… ma il nostro cuore? la nostra intelligenza? il nostro desiderio di Verità, Giustizia, Bellezza, Bontà?

Un blogger amico ha postato oggi questa bella riflessione che condivido in pieno e mi chiedo come un famoso scrittore: dove è la vita che abbiamo perduto vivendo?

Ci siamo dimenticati di avere un cuore al quale non bastano le chiacchiere che ci inondano tutti i giorni da parte dei mass media, facendoci credere che quella sia realtà… ma il nostro cuore? la nostra intelligenza? il nostro desiderio di Verità, giustizia, Bellezza, Bontà?

Ecco il post dell’amico

Viviamo un momento storico di grandi cambiamenti; è possibile che, finalmente, l’uomo si sia reso conto che a far sempre nella stessa maniera non cambia mai niente. Si sta sviluppando una nuova coscienza che sta arrivando al cuore della gente, che la sta rendendo consapevole del fatto che, continuando sulla strada del capitalismo sfrenato e dell’egoismo presto si arriverebbe alla rovina, con la devastazione dell’individuo, sempre più infelice e dell’intero pianetatotalmente impoverito ed ucciso da tanta avidità.

Oggi, più che mai, è necessario riscoprire il cuore, che significa sentimento ma anche istinto, intuito, empatia,fratellanza, gratitudine. Tutta la nostra vita, fino ad ora, è stata incentrata sulla logica, sulle cifre, su quello che è più materialmente conveniente; dimenticando di avere un cuore abbiamo fatto si che tutto intorno e dentro di noi si complicasse.
 
Senza metterci il cuore i rapporti interpersonali diventano un dare esclusivamente per ricevere, il lavoro, scelto senza ascoltare il cuore ma solo la “logica”, diventa un mezzo per guadagnare e non per esprimersi, lo studio senza cuore significa ricordare molte nozioni senza imparare nulla. Abbiamo talmente perso l’attitudine a fidarci del nostro cuore che tendiamo a ritenere chi lo fa  sia una persona sciocca o, semplicemente, piuttosto ignorante.
Ma a cosa serve attraversare questo mondo splendido senza usare il cuore, senza, cioè, avere i mezzi per osservare e comprendere questa bellezza? E’ davvero una scelta intelligente rinunciare a quel che dice il cuoreper rincorrere delle mete razionali e terrene?
 
Che poi usare il cuore non significa dimenticarsi di avere un cervello; ascoltando il cuore si da modo anche alla parte più recondita di noi, quella che sfugge alle definizioni logiche, di esprimersi, di avere uno sbocco tangibile nella realtà. Perché a reprimere sempre ilcuore si vive male, si diventa infelici contro ogni logica e, nel peggiore dei casi, ci si ammala.
 
Il benessere di una persona e dell’intero pianeta non dipende soltanto dai numeri, dai redditi, dai guadagni e da tutto ciò che la razionalità ci insegna a valutare ma anche da ciò che quella singola persona prova, sente ed ha bisogno di esprimere quotidianamente a se stesso ed agli altri.

 

Ottantasettesimo giorno di scuola

Entro in classe e ho uno scarto improvviso.

Mi passa nella mente tutto quello che ho sentito la settimana scorsa, l’insieme di opinioni sugli studenti  che mi si e’ incrostato nei gangli del pensiero.
Sento un rifiuto che mi sale dirompente dal cuore, li guardo in faccia i ragazzi e le ragazze che si apprestano ad iniziare la giornata e il mio giudizio e’ chiaro, non c’e’ alcun dubbio, questi  studenti reali non hanno nulla a che fare con il modo con cui ne parliamo nei nostri consessi illuminati, questi studenti reali sono fatti di carne e sangue, sono vivi e vibrano di un desiderio positivo.

Mi affascina che gli studenti reali prendano il sopravvento su quelli di cui riempiamo i nostri discorsi ed ha una attrattiva irrefrenabile la tenerezza che provo guardandoli in faccia, un’altra cosa rispetto alle opinioni negative con cui abbiamo cospirato insieme per prendere le distanze dalla realta’.

Riparto questa mattina da questo scarto tutto positivo, ho davanti dei ragazzi e delle ragazze che sono pieni di vita, ho per loro la stessa stima che nutro nei confronti del mio io  e questo e’ cio’ che mi riempie il cuore di letizia.

E’ un nuovo inizio che si lascia alle spalle le pessime valutazioni con cui abbiamo segnato uno ad uno studenti e studentesse, finalmente il coraggio di iniziare da quello che sono realmente e non da come ce li immaginiamo!

Mentre vivo tra me e me questa tensione tra immagini e realtà l’ora di lezione prende il largo e lo fa in modo strano perché nel giorno del progetto per non dimenticare non è la Shoah, ma è Sarajevo ad essere al centro della memoria, la città del piu’ lungo assedio della storia contemporanea.

Mi trovo davanti a degli studenti e delle studentesse per cui Sarajevo non significa nulla, devo accompagnarli, l’ora dopo ci sarà la rappresentazione teatrale.

Mi corre davanti agli occhi lo sguardo di Zlata, questa giovane ragazza il cui diario in quei difficili anni mi aveva tanto commosso, e’ lei che ripropongo all’inizio della mattinata a scuola, un suo struggente messaggio, e nel silenzio che segue avverto oggi ancor di più come la memoria sia cercare uno spiraglio di umanità attraverso cui ritrovare se stessi.

Poi c’è lo spettacolo teatrale, il dialogo con gli attori e gli accompagnatori della compagnia, ma quel silenzio mi rimane come il momento decisivo della mattinata intera. Si sono dette tante cose, ma quel silenzio vale in me molto di più di tante riflessioni, perché in quegli attimi nessuno proferiva parola non perché non avesse da dire, ma perché era stato messo di fronte al mistero della sua vita e aveva deciso di starvi. Quanto mi hanno insegnato con quel silenzio!

 

G.M.

Il segreto dell’eterna giovinezza

Il segreto dell’eterna giovinezza? il segreto dell’eternità?

In un articolo di Antonio Socci che ci presenta un’eroica, ma semplice, figura di mamma:


IL GIARDINO DELLA GIOVINEZZA CHE IL MONDO NON CONOSCE

Ricordate quel milione di giovani, per l’anno santo del 2000, a Roma, attorno a papa Wojtyla? Cantavano “Jesus Christ, you are my life”. I giornali laici li sbeffeggiarono dicendo che in realtà quella era una fede di facciata, superficiale.

Era vero? Che ne è di loro?
Chiara Corbella è la risposta.
La sua storia sta commuovendo il mondo.
Chiara è una bella ragazza nata a Roma nel 1984. La sua famiglia, credente, frequenta il “Rinnovamento carismatico cattolico” in cui anche lei è cresciuta.A 18 anni, nel 2002, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, conosce Enrico, si innamora e dopo pochi mesi sono fidanzati.E’ un rapporto vivace e turbolento, fatto pure di rotture, stando al suo racconto. La vicinanza dei frati francescani aiuta i due giovani a fare le scelte decisive.Si sposano il 21 settembre 2008 ad Assisi. Presto Chiara si trova incinta. Ma qui accade il primo dramma. Maria, la bambina che porta in grembo, ha una grave malformazione per la quale non potrà vivere al di là della nascita.Chiara ed Enrico decidono egualmente di accoglierla, anzi con un amore più grande, sebbene molti si stupissero e suggerissero un aborto terapeutico.La bambina nasce, ma muore dopo trenta minuti.
Quel giorno Chiara disse ai suoi che non importava la durata di una vita: per lei quella mezz’ora con sua figlia era stata uno dei doni più preziosi della sua esistenza.“Ho pensato alla Madonna” ricorda Chiara “anche a lei il Signore aveva donato un Figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vederlo morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.
Presto arriva una seconda gravidanza. Incredibilmente anche stavolta si annunciano malformazioni gravi e i due giovani si preparano egualmente ad accogliere Davide come il loro bimbo amato.Poi si scopre che anche lui non avrebbe potuto sopravvivere dopo la nascita.Più avanti, nel gennaio 2011, Chiara, in un incontro pubblico dirà: “Il Signore ha voluto donarci dei figli speciali, Maria e Davide, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita. Ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Quel giorno aggiunse una cosa che sconvolse tutti, una nuova gravidanza e una diagnosi di tumore per lei:“Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui, nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa che cerca di metterci paura del futuro. Ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi”.Il piccolo Francesco è nato sano nel maggio del 2011.
Chiara – per non perdere il figlio – ha deciso di non curarsi come il carcinoma richiedeva. Solo dopo il parto ha affrontato l’operazione e le dolorose chemioterapie, nella speranza di essere ancora in tempo.Invece il mercoledì santo di quest’anno ha saputo dai medici che il tumore aveva vinto e lei era in pratica una malata terminale.
Chiara è morta a 28 anni il 13 giugno di quest’anno. In una lettera al suo piccolo Francesco ha scritto: “Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide e tu rimani con il papà. Io da lì prego per voi”.
Poco prima della “nascita al cielo” Chiara ha ringraziato: “Vi voglio bene! A tutti!”.Il funerale non è stato un funerale. C’erano più di mille persone. C’era la foto del bel volto di Chiara la quale ha voluto che a ciascuno fosse dato il segno di una vita che comincia: infatti tutti hanno avuto un vasetto con una pianticina.
Il cardinale Vallini, Vicario del Papa, ha detto: “abbiamo una nuova Gianna Beretta Molla”.Si riferiva alla giovane dottoressa morta nel 1962 e canonizzata nel 2004 da Giovanni Paolo II. Anche lei, incinta, avendo scoperto un tumore all’utero, rifiutò le cure che avrebbero fatto male al bambino che portava in grembo e dopo il parto morì.Un paragone impressionante. Chiara è proprio una ragazza dei nostri giorni. Su Youtube c’è un filmato di venti minuti dove, col suo simpatico accento romano, racconta l’inizio della sua vicenda.
A un certo punto dice: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, non c’è possibilità di fraintendere”.Il marito Enrico, richiesto di spiegare oggi queste parole di Chiara, ha detto:“Quella frase si riferisce al fatto che il mondo di oggi, secondo noi, ti propone delle scelte sbagliate di fronte all’aborto, di fronte a un bimbo malato, di fronte a un anziano terminale, magari con l’eutanasia… Il Signore risponde con questa nostra storia che un po’ si è scritta da sola: noi siamo stati un po’ spettatori di noi stessi, in questi anni. Risponde a tante domande che sono di una profondità incredibile. Il Signore, però, risponde sempre molto chiaramente: siamo noi che amiamo filosofeggiare sulla vita, su chi l’ha creata, e quindi alla fine ci confondiamo da soli volendo diventare un po’ padroni della vita e cercando di sfuggire dalla Croce che il Signore ci dona. In realtà” ha continuato Enrico “questa Croce, se la vivi con Cristo, non è brutta come sembra. Se ti fidi di Lui, scopri che in questo fuoco, in questa Croce non bruci e che nel dolore c’è la pace e nella morte c’è la gioia”. Poi ha detto:“Quando vedevo Chiara che stava per morire, ero ovviamente molto scosso. Quindi ho preso coraggio e poche ore prima gliel’ho chiesto. Le ho detto: ‘Chiara, amore mio, ma questa croce è veramente dolce come dice il Signore?’. Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: ‘Sì, Enrico, è molto dolce’. Così, tutta la famiglia, noi non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo visto morire felice, che è tutta un’altra cosa”.
Il padre di Chiara, Roberto, imprenditore, che aveva un incarico in Confindustria, quando ha saputo che le chemio per la figlia non avevano dato risultato positivo, ha scritto una lettera con la quale annunciava di ritirarsi da quell’incarico per stare più vicino alla famiglia “ma anche per fare una scelta di vita: aiutare il prossimo”.
In una toccante testimonianza a TV2000 (anch’essa reperibile su Youtube) ha raccontato che, paradossalmente, quando, a Pasqua, hanno saputo che non c’era più niente da fare è iniziato “un periodo splendido per la nostra famiglia… abbiamo vissuto insieme come mai… tutti uniti per cercare salvezza di Chiara… che stando alle sue parole è avvenuto in maniera diversa”.
Il signor Roberto ha sussurrato: “ho imparato da mia figlia che non conta la durata di una vita, ma come la viviamo. Ho capito da lei in un anno più di quanto avevo capito nella mia intera esistenza e non posso sprecare questo insegnamento”.
Poi ha ricordato che Chiara, vivendo “vicissitudini che avrebbero messe al tappeto chiunque, non ha subito, ma ha accettato. Lei si fidava totalmente. Era certa che se il Signore le dava da vivere una cosa voleva dire che era la cosa giusta”.Chiara suonava il violino e amava ripetere: “siamo nati e non moriremo mai più”. C’è un giardino nel mondo dove fioriscono queste meraviglie. Dove accadono cose stupende, inimmaginabili altrove. E’ la Chiesa di Dio. Nessuno dei potenti e dei sapienti lo conosce.Per loro e per i loro giornali la Chiesa è tutt’altro. I giornali strapazzano il Vaticano e Benedetto XVI per Vatileaks. I riflettori dei media sono tutti per i Mancuso, i don Gallo, gli Enzo Bianchi. O per ecclesiastici da loro ritenuti “moderni”.
Ma nel luminoso giardino di Dio, che Benedetto XVI ama e irriga, fioriscono silenziosamente giovani come Chiara. Non solo nelle terre dove il nome cristiano è bandito come il Pakistan, la Cina, Cuba o l’Arabia Saudita. Ma anche tra noi.
In quel giardino Gesù passa davvero, affascina e chiama anche questa generazione e noi vediamo i figli diventare gli amici del Salvatore del mondo. Sono invisibili ai media, ma grandi agli occhi di Dio.
Antonio Socci
Da “Libero”, 7 ottobre 2012

“L’infinito? Non uno slogan ma un’autocoscienza” (intervista a don Carròn)

DAL QUOTIDIANO MEETING

Carrón: «L’infinito? Non uno slogan ma un’autocoscienza»

di Giacomo Moccetti

22/08/2012 – «Viviamo il titolo non come parola d’ordine ma dal punto di vista esisenziale». La guida del movimento in Fiera: «Il Papa ci ha fatto capire l’alternativa tra una realtà come disturbo e una percepita come compimento della nostra vocazione»

  • Don Julián Carrón.

Ieri non è stato solo il giorno dell’incontro sul titolo del Meeting tenuto da Javier Prades Lopez. È stato anche il giorno della visita a Rimini di Julián Carrón, presidente della fraternità di Comunione e Liberazione, che il Quotidiano Meeting ha intercettato per realizzare l’intervista che state leggendo. Giunto in fiera al mattino e accompagnato dal presidente della fondazione Meeting Emilia Guarnieri, Carrón ha fatto un giro per i padiglioni e gli stand, come accaduto nella scorsa edizione. Le mostre (Koyasan, Dostoevskij, giovani rock), il pranzo con i responsabili del Meeting, l’incontro delle 17, quello sul titolo della manifestazione tenuto da Javier Prades, amico di una vita e docente (come lo era Carrón prima di essere chiamato in Italia da don Luigi Giussani) all’Istituto teologico San Damaso. Per il leader di Cl, una giornata di Meeting come uno delle migliaia di visitatori. Prima tappa alla mostra sul Koyasan, «la montagna sacra del Buddhismo Shingon Mikkyo che don Giussani ha tanto amato». Qui ha avuto una guida di eccezione, lo stesso Shodo Habukawa, abate del Muryoko-in Temple, che ha ricordato la feconda amicizia con don Giussani. Un blitz alla mostra sui giovani, L’imprevedibile istante, inaugurata tre giorni fa dal presidente del Consiglio Mario Monti, prima di concedersi ai microfoni del Tg Meeting, ai quali Carrón ha detto tra l’altro di essere colpito, in riferimento a questi giorni, da una cosa: «che il messaggio che il Meeting ha posto al centro della sua preoccupazione comincia a diventare per tutti. Gli altri cominciano ad accorgersi che questa non è una questione spiritualistica per gli “addetti ai lavori” o le persone pie, ma è una questione decisiva per l’uomo, per ogni uomo che desidera vivere il reale». Alla Taberna Spagnola l’incontro con Sua Eminenza il cardinale Antonio Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, la città in cui Carrón ha insegnato teologia e sacre scritture per tanti anni. Il Quotidiano Meeting lo ha incontrato prima dell’incontro di don Prades.
Don Julián, che cosa le sta maggiormente a cuore venga trasmesso attraverso questo Meeting? Quello che voglio venga capito è il titolo, non come slogan ma dal punto di vista esistenziale. Che cosa vuole dire nello svegliarsi, nel lavorare, nello studiare che la natura dell’uomo è rapporto con l’infinito. Non come parola d’ordine, ma come autocoscienza da avere.
Come si può evitare il rischio che parlare dell’infinito diventi un’astrazione, come qualcuno ha sostenuto in questi giorni? Questo rischio si evita con la realtà:?attraverso tutte le attività che facciamo al Meeting viene fuori che non è un’astrazione, ma una cosa concretissima che riguarda il modo in cui ognuno si rapporta al reale: dalla morosa ai soldi, dal lavoro al riposo. Se non capiamo che il senso religioso c’entra con tutto, riduciamo la religiosità a un mondo virtuale che non c’entra nulla con il reale, e allora poi ci dicono che non è concreto. Ma è la cosa più concreta che ci sia!
Che cosa ha significato per lei, personalmente, la lettera autografa che Benedetto XVI ha mandato al Meeting? Che cosa ha provato quando l’ha letta? Una consolazione indicibile. Perché è come riconoscere ancora una volta qual è la mia natura di uomo: che io sono fatto per l’infinito e che quindi, se non c’è questa apertura in qualsiasi attività, io soffoco. Nel messaggio che ho mandato ai volontari che lavorano al Meeting, immedesimandomi in loro mi è venuto da pensare che sollievo sarebbe vivere ogni aspetto con questo orizzonte d’infinito. È come se uno vivesse l’alternativa tra un nascondiglio, dove si dimena, e un panorama di montagna con un’apertura totale: tutti sappiamo che cosa vuol dire questa differenza, non è astratto. E quali indicazioni sente per sé e per il movimento in questa lettera? A ciascuno di noi la lettera di Benedetto XVI offre ogni circostanza come occasione per questa apertura, e uno può pulire il Meeting come la mamma pulisce il bambino; può essere chiuso rispetto a quello che fa o può essere lì con questa consapevolezza di apertura all’infinito. È quello che Giussani chiamava vivere la vita come vocazione. Attraverso ogni particolare ciascuno di noi è chiamato a questa apertura. Come quando sei chiamato dalla tua morosa, e questo ti apre a un mondo dove il tuo “io” si compie. Tu puoi vivere questa chiamata come un disturbo da cui difenderti, oppure percepirla come l’occasione del tuo compimento, e allora pensi: «Meno male che ci sei!».
Il Meeting di quest’anno ha luogo in un momento particolare, anche dopo la lettera che lei ha scritto a Repubblica lo scorso 1 maggio. Una lettera che ha segnato una svolta storica per il Movimento. Alla luce delle conseguenze che ha avuto, la scriverebbe ancora? Sì. La mia lettera è una chiamata a vivere in questa prospettiva che ci siamo detti. Il Papa ha usato una sua modalità di dirci quello che intendevo: non soccombere ai “falsi infiniti” che ci imprigionano e non ci fanno respirare. La mia lettera era un grido a liberarci da questi “falsi infiniti” per vivere con tutto il respiro per cui siamo stati fatti. E che nessun male può cancellare». [link]

La donna complementare (non “uguale”) all’uomo nella nuova Costituzione dei tunisini

 
La parlamentare italiana, Souad Sbai ne “Il Sussidiario” ci dice cosa stanno facendo con la costituzione tunisina nei confronti delle donne: altro che uguaglianza e parità con gli uomini!

J’ACCUSE/ Sbai: c’è un gioco di parole che condanna le donne tunisine

J'ACCUSE/ Sbai: c'è un gioco di parole che condanna le donne tunisineFoto: InfoPhoto

«Lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, sotto il principio della complementarità (non uguaglianza) con l’uomo in seno alla famiglia, e in qualità  di associata all’uomo nello sviluppo della Patria».  Non che ci aspettassimo chissà quali avanguardie in fatto di diritti dall’estremismo che governa oggi la Tunisia. Ma che si arrivasse ad un palese quanto sfacciato sradicamento dell’uguaglianza fra uomo e donna addirittura nel nuovo testo costituzionale, questo è davvero lo schiaffo più cocente alle donne non solo del mondo arabo ma anche in Occidente. Il Codice dello Statuto Personale delle donne in Tunisia aveva fatto tabula rasa di tutte le orrende violenze psicologiche cui la donna era sottoposta, eliminando la poligamia, il ripudio e riconoscendo di fatto l’uguaglianza totale fra uomo e donna. Una carta applicata nel 1956 viene oggi stravolta e vilipesa da un gruppo di estremisti che hanno preso il potere nel 2012, nel tentativo di riportare la Tunisia all’era pre Bourguiba. L’estremismo radicalista rallenta il percorso della storia fino a farlo praticamente regredire, questo lo sapevamo bene, ma il tentativo che è in atto a Tunisi rasenta il crimine internazionale contro le donne. La donna, da pari con l’uomo, diventa complementare. Ignobile dicitura per non dire inferiore, parola che avrebbe scatenato le ire di tutti perché troppo palese.

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Approfondisci

IL CASO/ Kaur, incinta, uccisa dal marito: è questa l’Italia multiculturale?

Siria, la sapienza di Benedetto

Da Il sussidiario un contributo sulla drammatica e confusa situazione siriana offerto da Mario Mauro
Siria, la sapienza di Benedetto

Da quando è iniziata la guerra civile in Siria, lo scorso mese di giugno è stato il più sanguinoso in termini di vite umane. Segno che l’escalation di violenza non si ferma e siamo purtroppo molto lontani da una soluzione pacifica.  “La sapienza del cuore” per “un’adeguata soluzione politica del conflitto”: in questo modo Benedetto XVI, durante l’angelus di domenica scorsa si è appellato alla comunità internazionale, sbigottito per la situazione in Siria.

Le proporzioni che sta assumendo la crisi siriana, in corso ormai da oltre un anno, devono indurci a cercare soluzioni più che mai rapide ed efficaci nei confronti del regime di Assad.  L’emergenza umanitaria è ormai incontrollabile: sono più di 19mila le vittime, oltre 200mila i profughi interni, 40mila i rifugiati in paesi come la Turchia, il Libano, la Giordania. Per quanto riguarda le migliaia di violazioni dei diritti umani commesse dal regime, non c’è neppure bisogno di consultare i rapporti ufficiali degli organismi internazionali competenti. Ci bastano le inequivocabili immagini televisive in cui si vede la popolazione, i manifestanti, trattati come un esercito invasore e armato fino ai denti. Dobbiamo mettere fine allo sterminio.

Il piano in 6 punti presentato da Kofi Annan che è stato avallato qualche mese fa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu può avere successo anche grazie al ruolo dell’Unione europea e all’influenza che riusciremo a dimostrare nei confronti del regime. Influenza che non potrà che coincidere con l’inasprimento delle sanzioni già in atto e della sospensione degli accordi vigenti. Dobbiamo fare in modo che nel più breve tempo possibile vengano implementati i punti B e C del piano di Annan. Ovvero un cessate il fuoco immediato con l’inizio del ritiro delle forze armate dai centri urbani e assicurare il tempestivo afflusso degli aiuti umanitari verso le aree colpite, con l’accettazione di una tregua umanitaria quotidiana di due ore. Kofi Annan ha addirittura incassato l’appoggio iraniano al suo piano. Ma giovedì 19 luglio presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è assistito all’ennesimo veto della Cina e della Russia su una risoluzione che avrebbe potuto prefigurare sanzioni contro il regime di Assad.

Le Nazioni Unite si sono dimostrate ancora una volta incapaci di proporre una soluzione unitaria e condivisa. Il sanguinario Assad sembra non capire la portata degli eventi. Non si ferma, continua a bombardare le città in mano ai ribelli, che rispondono con azioni di guerriglia come quella messa in atto ieri all’aeroporto militare di Menagh, forti anche del contributo di intelligence statunitense. Anche l’attentato del 18 luglio scorso ha contribuito a indebolire il dittatore: durante un incontro tra vertici politici e militari, presso uno dei quartier generali della Sicurezza nazionale, un’esplosione ha ucciso il ministro della Difesa, il cognato del presidente e suo vice, il capo della Sicurezza nazionale e il luogotenente.   PAG. SUCC. >

S’acqua “Is Dolus”

Recentemente nel mio paese è stata riesumata un’antica tradizione in occasione della festa di San Pietro e Paolo. Il 29 giugno tutta la popolazione, come si faceva fino agli inizi del 1900, è andata a piedi dalla chiesetta campestre di San Pietro alla domus de Janas che ha una fonte le cui acque erano considerate capaci di alleviare i dolori, come potrete leggere QUI.

Sabato prossimo, dopo la Messa prefestiva delle 19 alcuni amici ripeteranno il gesto: siete tutti invitati!

La realtà sfida la politica

La persecuzione dei cristiani ha molti volti…

Da Sguardo Leale la sintesi di una discussione con relativi approfondimenti sulla “lunare” situazione relativa alle carceri italiane:

Se ti chiami Renato Farina, sei cattolico, militi nel PDL, il giudice del tribunale di Milano Elisabetta Meyer ti tratta con riguardo: solo 2 anni e 8 mesi di reclusione senza la sospensione della pena per essere entrato nel carcere do Opera con un collaboratore (20nne non implicato in alcuna inchiesta ma non figurante tra i collaboratori ufficiali dello stesso deputato: 2 anni di pena).

I radicali Bernardini e Perduca asseriscono di entrare da anni nelle carceri con collaboratori non ufficiali e nessuno ha mai detto o fatto nulla.

Abbiamo bisogno d’altro ancora per capire la persecuzione in atto contro i cristiani che fanno politica?
Non tutti, certo, quelli che votano a sinistra sono tollerati.
EVVIVA LA LIBERTA’ che una certa sinistra italiana (non tutta fortunatamente) ci impone in modo così trasparente e vergognoso.

Ma in tutti questi casi si verifica l’autogoal: la gente prende coscienza di come stanno le cose, e poi decide chi seguire per puntare ad una reale convivenza e bene comune.

Sguardoleale

FARINA SI DIFENDE E RACCONTA LE SUE VISITE AI DETENUTI
Tempi

BERNARDINI E PERDUCA: LA CONDANNA DI FARINA? INCREDIBILE E LUNARE
Notizie Radicali

SIMONE: DEVO MENTIRE SU FORMIGONI PER USCIRE?
Tempi

CONDANNA ASSURDA. COSì NEMMENO I RAPINATORI
Tempi

 

… Comunque la realtà è positiva…

Ieri il Parroco mi ha chiesto di fare la prima lettura e il salmo durante la Messa. Sono andata là senza essermi preparata,  cioè senza aver visto prima il testo,  ma dicendo in cuor mio “Tutto posso in Colui che è la mia forza” e ho cominciato a leggere (leggere la parola di Dio , se uno ci crede veramente, è cosa da far tremare vene e polsi) . Devo dire che alle prime battute tutto in me si domandava: ma come può essere vero tutto questo? Ogni creatura è buonasiamo fatti per l’incorruttibilità... Ma poi ho scoperto , solo alle ultime battute, la spiegazione.
Intanto trascrivo il brano:

 Perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra,
perché la giustizia è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura.

Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.

Ecco: la morte c’è, il male c’è… però perché è stato introdotto da una creatura libera che l’uomo liberamente può scegliere di seguire.

Ecco la positività del reale anche in mezzo allo sfacelo del male che ci circonda da ogni parte fino a renderci quasi assurda una lettura del genere.

La realtà è positiva perché c’è e mi rende possibile scegliere liberamente se seguire il bene o il male.

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