Che val la vita se non per essere data?

Uno dei libri che ho letto e riletto e ho fatto leggere anche ai miei alunni è il capolavoro dal quale ho tratto il titolo e la frase che sta sotto il titolo del  blog.

In realtà il mio personaggio preferito in assoluto è la giovane Violaine, ma il nome non era disponibile per darlo al mio blog e poi… forse non sono all’altezza di questo straordinario personaggio: è una diciottenne felice perché ama ed è amata e si deve sposare, ma la carità fraterna la spinge a perdonare l’uomo che ha osato usarle violenza senza riuscirvi: da questo perdono offerto con tutto il cuore e con ardore giovanile nasce tutto il dramma che la vede protagonista.

Devo dire che molti momenti di difficoltà nella vita sono riuscita a superarli leggendo questo piccolo dramma le cui parole  più significative tappezzavano una parete della mia camera.

Trascrivo la presentazione del dramma (scritto all’inizio del secolo scorso da Paul Claudel) che ne ho fatto per www.culturacattolica.it:

“E’ difficile accostarsi ad un capolavoro perché lo stupore toglie le parole di bocca e uno vorrebbe essere capace di descrivere (e quindi de-limitare) qualcosa che deborda da tutte le parti.L’Annuncio a Maria di P. Claudel è un capolavoro; appunto, “il più bel canto della cristianità” del ’900, come è stato definito.

Ne esiste una ristampa recente della collana dei “Libri dello spirito cristiano” della BUR ed ha una affascinante presentazione di Mons. Luigi Giussani.

Ma credo che ognuno, leggendo questo dramma sacro scritto agli inizi del 900, finisca per identificarsi con uno dei personaggi, tanto essi sono essenziali e paradigmatici: Pietro di Craon, grande costruttore di cattedrali e genio che interpreta il cuore del suo popolo; Anna Vercors, l’anziano possidente che tutto sacrifica per andare in pellegrinaggio in Terra Santa per mendicare da Dio l’unità dei cristiani.; la dolcissima Violaine, sua giovane figlia, che umile e lieta abbraccia la vita con semplicità e fiducia pur dentro le più atroci contraddizioni, convinta che la positività della vita non sarà distrutta da esse; Giacomo, l’uomo giusto, che calcola tutto e perciò non riesce a percepire il mistero…

Non c’è una parola che non corrisponda a un’altra dopo, – dice don Giussani nell’introduzione – è bellezza senza fine”(…) “queste pagine contengono l’ideale di tutto”.

Le pagine si inseguono col fascino strano e misterioso di frasi per comprendere le quali occorrono anni di meditazione e di impegno personale con la propria esperienza; e poi uno si accorge che quelle frasi non perdono mai freschezza e fascino: sono come verità preziose in cui uno non finisce mai di inoltrarsi…

Ne cito alcune.

“Forse che il fine della vita è vivere?(…) Non vivere ma morire e dare in letizia quel che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!”

Oppure:

“Siate uomo, Pietro. Siate degno della fiamma che vi consuma. E se bisogna essere divorati, sia ciò su un candelabro d’oro(…) per la Gloria di tutta la Chiesa.”

Ancora:

“Santità non è farsi lapidare in terra di Paganìa o baciare in bocca un lebbroso, ma fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto, o di salire più alto.”

Ma l’espressione più toccante per me lettrice (e ognuno può trovarne tantissime) è questa:

“Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?”

Non mi soffermo oltre su questo piccolo capolavoro perché voglio lasciare al lettore il gusto di scoprirne i tesori. Una raccomandazione: è importante leggere l’introduzione, poi il dramma e poi di nuovo l’introduzione perché aiuta a gustare meglio il tutto.

******************************

Mi hanno chiesto in occasione del 25 marzo prossimo un articolo per un mensile e, rifacendomi a questo ho fatto… qualche passo avanti:

“La gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna”

Si appressa il gran giorno dell’Annunciazione, il 25 marzo, giorno in cui anche il bel simulacro della Madonna di Bonaria approdò misteriosamente nella nostra Sardegna nel lontano 1370. Perciò ho voluto riprendere il prezioso libro che, dopo diversi decenni, continua ad affascinarmi ancora. Si tratta de “L’Annuncio a Maria” di. P. Claudel, scritto nel 1912 e riproposto modificato in alcune parti e in diverse occasioni fino al 1948.

Si tratta di un dramma che non esiterei a definire sacro e che si ambienta in pieno Medio Evo in una situazione particolarmente difficile dal punto di vista politico (non si capisce più chi sia il re) e religioso (ci sono due papi che si contrappongono e la cristianità è smarrita). Sullo sfondo di questo periodo storico così confuso, ma non più confuso di questi anni che anche noi stiamo vivendo, si svolge il dramma umano che ha come protagonista una dolcissima diciottenne, Violaine, e, come coprotagonisti, il padre, Anna Vercors, e il grande costruttore di cattedrali, Pietro di Craon.

Accanto a loro vi sono altri personaggi, non meno importanti, perché ciascuno di loro sembra davvero incarnare i tipi umani o certi atteggiamenti personali che appartengono un po’ a ciascun uomo.

Ma al di là della fragilità e della grandezza dei personaggi c’è un tema fondamentale che caratterizza il piccolo grande  dramma della giovane Violaine,  - felice perché è semplice, obbediente e innamorata di Giacomo, l’uomo che il padre Anna ha scelto per lei – ed è il tema dell’amore. Non l’amore come scialbo tenerume, ma un amore vero che sa scegliere il bene dell’amato e si sacrifica per l’amato. E’ l’amore della dolce Violaine, fedele e tenace; l’amore di Pietro di Craon che, in un momento di debolezza, vorrebbe abusare di lei che sa ben difendersi e lo perdona con una generosità lieta e innocente, tale da condizionare tutto il resto della vicenda; l’amore di Anna Vercors, ormai maturo, ma grato a Dio perché è stato sempre ricompensato in modo straripante per il dovere sempre compiuto con fedeltà e perciò decide di partire in pellegrinaggio perla TerraSantaper impetrare pace per la cristianità smarrita e divisa.

Non vorrei però togliere al lettore il gusto di una lettura personale di un libro in cui ogni parola sembra scaturire dal fondo dell’anima e, come tale, uno non finisce mai di assaporarla e comprenderla. Voglio però trascrivere alcune di queste parole che da sempre mi accompagnano nei momenti difficili o belli della vita:

“Forse che il fine della vita è vivere?(…) Non vivere ma morire, non digrossar la croce ma salirvi e dare in letizia quel che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!”

Oppure:

“Siate uomo, Pietro. Siate degno della fiamma che vi consuma. E se bisogna essere divorati, sia ciò su un candelabro d’oro(…) per la Gloria di tutta la Chiesa.”

Ancora:

“Santità non è farsi lapidare in terra di Paganìa o baciare in bocca un lebbroso, ma fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto, o di salire più alto.”

“la pace, chi la conosce, sa che gioia e dolore in ugual modo ne fanno parte”

“l’amore ha fatto il dolore, il dolore ha fatto l’amore”

Ma l’espressione più toccante per me lettrice (e ognuno può trovarne tantissime) è questa:

“Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?”

Ed ora vorrei davvero invitarvi a leggere questo piccolo capolavoro, di cui, solo ora, dopo tanti anni, ho capito il significato del titolo.

L’annuncio a Maria è stato offerto la prima volta in uno sperduto paesino    ai confini dell’impero romano ad una fanciulla semplice, lieta, obbediente e fiduciosa e Lei ha risposto di sì. Lo stesso annuncio, con modalità diverse, ma con uguale decisività viene fatto a ciascuno di noi attraverso le circostanze della vita e ciascuno può rispondere subito sì, come fa Violaine o Anna Vercors, oppure può rifiutare in un primo momento e poi arrendersi, come fanno gli altri personaggi del dramma. Ma l’importante è che a quell’annuncio si arrivi a rispondere prima o poi e definitivamente il  nostro sì.

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4 commenti

  1. salve sono stupefatto da questo sito.
    sono il Presidente dell’associazione Sindrome Klinefelter Italiana sicilia onlus.
    ritengo corretto che si ricori da chi veniamo e e da chi siamo stati creati.
    la nostra sindrome pultroppo e un fattore genetico.
    io ringrazio Dio di avermi dato la vita.con i suoi pro e contro ,ma la mia vita da SK e stupenda.

    cordiali saluti vincenzo graffeo

    Rispondi
    • Ti ringrazio tantissimo per la tua testimonianza.
      Il bene esiste e ha solo bisogno di essere mostrato.

      Se avete un sito con delle testimonainze, sarei lieta di rilanciarle qui!
      Un caro saluto.

      Rispondi
  2. Matteo Fiore

     /  agosto 6, 2013

    “Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?”
    Mi potresti dire per favore a che pagina del libro e di quale edizione? Perché non riesco a trovarla.
    Matteo

    Rispondi

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