Buone maniere e cattive abitudini Dopo i «cristiani da salotto», sono  i «cristiani chiacchieroni» l’oggetto del nuovo richiamo di Papa [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7871&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo ora da Gianni Mereghetti questa contributo che non so se sia già in rete (lo cercherò per aggiungere il link, se c&#8217;è) e lo condivido con i miei lettori perché mi pare prezioso!</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong><span style="font-size:medium;">Buone maniere e cattive abitudini</span></strong></p>
</div>
<p><em>Dopo i «cristiani da salotto», sono  i «cristiani chiacchieroni» l’oggetto del nuovo richiamo di Papa Francesco nei confronti di quanti hanno smarrito il senso della loro appartenenza alla Chiesa, al popolo di Dio.  </em></p>
<div><em>Questa mattina, sabato 18 maggio, durante la celebrazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae,  Papa Bergoglio  ha sottolineato le «cattive abitudini» che si contrappongono alle «buone maniere» di cui fan mostra tanti cristiani. E tra le cattive abitudini c’è proprio quella di «spellarsi» l’un l’altro con le parole, con la disinformazione e con la </em></div>
<p><em><img alt="" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/vaticano/2013/114q13-messa-del-papa-a-santa-marta-buone-maniere-/messa.jpg" width="164" height="198" align="right" border="0" hspace="6" /></em></p>
<div><em>calunnia.  «Le chiacchiere — ha affermato — sono distruttive nella Chiesa». E sì che  Gesù parlava tanto con Pietro e con tutti gli altri, così come gli apostoli parlavano tra loro e con gli altri; ma era «un dialogo d’amore».</em></div>
<p><em> </em></p>
<p><em>Gesù, ha ricordato il Pontefice all’omelia, aveva chiesto più volte a Pietro «se gli voleva bene, se lo amava, più degli altri. Pietro aveva detto di sì e il Signore gli ha dato la missione: Pascola il mio gregge». Questo è stato  «proprio un dialogo d’amore». Ma a un certo punto, ha spiegato il Santo Padre,  Pietro ha avuto la tentazione di immischiarsi nella vita di un altro, Giuda. E dopo aver saputo che avrebbe tradito, ha chiesto a Gesù perchè gli permettesse di seguirlo ancora. «Gesù, un’altra volta, deve rimproverarlo: A te che importa? È forte questa parola: A te che importa? Non ti immischiare nella vita dell’altro. A te che importa se io voglio questo?» ha ribadito il Pontefice riferendosi al brano evangelico di Giovanni (21, 20-25).</em></p>
<p><em>Pietro, ha spiegato il vescovo di Roma,  è un uomo e dunque anche lui subisce  la tentazione di immischiarsi nella vita degli altri,  cioè, «come si dice volgarmente, di fare il ficcanaso».    Anche nella nostra vita cristiana succede questo: «quante volte — si è domandato Papa Francesco  — siamo tentati di fare questo? Il dialogo, quel dialogo con Gesù, è deviato su altro binario. E questo mischiarsi nella vita degli altri ha tante modalità». Il Pontefice ne ha sottolineate due: il paragonarsi  sempre agli altri  e le chiacchiere.</em></p>
<p><em>Il paragone, ha puntualizzato, è il chiedersi sempre:  «Perché questo a me e non a questo? Dio non è giusto!». Per rendere più chiaro il concetto, ha portato a esempio  santa Teresina, la quale «quando era bambina, ha avuto la curiosità di capire perché Gesù sembrasse non giusto: a uno gli dava tanto e all’altro tanto poco. Era bambina e ha fatto la domanda alla sua sorella più grande e lei — saggia questa sorella! — ha preso un ditale e un bicchiere. Li ha riempiti di acqua, tutti e due, e poi gli ha fatto la domanda: Dimmi Teresina, quale di questi due è più pieno?. Ma tutti e due sono pieni! E così è Gesù con noi: non interessa se tu sei grande, sei piccolo. Interessa se tu sei pieno dell’amore di Gesù e della grazia di Gesù! Gesù con noi fa così».</em></p>
<p><em>Quando invece  si fanno paragoni, «si finisce nell’amarezza e nell’invidia. Cosa che il diavolo vuole. Si comincia lodando Gesù e poi, per questa strada della comparazione, finiamo nella amarezza e anche nell’invidia». Ma l’invidia «arrugginisce la comunità cristiana» e  «fa tanto male, tanto male alla comunità cristiana».</em></p>
<p><em> La seconda modalità a cui si è riferito il Santo Padre  è costituita dalle chiacchiere. Si comincia con un fare  tanto educato: «Ma, io non voglio parlare male di nessuno ma mi sembra che&#8230;» e poi si finisce «spellando il prossimo. È proprio così! Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani!». E la chiacchiera «è proprio spellarsi, farsi male uno all’altro», come se si volesse sminuire  l’altro per farsi grande.  Per il Papa questo «non va! Sembra bello chiacchierare&#8230; Non so perché, ma sembra bello. Come le caramelle di miele, no? Tu ne prendi una  e dici: Ah che bello!  E poi un’altra, un’altra, un’altra e alla fine ti viene il mal di pancia». La chiacchiera è così: «è dolce all’inizio e poi ti rovina, ti rovina l’anima! Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa, sono distruttive. È un po’ lo spirito di Caino: ammazzare il fratello, con la lingua». E lo si fa «con maniere buone. Ma su questa strada diventiamo cristiani di buone maniere e di cattive abitudini! Cristiani educati, ma cattivi».</em></p>
<p><em>Quindi il Santo Padre ha elencato altri tre comportamenti negativi. Anzitutto la  disinformazione, quando cioè  diciamo «soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà; l’altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi». Poi la diffamazione: allorché  «una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa», bisogna raccontarla, «fare il giornalista, no?  E la fama di questa persona è rovinata»! E la terza è la calunnia: «dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello!».</em></p>
<p><em>Disinformazione, diffamazione e calunnia  «sono peccato! Questo è peccato! Questo è dare uno schiaffo a Gesù» attraverso i suoi figli, i suoi fratelli. E «il Signore sa questo, perché ci conosce come siamo»;  per questo  «dice a Pietro: A te che importa? Tu segui me! Proprio segnala la strada: non guardare di qua né di là». Il paragone con gli altri  «non ti farà bene, ma ti porterà l’invidia e l’amarezza. Segui me! Le chiacchiere non ti faranno bene, perché ti porteranno proprio a questo spirito di distruzione nella Chiesa. Segui me! È bella questa parola di Gesù, è tanto chiara, è tanto amorosa per noi». È come se ci dicesse: non fantasticate «pensando che la salvezza è nella comparazione con gli altri o nelle chiacchiere. La salvezza è andare dietro di me. Seguire Gesù! Chiediamo oggi al Signore Gesù che ci dia questa grazia di non immischiarci mai nella vita degli altri, di non diventare cristiani di buone maniere e cattive abitudini».</em></p>
<p><em>Con il Papa ha concelebrato, tra gli altri, il vescovo Enrico Dal Covolo, il quale ha accompagnato il personale della Pontificia Università Lateranense.</em></p>
<div><em> </em>Grazie Gianni!</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7871/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7871&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La più completa rivoluzione che mai sia stata predicata</title>
		<link>http://annavercors.wordpress.com/2013/05/18/la-piu-completa-rivoluzione-che-mai-sia-stata-predicata/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 13:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mentalità]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ritrovato, dopo anni, un libretto intitolato &#8220;Semi di contemplazione&#8221; di T. Merton e l&#8217;ho ripreso (naturalmente l&#8217;edizione del 1991, cioè quella vecchia) con curiosità totalmente immemore dei contenuti sicuramente letti e sottolineati una ventina d&#8217;anni fa. E&#8217; davvero molto interessante e chiarificatore, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;essenza della fede, sul suo reale significato, come risposta [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7869&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ritrovato, dopo anni, un libretto intitolato <a href="http://www.ibs.it/code/9788871808680/merton-thomas/nuovi-semi-contemplazione.html" target="_blank">&#8220;Semi di contemplazione&#8221; di T. Merton</a> e l&#8217;ho ripreso (naturalmente l&#8217;edizione del 1991, cioè quella vecchia) con curiosità totalmente immemore dei contenuti sicuramente letti e sottolineati una ventina d&#8217;anni fa.</p>
<p>E&#8217; davvero molto interessante e chiarificatore, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;essenza della fede, sul suo reale significato, come risposta alla sete dell&#8217;uomo che capisce che il problema non è &#8220;avere ragione&#8221;, ma  capire &#8220;come si fa a vivere&#8221;, come si può essere totalmente  e liberamente se stessi.</p>
<p>Sono appena a pag 113 e mi sono accorta che era troppo interessante quanto ho letto perciò voglio farvene partecipi.</p>
<p><em>&#8220;La tradizione cattolica  è una tradizione perché vi è una sola dottrina vivente nella cristianità: tutta la verità cristiana è stata pienamente rivelata; non è stata però pienamente compresa, né interamente vissuta. La vita della Chiesa è la verità di Dio stesso, che si riversa nella Chiesa dal Suo Spirito, e non può esservi altra verità che la soppianti e la sostituisca.</em></p>
<p><em>Tutto ciò che potremmo sostituire ad una vita così intensa sarebbe una vita inferiore, una specie di morte. La costante tendenza umana ad allontanarsi da Dio e da questa tradizione vivente può essere ostacolata soltanto da un ritorno alla tradizione e da un rinnovarsi di quell&#8217;unica vita senza mutamento che era infusa nella Chiesa ai suoi inizi.</em></p>
<p><em>Pure questa tradizione deve essere sempre una rivoluzione perché, per sua stessa natura, essa nega i valori e gli ideali cui la passione umana è così potentemente abbarbicata. <strong>A coloro che amano denaro, reputazione, piacere e potenza questa tradizione dice: &#8220;Sii povero, scendi nell&#8217;ultimo strato della società, prendi l&#8217;ultimo posto tra gli uomini, vivi con coloro che sono disprezzati, ama il prossimo e servilo invece di farti servire. Non opporre resistenza quando ti spingono da parte, ma prega per coloro che ti fanno del male. Non cercare il piacere ma allontanati da ciò che soddisfa la tua mente e i tuoi sensi e cerca Dio nella fame, nella sete e nelle tenebre, nei deserti dello spirito dove sembra pazzia viaggiare. Porta il carico della croce di Cristo, che è l&#8217;umiltà e la povertà e l&#8217;obbedienza e la rinuncia di Cristo, e troverai pace per la tua anima&#8221;.</strong></em></p>
<p><em>Questa è la più completa rivoluzione che mai sia stata predicata: infatti <strong>è la sola, vera rivoluzione, perché tutte le altre richiedono lo sterminio altrui</strong>, mentre questa soltanto significa morte per quell&#8217;uomo che (&#8230;) tu sei stato indotto a credere il tuo vero io&#8221;. </em>[il grassetto è mio]</p>
<p>Ho voluto rendervi partecipi di questa lettura perché mi pare che in modo sorprendente dolce, tenero affettuoso, ma deciso il nostro papa Francesco, con le sue omelie quotidiane nella Cappella di Santa Marta, ci stia riconsegnando questa tradizione cattolica che è facilissimo dimenticare, immersi come siamo in un mondo in cui tutto invita all&#8217;istintività e alla prepotenza.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7869/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7869&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>I movimenti incontrano Papa Francesco</title>
		<link>http://annavercors.wordpress.com/2013/05/18/i-movimenti-incontrano-papa-francesco/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 06:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[don Carròn]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco e i Movimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Tracce Come mendicanti della fede di Julián Carrón* 17/05/2013 &#8211; L&#8217;articolo del presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione in occasione dell’incontro di Papa Francesco con i movimenti ecclesiali di sabato 18 maggio 2013 (da &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221;) Papa Francesco. Il 18 maggio il Papa convoca tutti i movimenti e le nuove comunità per un [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7866&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=411&amp;id_n=34930" target="_blank">Da Tracce</a></p>
<h2>Come mendicanti della fede</h2>
<div>
<p><strong>di Julián Carrón*</strong></p>
<p><em>17/05/2013 &#8211; L&#8217;articolo del presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione in occasione dell’incontro di Papa Francesco con i movimenti ecclesiali di sabato 18 maggio 2013 (da &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221;)</em></p>
<div>
<ul>
<li><img title="Papa Francesco." alt="Papa Francesco." src="http://www.tracce.it/img/news/34930.png" align="middle" border="0" />Papa Francesco.</li>
</ul>
</div>
<p>Il 18 maggio il Papa convoca tutti i movimenti e le nuove comunità per un grande gesto di preghiera, per invocare dallo Spirito di Cristo il dono della Sua presenza che colma il nostro bisogno sconfinato. Noi siamo un movimento e vogliamo essere parte di questa Chiesa radunata da Papa Francesco.</p>
<p>Cosa significa questa chiamata per ciascuno di noi? È un’occasione bellissima e preziosa per dire di nuovo che il Papa è importante per noi, perché è il punto storico che Cristo ci ha dato, sul quale il male e la confusione non prevarranno. Per questo andiamo da lui come mendicanti, per essere sostenuti e confermati nella fede.</p>
<p>Perché il pellegrinaggio non sia un gesto formale, o semplicemente “pio” e “devoto”, dobbiamo comprenderne l’implicazione esistenziale. Vedendo che la confusione domina ovunque intorno a noi, domandiamoci: perché in noi non vince la confusione? La ragione non è legata al fatto di essere più bravi o più intelligenti o più coerenti degli altri; non è per questo che noi non siamo confusi, ma perché ci troviamo in continuazione davanti a un Fatto irriducibile che ci libera costantemente dal disorientamento generale.</p>
<p>Noi andiamo dal Papa nell’Anno della fede, e proprio questa circostanza ci dice qual è il discriminante della fede cattolica: l’esistenza di un punto storico, oggettivo, non prodotto dalla nostra immaginazione, un punto reale che ci salva dal festival delle interpretazioni, e quindi dalla confusione. Come ripeteva don Giussani, senza questo punto storico non c’è una esperienza cattolica: «Il Cristianesimo è l’annuncio di un Fatto, un Fatto buono per l’uomo, un Evangelo: Cristo nato, morto, risorto. Non è una definizione astratta, un pensiero interpretabile. La Parola di Dio &#8211; il Verbo &#8211; è un fatto accaduto nel seno di una donna, è diventato bambino, è diventato un uomo che ha parlato sulle piazze, ha mangiato e bevuto a mensa con gli altri, è stato condannato a morte ed ucciso. Il volto di quell’uomo è oggi l’insieme dei credenti, che ne sono il segno nel mondo, o &#8211; come dice san Paolo &#8211; ne sono il Corpo, Corpo misterioso, chiamato anche “popolo di Dio”, guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma» (Luigi Giussani, <em>Il senso di Dio e l’uomo moderno</em>).</p>
<p>Andare a Roma è per ciascuno di noi l’occasione per riscoprire la portata di questo Fatto irriducibile e il nostro legame con Papa Francesco. Possiamo vivere questo gesto formalisticamente, e allora incomincia a vincere in noi l’aridità, il deserto; oppure possiamo viverlo implicati nella realtà a partire da questa presenza irriducibile, e allora comincia a vincere l’interesse, la curiosità, la sorpresa; solo questo fa la differenza.</p>
<p>Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ci ha invitato a riconoscere la ragione profonda per la quale siamo stati scelti col battesimo e per la quale abbiamo incontrato un carisma, invitando ad «aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie, (…) dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede, (…) sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione» (Udienza generale, 27 marzo).</p>
<p>È così sterminato il bisogno del cuore dell’uomo di oggi che solo una risposta altrettanto sconfinata può essere all’altezza della situazione: «La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo» (Udienza ai cardinali, 15 marzo 2013).</p>
<p>Il Papa ci spinge costantemente a vivere la fede come testimonianza: «Non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita». Ma ci avverte che questo è possibile solo «se riconosciamo Gesù Cristo, perché è Lui che ci ha chiamati, ci ha invitati a percorrere la sua strada, ci ha scelti. Annunciare e testimoniare è possibile solo se siamo vicini a Lui, proprio come Pietro, Giovanni e gli altri discepoli» (Omelia nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, 14 aprile 2013).</p>
<p>Mi stupisce come non ci sia giorno in cui Papa Francesco non ci solleciti a vivere come Gesù: «Essere cristiani non si riduce a seguire dei comandi, ma vuol dire essere in Cristo, pensare come Lui, agire come Lui, amare come Lui; è lasciare che Lui prenda possesso della nostra vita e la cambi, la trasformi, la liberi dalle tenebre del male e del peccato» (Udienza generale, 10 aprile 2013).<br />
Andare a Roma è per mendicare lo Spirito di Cristo, così che possiamo ammettere con semplicità di cuore: «Tutto per me Tu fosti e sei» (Ada Negri); non solo: «Fosti», come una reliquia del passato, ma: «Sei», qui ed ora, come una Presenza che ci trascina in un vortice di vita.</p>
<p><em>*presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione</em></p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7866/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7866&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Papa Francesco a Bonaria</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 20:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco a Bonaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Già dall’anno 1335 la comunità fondata dal mercedario fra Carlo Catalano aveva preso in consegna il tempio sul colle di Bonaria che divenne da allora sede della famiglia mercedaria a Cagliari. I religiosi, quindi, cominciarono ad occuparsi anche del decoro di questa casa di Dio. Il loro impegno fu talmente grande, da spingere molti a salire [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7857&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://annavercors.files.wordpress.com/2013/05/papa-francesco-a-bonaria.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7859" alt="Papa Francesco a Bonaria" src="http://annavercors.files.wordpress.com/2013/05/papa-francesco-a-bonaria.jpg?w=600&#038;h=450" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Già dall’anno 1335 la comunità fondata dal mercedario fra Carlo Catalano aveva preso in consegna il tempio sul colle di Bonaria che divenne da allora sede della famiglia mercedaria a Cagliari.<br />
I religiosi, quindi, cominciarono ad occuparsi anche del decoro di questa casa di Dio. Il loro impegno fu talmente grande, da spingere molti a salire sulla collina, non solo per pregare la Vergine, ma per chiedere aiuti, consigli e lumi ai religiosi, specialmente a fra Carlo.<br />
Un giorno venne a far visita a fra Carlo un gruppo di genovesi, per ascoltarlo e raccomandarsi alle sue preghiere. Ad uno di essi, che gli chiedeva aiuti particolari, per risolvere alcuni suoi problemi importanti, il pio religioso rispose, parlando di una misteriosa Signora che presto sarebbe venuta ad insediarsi sul colle di Bonaria. Inizialmente le parole di fra Carlo sembravano sibilline, oscure. In seguito esse apparvero ben chiare, quando una misteriosa cassa approdò sulla spiaggia antistante Bonaria. Ciò accadde il 25 marzo 1370. Le parole di fra Carlo ebbero compimento proprio quel giorno. Il contenuto della misteriosa cassa era l’oggetto della sua profezia: un meraviglioso Simulacro di Madonna col Bambino tra le braccia.</p>
<p>L’arrivo della misteriosa cassa.</p>
<p>Una nave, proveniente probabilmente dalla Spagna, si dirigeva verso l’Italia quando, all’improvviso, fu colta da una terribile tempesta, che mise a repentaglio la vita dell’equipaggio e dei passeggeri. Pur essendo esperti di navigazione, nessuno dei marinai riuscì a portare l’imbarcazione al sicuro. Il capitano, in un ultimo tentativo di salvare almeno gli uomini, ordinò di gettare in mare tutto il carico della nave. Così fu fatto ma senza risultato alcuno. C’era anche una grande cassa, di cui s’ignorava il padrone e il contenuto. Fu gettata per ultima. All’improvviso, quasi per incanto, la tempesta cessò. Si cercò di riprendere la rotta prestabilita ma la nave, quasi costretta da forze misteriose, seguì la cassa che, dopo qualche tempo, si arenò sulla spiaggia, ai piedi della collina di Bonaria.</p>
<p>La Grande Signora venuta dal mare.</p>
<p>Molta folla, comprese le autorità religiose e civili, accorsero sulla spiaggia per rendersi conto dell’accaduto. Tutti contemplavano la cassa chiedendosi quale misterioso segreto racchiudesse. Si cercò di aprirla, ma nessuno ci riuscì. Si cercò di sollevarla, ma ogni tentativo fu vano. La cassa era troppo pesante. All’improvviso una voce di bimbo, &#8211; un fantolino in braccio a sua madre – gridò: Chiamate i frati della Mercede! Questi arrivarono in fretta e, senza difficoltà alcuna, sollevarono la pesante cassa e la trasportarono nella loro chiesa. Cosa mai poteva contenere questa cassa misteriosa e perché soltanto i religiosi avevano potuto sollevarla e trasportarla in quel luogo sacro?<br />
In un’atmosfera di silenzio e di pietà, i religiosi aprirono la cassa e restarono, assieme a tutti i presenti, sbalorditi nel vederne il contenuto. In quella cassa vi era una meravigliosa statua della Madonna con il Bambino in braccio e, nella mano destra una candela accesa. La profezia di fra Carlo si era avverata. Maria, la gran donna, venuta dal mare, aveva scelto la sua casa, sulla collina di Bonaria.</p>
<p>Il Simulacro della Vergine.</p>
<p>Nessuno ha mai saputo donde venisse e dove fosse destinato il meraviglioso Simulacro racchiuso in quella cassa misteriosa. Sappiamo solo che il suo arrivo a Bonaria fu una precisa volontà della Madre di Dio. Da quel fatidico 25 marzo 1370, la piccola chiesa di Don Alfonso è diventata la casa di Maria, il Santuario di Cagliari e della Sardegna, destinato a diventare il maggior centro di devozione alla Vergine di tutta l’Isola ed uno dei più importanti d’Italia. Il Simulacro della Vergine e del Bambino, è stato ricavato da un unico pezzo di legno di carrubo, misura un metro e 56 centimetri di altezza.<br />
“Ha il capo scoperto con la lunga chioma, senza inviluppi, sparsa maestosamente sugli omeri. L’angelico sembiante è di color naturale tendente al bruno, di esatte proporzioni, maestosa ad un tempo ed amorevole. Dal collo fino ai piedi veste un’ampia e lunga tunica cremisi, da cui spunta appena il piede destro, bellamente dipinta, quasi broccatelle d’oro, e strette ai fianchi da una elegante e ricamata cintura.<br />
La copre un gran manto azzurro con i risalti di squisito lavorio a fiori dorati che, affibbiato al petto, ripiegasi dal braccio destro sotto il sinistro con molta grazia. Sporge dal manto la mano destra col braccio alquanto disteso; ed il pollice è ravvicinato alle altre dita riunite quasi in atto di sostenere una candela. Colla sinistra sostiene il Bambino di pari bellezza e nudo, il quale ha i capelli alquanto ricciuti e discriminati sulla fronte, porta nella sinistra un globo, e colla destra è in atto di benedire”</p>
<p>(Da Facebook - <a href="https://www.facebook.com/vocazioni.mercedarie">https://www.facebook.com/vocazioni.mercedarie</a> )</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7857/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7857/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7857&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Papa incontra i Movimenti</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 05:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Papa e movimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla Radio Vaticana: Sabato e Domenica prossime oltre 120 mila persone sono attese in piazza San Pietro per la Giornata dei movimenti, delle nuove comunità, delle associazioni e aggregazioni laicali. “Io credo, aumenta in noi la fede” è il titolo dell’iniziativa che nasce nell’ambito dell’Anno della Fede e su proposta del Pontificio Consiglio per la [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7854&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><em><a href="http://it.radiovaticana.va/news/2013/05/16/attesa_per_lincontro_del_papa_con_movimenti_e_nuove_comunit%C3%A0/it1-692711" target="_blank">Dalla Radio Vaticana:</a></em></div>
<div></div>
<div>Sabato e Domenica prossime oltre 120 mila persone sono attese in piazza San Pietro per la Giornata dei movimenti, delle nuove comunità, delle associazioni e aggregazioni laicali. “Io credo, aumenta in noi la fede” è il titolo dell’iniziativa che nasce nell’ambito dell’Anno della Fede e su proposta del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Momenti culminanti la Veglia di Pentecoste, il Sabato, e il giorno successivo la Messa, presiedute da Papa Francesco.</div>
<p>A partecipare all&#8217;evento anche <i>Comunione e Liberazione</i>. Con quali sentimenti i membri del movimento si stanno preparando all’incontro? <b>Debora Donnini</b> lo ha chiesto a <b>don Julian Carron</b>, presidente della &#8220;Fraternità di Comunione e Liberazione&#8221;:<span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.news.va/it/news/attesa-per-lincontro-del-papa-con-movimenti-e-nuov#" target="_blank"><img alt="" src="http://it.radiovaticana.va/global_images/mp3_icon.gif" border="0" /></a> </span><br />
R. –<b> Ci stiamo preparando attraverso il desiderio di andare dal Papa per essere sostenuti nella fede in questo anno in cui il tema è proprio la fede.</b><br />
D. – Nel ’98, c’era stato un momento molto importante, sempre nella Pentecoste, di incontro dei movimenti e delle nuove realtà ecclesiali con Giovanni Paolo II. Ci può essere in qualche modo un legame, un filo conduttore fra questi due momenti?<br />
R. – <b>A me sembra di sì. Nella diversità della loro natura, in fondo, si tratta di un incontro dei movimenti e delle realtà ecclesiali con il Papa. Quest’anno ha la peculiarità di essere nell’Anno della Fede, che è come aggiungere una consapevolezza più acuta di cosa voglia dire per la fede cattolica il legame con Pietro</b>.<br />
D. – Nella Pentecoste il grande “protagonista” è lo Spirito Santo. C’è, quindi, un legame molto forte tra lo Spirito Santo, i movimenti e le nuove realtà ecclesiali?<br />
R. – <b>Assolutamente sì, perché i movimenti e le realtà ecclesiali sono frutto della potenza dello Spirito. Il carisma è un dono dello Spirito Santo, dato alla Chiesa per il suo rinnovamento costante. Andiamo anche a chiedere allo Spirito Santo che le nostre vite possano essere rigenerate dalla nostra costante caduta umana, normale. Per questo, come in una sorta di pellegrinaggio, andiamo a chiedere questa grazia allo Spirito Santo, insieme a tutte le altre realtà ecclesiali, con il Papa.</b><br />
D. – Oggi il Papa nella Messa a Santa Marta ha detto che è importante che ci siano cristiani con zelo apostolico, non &#8220;cristiani da salotto&#8221;, senza il coraggio di dare fastidio alle cose troppe tranquille. Questo per <i>Comunione e Liberazione </i>cosa significa, anche in vista di questo incontro, della Pentecoste, dello Spirito Santo?<br />
R. – <b>Questo significa prima di tutto lasciarci rinnovare dalla potenza dello Spirito, perché noi possiamo portare questa diversità, possiamo veramente disturbare o perturbare l’ambiente in cui siamo, nella misura in cui ci siamo lasciati perturbare dalla potenza di Dio. Per poter rispondere a questo appello di Papa Francesco, dobbiamo noi essere diversi, perché questa creatura nuova, che Cristo è venuto a generare, possa mettere nella realtà questa diversità.</b></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7854/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7854&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Veni sancte Spiritus, Veni per Mariam</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 07:16:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Giussani]]></category>
		<category><![CDATA[don giussani]]></category>

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		<description><![CDATA[Veni Sancte Spiritus, perché Spiritus est Dominus, Spiritus est Deus (Dio è Spirito, lo Spirito è Dio). Lo Spirito è Dio, a cui apparteniamo. Perché lo Spirito è autocoscienza; e se questa è in noi bene applicata fa capire: l’uomo capisce che appartiene, che è appartenenza a un Altro. È l’appartenenza a una Presenza, a [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7851&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Veni Sancte Spiritus, perché Spiritus est Dominus, Spiritus est Deus (Dio è Spirito, lo Spirito è Dio).</p>
<p>Lo Spirito è Dio, a cui apparteniamo.</p>
<p>Perché lo Spirito è autocoscienza; e se questa è in noi bene applicata fa capire: l’uomo capisce che appartiene, che è appartenenza a un Altro.</p>
<p>È l’appartenenza a una Presenza, a una Presenza, anche qui, misteriosa (misteriosa perché non è nostra, questa Presenza, in un certo senso non lo è; perché se è da un’altra fonte, non è della nostra fonte).</p>
<p>«Vieni Santo Spirito» in ogni mia azione, «Vieni Santo Spirito» in ogni mio momento.</p>
<p>Veni per Mariam, e questo è proprio…</p>
<p>la Madonna è proprio il tocco più potentemente umano e persuasivo che Dio abbia fatto verso il Suo agire sull’uomo.</p>
<div><span style="font-family:'comic sans ms', sans-serif;">( D<i>all’intervento conclusivo di Luigi Giussani agli Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e liberazione Rimini, 20 maggio 2001)</i></span></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7851/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7851&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Come si fa a vivere?</title>
		<link>http://annavercors.wordpress.com/2013/05/13/come-si-fa-a-vivere/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 14:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si fa a vivere? si chiede l&#8217;editoriale di Tracce di Maggio  ed è la domanda più inquietante e dolorosa per ciascuno. Ma Papa Francesco, in modo ancora sorprendente ci indica la strada. Almeno la indica ai cristiani. Chi non è cristiano credo che il problema se lo ponga e se è serio con se [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7848&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tracce.it/default.asp?id=266&amp;id2=334&amp;id_n=34675#.UZC8W3x7hiE.facebook" target="_blank">Come si fa a vivere? si chiede l&#8217;editoriale di Tracce di Maggio</a>  ed è la domanda più inquietante e dolorosa per ciascuno. Ma Papa Francesco, in modo ancora sorprendente ci indica la strada. Almeno la indica ai cristiani. Chi non è cristiano credo che il problema se lo ponga e se è serio con se stesso, non trova risposta.</p>
<p>Ma copio il prezioso suggerimento:</p>
<p><em><a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html" target="_blank">Dall&#8217;Osservatore Romano</a>:</em></p>
<h2>Due uscite per il cristiano</h2>
<p>Le piaghe di Gesù sono ancora presenti sulla terra. Per riconoscerle è necessario uscire da noi stessi e andare incontro ai fratelli bisognosi, ai malati, agli ignoranti, ai poveri, agli sfruttati. È l&#8217;&#8221;esodo&#8221; che Papa Francesco ha indicato ai cristiani nell&#8217;omelia della messa celebrata sabato mattina, 11 maggio, nella cappella della Domus Sanctae Marthae. <br /><img alt="" src="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/papa.jpg" width="255" height="170" align="left" border="0" />Si tratta &#8211; ha spiegato il Pontefice &#8211; di &#8220;un uscire da noi stessi&#8221; reso possibile dalla preghiera &#8220;verso il Padre in nome di Gesù&#8221;. La preghiera che &#8220;ci annoia&#8221;, invece, è &#8220;sempre dentro noi stessi, come un pensiero che va e viene. Ma la vera preghiera è uscire da noi stessi verso il Padre in nome di Gesù, è un esodo da noi stessi&#8221; che si compie &#8220;con l&#8217;intercessione proprio di Gesù, che davanti al Padre gli fa vedere le sue piaghe&#8221;. Ma come riconoscere queste piaghe di Gesù? Come è possibile avere fiducia in queste piaghe se non le si conosce? E qual è &#8220;la scuola dove si impara a conoscere le piaghe di Gesù, queste piaghe sacerdotali, di intercessione?&#8221;. La risposta del Papa è stata esplicita: &#8220;Se noi non riusciamo a fare questa uscita da noi stessi verso quelle piaghe, non impareremo mai la libertà che ci porta nell&#8217;altra uscita da noi stessi, verso le piaghe di Gesù&#8221;. <br />Da qui l&#8217;immagine delle due &#8220;uscite da noi stessi&#8221; indicate dal Santo Padre: la prima è &#8220;verso le piaghe di Gesù, l&#8217;altra verso le piaghe dei nostri fratelli e sorelle. E questa è la strada che Gesù vuole nella nostra preghiera&#8221;. Parole che trovano conferma nel Vangelo di Giovanni (16, 23-28) della liturgia del giorno. Un brano nel quale Gesù è di una chiarezza disarmante: &#8220;In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualcosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà&#8221;. In queste parole &#8211; ha notato il Pontefice &#8211; c&#8217;è una novità nella preghiera: &#8220;Nel mio nome&#8221;. Il Padre dunque &#8220;ci darà tutto, ma sempre nel nome di Gesù&#8221;. <br />Cosa significa questo chiedere nel nome di Gesù? È una novità che Gesù rivela proprio &#8220;nel momento in cui lascia la terra e torna al Padre&#8221;. Nella solennità dell&#8217;Ascensione celebrata giovedì scorso &#8211; ha ricordato il Papa &#8211; è stato letto un brano della Lettera agli Ebrei, dove si dice tra l&#8217;altro: &#8220;Poiché abbiamo la libertà di andare al Padre&#8221;. Si tratta di &#8220;una nuova libertà. Le porte sono aperte: Gesù, andando dal Padre, ha lasciato la porta aperta&#8221;. Non perché &#8220;si sia dimenticato di chiuderla&#8221;, ma perché &#8220;lui stesso è la porta&#8221;. È lui &#8220;il nostro intercessore, e per questo dice: &#8220;Nel mio nome&#8221;". Nella nostra preghiera, caratterizzata da &#8220;quel coraggio che ci dà Gesù stesso&#8221;, chiediamo allora al Padre nel nome di Gesù: &#8220;Guarda tuo Figlio e fammi questo!&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7848/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7848&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Ora sento più pace, felicità e tranquillità&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annavercors</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal Paraguay ci scrive P. Aldo:</p>
<p>Cari amici, desidero condividere con voi una lettera che José (Giuseppe) ci ha inviato per festeggiare un anno di ricovero nella clinica. Ha 43 anni, da tempo è totalmente paralizzato con gli arti rattrappiti ed è cieco. Pur avendo famiglia è solo. Noi siamo la sua famiglia. È stupendo vedere l’affetto delle infermiere e del personale verso di lui. Ogni volta che mi avvicino e gli chiedo come sta, mi risponde: “molto bene, Padre. Qui ho tutto ciò che è necessario per vivere”. Per me è una provocazione continua per riconoscere la positività e la bellezza della vita, qualunque siano le condizioni in cui si svolge. In queste condizioni lui ha incontrato Gesù, unico motivo della sua vita. Decisivo in questo incontro è stato l’amore vissuto momento per momento. È un incontro concreto con volti che ti vogliono bene concretamente, nel quale Gesù si fa presente rendendo l’impossibile (vivere in quelle condizioni) possibile. Guardando José penso agli amici ammalati di SLA e insieme preghiamo per loro. Vi chiedo di cuore di stare tanto vicino a chi ha la SLA perché solo l’amore dà loro l’energia per riconoscere la predilezione di Gesù.</p>
<p>Con affetto, P. Aldo</p>
<p><i>Caro Padre Aldo scrivo questa lettera con l&#8217;intenzione di ringraziare tutte le persone che sono in questo clinica. Con tutto il cuore ringrazio le prime infermiere che mi hanno accudito quando sono arrivato in questa casa. Per avermi ripulito, rasato, fatto il bagno, le prime cure. Per avermi ripulito per bene.</i></p>
<p><i>Oggi è il mio primo anniversario in questa casa, sono molto contento e felice. Ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di venire qui.</i></p>
<p><i>Qui ho fatto la mia Cresima e da allora la mia vita è cambiata;  da quel momento ho vissuto più intensamente la mia fede.</i></p>
<p><i>Ho trascorso qui tanti bei momenti di felicità, tra i quali la festa per i miei 43 anni e, senza dubbio, mi sono avvicinato di più a Dio attraverso la preghiera quotidiana, la comunione e la confessione frequente. Ora sento più pace, felicità e tranquillità,  accettando e  sopportando con dignità la mia malattia fino a quando Dio lo vorrà.</i></p>
<p><i>Prima della mia malattia facevo una vita molto disordinata, lontana da Dio. Ho avuto molti problemi e l&#8217;odio dei miei familiari, ma attraverso la mia malattia e con l’arrivare qui ho potuto superare il rancore, l’odio verso di loro. Forse loro sono ancora arrabbiati e per questo non mi chiamano spesso, ma io ogni giorno li amo di più, prego ogni giorno per tutti loro chiedendo al Signore di farli riavvicinare a me e che, sia loro che le loro famiglie, abbiano la salute e siano felici come lo sono io, malgrado sia a letto.</i></p>
<p><i>Ringrazio ancora tutti i medici, le infermiere, le cuoche, le addette alle pulizie, le segretarie, i volontari e le volontarie, gli amici, la suora e specialmente te e tutti coloro che mi hanno aiutato in ogni modo.</i></p>
<p><i>Un caro saluto. </i></p>
<p><i>JOSE D. O.</i></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/annavercors.wordpress.com/7845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/annavercors.wordpress.com/7845/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=annavercors.wordpress.com&#038;blog=29423990&#038;post=7845&#038;subd=annavercors&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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