P. Aldo: ” É ora di finirla di prenderci per i fondelli”

Cari amici,

Mentre l’Uruguay ha legalizzato la coltivazione e lo spaccio della marijuana, il Collegio dei Salesiani di Asunción, “Salesianito” esige l’esame tossicologico per iscrivere le matricole delle superiori. Si é scatenata una polemica dell’altro mondo. Tutti a gridare contro l’Uruguary e ad applaudire le misure dei Salesiani di Asunción. Misure nate dal fatto che in questi ultimi anni, in questo mio caro paese, la maggioranza dei ragazzi “vivono” di marijuana. É il paese dove questa droga é della qualitá migliore ed é coltivata come il frumento, il grano etc… ovviamente tutto é proibito per legge.

Mi hanno chiesto un giudizio sulla decisione dei salesiani. Ho risposto “Amici, perché nella nostra scuola quando c’era P.Paolino non c’era un ragazzo che fumava né sigarette né marijuana? Mentre giá dopo poche settimane che non l’hanno piú visto, non solo sono spariti dalla parrocchia ma hanno dato uno scossone alla scuola fumando marijuana?”.

La risposta é drammatica e non sono gli esami tossicologici a frenarne il consumo, ma solo l’incontro con qualcosa che viene prima, come ci ha insegnato Giussani. Il direttore della scuola Padre Angelo Cadore ha detto che si tratta di un esame preventivo.
Preventivo di che, mi chiedo io? S.Giovanni Bosco quando parlava del metodo preventivo, parlava dell’offerta di sé come proposta affascinante di vita, che non solo impediva ai ragazzi di cadere nel vizio, ma suscitava in loro un desiderio di pienezza divina impressionante.

O copiamo questo o come giá accade con i preti  sospettati di pedofilia, affidati a esperti che dopo averli chiusi per ore in una stanza perché rispondano a 380 domande gli chiedono 2000 euro, finiamo per affidarci a un esame chimico. Siamo davvero in un mondo di matti. Per caritá usiamo tuttissimi i mezzi, ma per favore siamo seri con il punto di partenza. In un mondo in cui non c’é piú una presenza originale che cosa pretendiamo? É ora di finirla di prenderci per i fondelli.

P.Aldo

P. Aldo: “il Mistero si serve del nostro letame, del nostro cuore freddo per fare rifiorire la vita o far nascere una vita nuova”

è davvero sorprendente il modo di attuare del Mistero che può servirsi della maggiore bestialità dell’uomo per far nascere un fiore. Ho qui davanti mentre vi scrivo due figlie mie. Lidia, andicappata mentalmente e fisicamente, ha 16 anni, è stata abusata e adesso è al 5 mese di gravidanza. Mi guarda con un sorriso divino. Le chiedo del suo bebè e con la mano mi indica le sua piccola pancia che fa intravedere la gravidanza. Sorride sempre. Ieri, domenica, festa di Cristo Re, l’ho battezzata insieme a David, il bambino impossibile che vive con me e che adesso non ha più crisi di isterismo come quando stava nella casetta di Belen 3 con gli altri bambini. Insieme a loro ho battezzato anche Anna, di 23 anni, gravemente ammalata di aids. Dalla strada alla gioia di essere cristiana. Pesa 30 kg, ma è felice. Ha fatto anche la prima Comunione. Pensate che gioia ricevere Gesù in quelle condizioni che le daranno la grazia di incontrare presto il Suo volto in Paradiso.

La seconda figlia che sta davanti a me è Anna. Fino a due anni fa era nella casa di Belen. Poi è scappata. Aveva 14 anni, ora ne ha 16. Quando è scappata dopo essere stata drogata si è svegliata in una camera e violentata. Ricordo il giorno in cui è tornata. Bella come sempre, piangendo e abbracciandomi. Tristemente è scappata di nuovo. Presa dalla polizia per spaccio di droga, è finita a 15 anni nel carcere femminile condannata ad un anno di prigione. Nel carcere è disperata, non vuole mangiare e piange in continuazione. Una della guardie, una buona signora, si commuove al vedere distruggersi questa bella e giovane ragazza. Chiede al giudice di poterla togliere dal carcere e portarla a casa sua assumendosi tutte le responsabilità. E così accadde. Tutto sembrava camminare bene, fino al giorno in cui la signora le permette di visitare suo padre, un uomo distrutto dall’alcool. Scappa di casa, va a convivere con un uomo e rimane incinta. Disperata vuole abortire. Questa mattina, la signora ha saputo che Anna è incinta e che è decisa ad abortire e viene a visitarmi in lacrime. Le chiedo il cellulare di Anna e la chiamo con il mio. Ascoltando la mia povera e rauca voce sento la sua allegria. Le chiedo di venire a trovarmi, in mezz’ora è già qui, accompagnata dalla signora. Rimango con Lidia, la ragazza violentata al quinto mese, e Anna, anche lei al quinto mese. Mi racconta la sua storia fatta di prostituzione e droga. “Mi prostituivo perchè mi piaceva e poi per i soldi”. Allora le dissi “Anna, ti ricordi quella domenica alle 6 del mattino che ti incontrai per la strada e mi dicesti che stavi tornando dal lavoro? In quel momento avrei preferito morire. Adesso sei incinta e quello che c’è in te è un dono di Gesù. Gesù si serve di tutto per convertirci. Lei mi risponde “Si padre, anch’io la penso così, perchè dopo tante relazioni solo adesso sono incinta”. Un dialogo breve e la decisione di non abortire. La invito, mentre aspetto che arrivi la signora a guardare la pancia di Lidia, che le sorride in continuazione e questo le sta facendo bene.

Amici, due settimane molto diverse. La prima, quella di Lidia, il letame dell’uomo che abusa e getta via mi ha fatto pensare ai prati del mio paesino, che in autunno un tempo si spargevano di letame. La neve dell’inverno trasformava tutto in un mantello bianco. Arrivendo le primavera si incominciava e rivedere il letame, nella poca neve rimasta. Però che sorpresa veder spuntare i bellissimi bucaneve! Così il Mistero si serve del nostro letame, del nostro cuore freddo per fare rifiorire la vita o far nascere una vita nuova.

P. Aldo

P. Aldo: “solo questa amicizia fa fare certe pazzie”

Cari amici, sono molto contento per questi fatti che sono la prova di quanto mi ama il buon Gesú.

1-      É venuto a trovarmi don Gigio, un santo sacerdote marchigiano di quasi 80 anni. Si é fermato un giorno, che grazia!

2-      Oggi é venuto da Paulo Alfonso (Stato di Bolivia Brasile) a farci visita il vescovo Mons. Guido Zendron e 23 dei suoi 30 sacerdoti. In aéreo fino a Foz de Iguazú dove si sono fermati due giorni per vedere le cascate e poi… quasi 800 km di corriera per venire a S.Rafael dove hanno dormito e il giorno seguente hanno voluto conoscere ció che la Divina Provvidenza ha fatto e sta facendo. Alle 14 poi sono  ripartiti per Foz de Iguazú. Abbiamo cenato e pranzato assieme nella nostra pizzería. Immaginatevi: da Paulo Alfonso fino a qui! Quanto affetto! E per di piú ha portato, perché loro l’han chiesto, il 90% dei suoi preti. E tutto per quella amicizia che nasce da Gesú. Solo questa amicizia fa fare certe pazzie.

Mons. Guido mentre cenavamo mi ha detto: “P.Aldo, sai che dopo aver letto le prime righe della Giornata di Inizio anno, sentendo con quale vibrazione parlava Julian Carrón ha sentito l’urgenza di andare a confessarmi?” CHE UOMO!

3-      Vi allego una lettera che José, ammalato di questa bestia che mi molesta un po’, ha dettato alla bravissima Caterina Rizza di Milano, che da due mesi vive qui con noi. Una ragazza eccezionale di 19 anni che finita la maturitá quest’anno si é fatta il biglietto dell’aereo sorprendendo tutta la sua familia, é venuta qui commuovendo tutti. Lei l’ha poi tradotta in italiano per tutti voi.

 

Caro Padre Aldo,

Sono internato nella clinica della Divina Provvidenza da un anno e cinque mesi, afflitto dalla e spondilite. Senza possibilità di muovermi e senza poter vedere. Nonostante questo, con molte speranze e molto grato a nostro Signore Gesù, e ti racconto perchè.

Soffrivo di questa terribile malattia, con molte ferite nella pelle e senza potermi muovere, mentre stavo nella mia casa nella città di Santa Elena. Vivendo in una tale precarietà le mie ferite non cicatrizzavano e iniziavano a mandare cattivo odore. Perciò mi portarono ad Asunciòn e attraversando la mia città passai davanti alla chiesa di San Roque. In quel momento supplicai al Santo che sanasse le mie ferite e promisi che nel giorno della sua festa sarei venuto a ringraziarlo nella messa principale e a portare regali ai bambini del paese in ringraziamento per la grazia che domandavo.

Passò un anno, e anche se le mie ferite migliorarono molto, all’avvicinarsi della festa di San Roque iniziarono a discomporsi di nuovo, perciò mi fu impossibile persino pensare alla possibilità di viaggiare fin lì.

Poi giunse il mese di Maggio del 2013, con le mie ferite asciutte e pulite; sono davvero grato al Signore, a Padre Aldo, agli infermieri e ai volontari della clinica che resero possibile il mio progressivo miglioramento di giorno in giorno. Nonostante non possa camminare nè vedere, sono ricco di un immenso amore che vorrei donare e di molta speranza che mi permette di seguire nella fede in Gesù.

A partire dal mese di Maggio mi preparai per compiere la promessa a San Roque, e con l’aiuto di Padre Aldo, la dottoressa che mi visita e una volontaria, ci organizzammo per assistere alla festa patronale del Santo nella città di Santa Elena.

Fu così che il 16 di Agosto 2013, grazie alla disponibilità di Padre Aldo e all’autorizzazione del mio medico mi misi in viaggio per compiere la mia promessa. Viaggiai in una ambulanza con un conducente, un aiutante, l’assistente sociale della clinica, un fisioterapeuta e una volontaria mia amica. È stata un’esperienza meravigliosa in cui abbiamo condiviso gesti molto belli, dalla preghiera iniziale, l’incontro con la mia famiglia, lo splendido giorno di sole e il rientro nelle ore del pomeriggio. Mi sento molto contento per aver compiuto la mia promessa e tanto grato al Signore che rese possibile che queste persone mi diedero questa possibilità. Al termine della cerimonia religiosa e della distribuzione dei regalini ai bambini del paese, andammo a visitare mio fratello che abita poco distante dalla chiesa. Pranzammo insieme e godemmo di momenti molto piacevoli in compagnia di tutta la sua famiglia. Subito dopo ci trasferimmo a casa di mio padre, che pure si trovava ammalato da tempo.

Anche lui soffriva per una ferita che con il passare dei mesi peggiorò tanto da immobilizzarlo a letto senza possibilità di alzarsi. Così lo trovai quel pomeriggio, e nonostante la sua condizione potemmo abbracciarci, raccontare e condividere ricordi comuni. In quel momento chiesi all’assistente sociale che mi aiutasse e aiutasse mio padre, così che potesse essere internato nella Clinica Divina Provvidenza perchè si curassero le sue ferite e i dolori che lo affliggevano (era molto magro e tossiva molto).

Non passò una settimana che mi chiamò mia sorella per raccontarmi che aveva ricevuto una telefonata dalla Clinica per avvisarla che potevano ospitare mio padre, e lo aspettavano il giorno seguente per le otto del mattino. Che grande è il Signore che ascoltò le mie preghiere! Il giorno dopo arrivò mio padre. Lo ricevettero nella Clinica con le migliori attenzioni: lo lavarono, gli fecero la barba, gli disinfettarono le ferite, gli diedero la colazione e molto altro…

Dopo poche ore mi trasferirono nella sua stessa camera. Abbiamo potuto parlare e stare insieme fino a che arrivarono i risultati delle analisi. Risultò che mio padre aveva la tubercolosi e perciò dovettero separarci di nuovo. Nonostante ciò, dopo alcune settimane di cure si recuperò e potemmo tornare a stare nella stessa stanza.

Trascorsero i giorni e parlando con mio padre ebbi la possibilità di capire molte questioni e situazioni di cui non avevamo mai parlato prima. Perciò pensai di fargli una sorpresa, visto che si avvicinava il giorno del suo anniversario di matrimonio, e mi rendevo conto che gli mancava molto sua moglie che si era fermata a Santa Elena senza poterlo accompagnare. Stando così le cose, con l’aiuto di alcune persone riuscii a far venire qui la mia madrina (sua moglie) per il giorno del loro anniversario. Lei portò una teglia di sopa paraguaya e condividemmo un pranzo con la mia famiglia e gli altri malati.Tutto questo avvenne un mese fa. Mio padre è molto migliorato, ora ha speranza e voglia di vivere. È tornato a casa sua a Santa Elena, per seguire le cure insieme a sua moglie. Da parte mia, rendo grazia a Dio per questa malattia, perchè senza di essa non mi sarei neppure accorto del bisogno che aveva mio padre e forse non avrei mai fatto niente per lui. 

Josè Domingo Ocampo

P. Aldo: “Amici, ogni giorno vedo tanto dolore, tanta povertà”

Cari amici,

Che cos’é la mia malattia se non un piccolissimo dolore rispetto a ciò che accade ogni giorno nella clinica. A 66 anni é un dono del Signore per la mia conversione. Ieri mi chiamano da un villaggio a 50 km da qui. Una mamma, Laura di 35 anni, totalmente paralizzata per via di una malattia autoimmune che si chiama dermatomiosite è stata sfrattata dalla casetta dove viveva in affitto e si trovava tra quelle quattro mura in compagnia della sua bellissima bambina di 6 anni (vedi foto) e le poche cose che possedeva.

Quanto cattivo é il cuore dell’uomo quando non ha Gesù! Mando subito l’ambulanza a prenderla. Alla sera sono andato al terzo piano della clinica, già nessun letto é vuoto, per salutarla e darle il benvenuto. Mi guardò con i suoi bellissimi occhi azzurri e l’abbracciai: “Laura, sei sempre bella come quel primo maggio del 2004 quando abbiamo inaugurato la vecchia clinica e tu eri la prima e unica paziente. Che grazia rivederti anche se oggi riesci solo a parlare e a muovere gli occhi”. Poi mi racconta la storia dolorosa di questi dieci anni. L’unica persona rimastale accanto é la piccola figlia di 6 anni. “Sa, Padre, che lei mi aiutava a cambiarmi e mettermi il pannolone? Sa darmi al momento giusto le medicine, lei non mi  lascia mai.” Che miracolo questa bambina bellissima!

“Padre, adesso che faccio con la mia bambina che certamente non può vivere in ospedale con me?”. La casetta di Betlemme é strapiena e non c’é un posticino per lei; e poi perché metterla in una istituzione giudiziaria? Parlo con la geriatra proponendole di prendersela in casa. Pianse dalla gioia perché da tempo desiderava una bambina. Ne parlai con Laura che si dimostrò più che felice. Il distacco fu un po’ doloroso ma le parole della mamma aiutarono la bambina ad andarsene con la dottoressa. “Figlia mia, che Gesù e la Madonna ti benedicano. La tua mamita ti aspetta sempre con un regalo”. Che tenerezza in questo distacco!

Gustavo é un bambino di 12 anni che, da quando la giovane e bella mamma soffre di cancro, sta sempre al suo fianco. Sembra Marcellino del film. Sabato la mamma morì. Il primario mi disse: “Padre, sa che il bambino vedendo la mamma con l’ossigeno respirare sempre più affannosamente, pensando di aiutarla tolse l’ossigeno e si pose sopra la mamma per farle la respirazione bocca a bocca?”  Rimasi commosso per tanto amore. Una volta morta la mamma, incapace perfino di piangere per il dolore, si preoccupò di chiamare il sindaco della sua città, Hermandarios, al confine con il Brasile, chiedendogli che mandasse l’ambulanza con la bara. Ho celebrato la Messa con lui in prima fila e poi, dopo avergli dato il mio numero di cellulare, é partito con l’ambulanza a fianco della mamma morta.

Amici, ogni giorno vedo tanto dolore, tanta povertà, vedo Gesù che soffre, vedo Gesù risorto e capisco il valore e la bellezza della croce che mi ha posto sulle spalle. Non solo la croce fisica ma quella dell’amore che é molto più pesante ma che ti fa sentire un uomo vero, perché ti dà un cuore tenerissimo e mi impedisce di amare in modo “clericale”, parafrasando Peguy.

Con affetto,

P. Aldo

“…i soldi dati al povero sono prestati a Dio”

Una lettera di Padre Aldo Trento appena ricevuta:

Cari amici, che commozione questa mail.
“Signore donaci un cuore così”.
Padre Aldo.

Carissimo Padre Aldo, ho appena inviato un piccolo bonifico. Il mese scorso abbiamo “usufruito” della Provvidenza. Purtroppo la ditta per cui lavoro si trova in grandi difficoltà economiche e capita di percepire lo stipendio con anche due mesi di ritardo; noi veniamo da una famiglia che non ci può sostenere e siamo emigrati dalla Sicilia ormai 8 anni fa. Proprio però in questo momento difficile ci sono amici che ci aiutano concretamente e ci fanno sentire la vicinanza di Gesù con “opere di umanità reale, cioè di Carità”. Mi sono anche un po’ vergognato quando degli amici ci hanno fatto recapitare una busta con l’importo del mutuo che stiamo pagando mensilmente (la nostra casa l’abbiamo chiamata casa Provvidenza, perché è venuta su con questi gesti di gratuità). Anche se quello che invio, in un certo senso, sono soldi che a sua volta qualcuno ci ha donato, vogliamo condividerne con te un po’, perché il nostro amico prete dice sempre che i soldi dati al povero sono prestati a Dio. Io ci credo e ho la certezza che mi verranno restituiti cento volte, magari in altra forma.
Con affetto.

Padre Aldo e la Provvidenza

Cari amici,

Ringraziamo Gesú, la Madonna e Giussani perche i miei cari amici Marcos e Cleuza stanno bene dopo il terribile incidente. La Provvidenza Divina ama, protegge e difende i suoi figli prediletti. La Provvidenza! Sono da poco tornato dall’Italia dove ho incontrato tanta gente impaurita, preoccupata per la questione economica. La responsabile di Comunione e Liberazione della Grecia mi ha raccontato della situazione drammatica del suo paese, dove suo marito medico per fare una colonscopia riceve dieci euro. Peró a tutti ho ricordato ció che Gesú dice nel Vangelo ¨anche i Capelli del vostro capo sono contati…¨ e allora di che abbiamo paura? Venerdí 13 settembre sono stato a salutare Silvia, l’amministratrice della nostra fondazione che, anche se piena di metastasi per un cancro, viene a lavorare. ¨Padre sono depressa. Qui é tutto un via vai di creditori. Tutti vogliono soldi e subito. Qualcuno non porta neanche la fattura e giá vuole essere pagato…¨. ¨Silvia, animo! Facciamo cosí: metti un cartello grande sulla porta dell’amministrazione in cui si dica “I benefattori si ricevono alle 24 ore del giorno. I creditori solo il giovedí!” e poi non dimenticare che la commisione economica deve riunirsi ogni lunedí per decidere assieme le prioritá. Per quanto riguarda i soldi non dimenticare mai che Gesú ci dá solo il necessario ogni giorno per educarci a confidare solo in Lui e darci una mossa a 360 gradi¨.

Vado in clinica e incontro la responsabile amministrativa, Laura.  Mi dice ¨Padre Aldo, nel cassetto sono rimasta con 100.000 guaraní (20 euro) come facciamo?¨ ¨Laura, é venerdí sera, domani é sabato e domenica nessuno viene a chiederti un soldo. Tranquilla e confida nella Provvidenza.¨ Un ospedale con 20 euro di riserva. Mi direte che sono matto e ne avete ragione, eppure sono tanti anni che vivo cosí, ma con una certezza incrollabile nella Divina Provvidenza. Il sabato mattina una sorpresa: due bagni hanno bisogno di essere messi a posto e serve un milione di guaraní (200 euro). Laura non sa che fare. Dora Luz, una bella ragazza trasparente come il sole, responsabile del personale delle pulizie e della lavanderia vede Laura preoccupata e le chiede il perché. Avuta la risposta le dice ¨non avere paura perché l’altro giorno con il personale abbiamo fatto nel sottosuolo dell’ospedale il mercatino delle scarpe e abbiamo guadagnato un milione e mezzo di guaranies (300 euro). Te li do per risolvere il problema¨. Incontro Dora Luz e la ringrazio. Lei mi risponde ¨Padre, qualora fosse necessario io sono disposta a vendere la mia lunga chioma di capelli neri, perché me li pagano bene, per aiutarti¨. Mi sono commosso perché per una ragazza paraguaya la cosa piú preziosa sono i suoi capelli lunghi e neri che brillano al sole.

Il sabato sera, mentre torno dalla fattoria dove ho celebrato la messa per gli ammalati di aids suona il mio cellulare: ¨sono Sara Cartes (la sorella del presidente della repubblica) padre sono stata da te per parlarti e consegnarti lo stipendio, e il contributo personale promesso da mio fratello. Non trovandoti ho lasciato gli assegni alla signora che vende i libri¨. ¨Grazie Sara e grazie per quello che fa tua figlia Gabriella per i bambini della casetta di Betlemme¨. Arrivo a casa e mi consegnano una cartellina della Presidente della repubblica con quattro assegni: tre del ministero delle finanze, intestate al presidente della repubblica. In tutto quindici milioni (tremila euro) lo stipiendo dei primi quindici giorni di governo, avendo assunto il potere il 15 agosto. E poi uno di 50 milioni (10 mila euro) come contributo personale mensile. Amici… ed era solo sabato. Come vedete il problema é solo uno: ci crediamo o no nella Divina Provvidenza? Ci crediamo che se un’opera é sua solo la mancanza di fede puó farla fallirle? Perché, come diceva sant’Agostino ¨Chi ti ha creato senza di te non ti salva senza di te”. Questa certezza granitica mi sostiene nelle condizioni fisiche difficili in cui Gesu’ mi fa passare. A tutti dico: finché respiro non abbiate paura che la Provvidenza non ci abbandonerá mai. E quando moriró seguirá padre Paolino e il gruppetto di amici che vivono con questa certezza, e la Provvidenza non mancherá mai. Per questo ció che mi addolora é l’avarizia di tanti ¨amici¨, é il borghesismo di noi preti, che impedisce questa radicale consegna di sé a Gesú. Animo allora, perché Dio c’é in grande e non ci abbandona mai anche se ci fa passare per la forche caudine, come é per me in questo momento. Mi affido alle vostre preghiere. E pensate alla allegria degli amministratori quando lunedí vedranno la sorpresa della Divina Provvidenza che si serve anche di voi.

Padre Aldo

La grandezza del genio umano e… la sua impotenza (da una lettera di P. Aldo)

Ero lì a vedere la grandezza del genio umano, a vedere quanto l’uomo può fare con dei pezzi di metallo, quanto l’uomo plasma la realtà che ha di fronte, a vedere quanto l’uomo può fare, quanto è potente. E dall’altra parte dell’Oceano, adesso davanti a me, c’era la prova drammatica di quanto l’uomo alla fine non possa niente, di quanto sia totalmente dipendente. 

Padre Aldo condivide con gli amici una lettera che ha ricevuto dal marito di Corinna:

 

Ciao cari.

Volevo darvi qualche aggiornamento visto che oggi le cose iniziano a cambiare.
Le hanno tolto il tubo e le hanno fatto la Tracheotomia, quindi hanno abbassato molto i sedativi, adesso è sveglia. Il primario di neurologia stasera mi ha detto che probabilmente in questa settimana sarà difficile vedere dei miglioramenti perchè in teoria sta ancora attraversando la fase critica. Ma l’unica cosa certa di questa malattia è l’incertezza sui tempi.
Adesso comunque è più dura, perché lei appunto è sveglia e si trova a non sentire intere parti del corpo e a non riuscire a fare niente. Si rende conto che è immobile a letto e non riesce a fare niente di niente tipo deglutire, tossire, respirare, parlare… Quindi piange ed e’ impaurita. Ora è anche più doloroso starle vicino, perché la vedi piangere, sforzarsi di tossire perché le da fastidio il tubo infilato nel collo o la saliva che non riesce a gestire, ma non può tossire… Insomma è doloroso guardarla e assisterla, ma è una grande sfida.
La coincidenza di questa malattia di Corinna col mio viaggio in Canada è strana, probabilmente anche voluta: se questa malattia si fosse manifestata in modo standard i medici non mi avrebbero lasciato partire, invece si è manifestata in modo anomalo tanto che i primi giorni non l’avevano affatto riconosciuta.
Io ero in Canada, presso la ditta che costruisce il ciclotrone sul quale lavoro. Ero lì a vedere come da blocchi di ferro e rame grezzi costruiscono una macchina così complicata e sofisticata, la cura, i controlli meticolosi, l’ingegno, l’astuzia… Ero lì a vedere la grandezza del genio umano, a vedere quanto l’uomo può fare con dei pezzi di metallo, quanto l’uomo plasma la realtà che ha di fronte, a vedere quanto l’uomo può fare, quanto è potente. E dall’altra parte dell’Oceano, adesso davanti a me, c’era la prova drammatica di quanto l’uomo alla fine non possa niente, di quanto sia totalmente dipendente.

In tutta sincerità io sto vivendo questa circostanza in modo sereno. Io sono sereno. Perchè Colui da cui dipendo ha permesso questo, e se l’ha permesso è “fattore essenziale e non secondario della mia vocazione”. Per me questa è un’occasione privilegiata di verifica e crescita della fede, così come il mio matrimonio, come la nascita delle mie figlie. Questo è quello che ho detto anche a Corinna stasera: adesso ci è stato dato questo, così come ci sono state date le due splendide figlie adesso ci è dato questo, viviamolo al massimo. Questo è quello che chiedo principalmente nelle mie preghiere: di non lasciarmi sfuggire questa occasione, di non sprecarla, di poterne godere per quello che ultimamente essa è. E su questo anche Corinna si è rasserenata. In questi giorni ci accompagneranno le lettere di Padre Aldo (me le ha chieste Corinna). Le bimbe, magari perchè sono piccole o forse anche perchè mi vedono sereno, stanno bene e sono tranquille.

Pregate per queste nostre intenzioni così come so che da tempo state già facendo.

Grazie.

“La legge non accetta la verità della realtà”

Carissimi amici.

ogni giorno vedo le meraviglie del Signore. Di ritorno dall’Italia dove ho partecipato alla vacanza della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo (fra l’altro molto bella) ho incontrato nella clinica nuovi pazienti che hanno sostituito quelli che avevo lasciato ancora vivi e che sono morti mentre stavo in Italia. Incontrando i nuovi pazienti sono stato colpito da come la grazia di Dio mi accompagna mostrandomi il suo amore e l’amore all’uomo che soffre.

Entro in una camera e vedo una donna con la sindrome di Down seduta su un letto, mentre sull’altro c’è un’anziana signora cieca e con la parte sinistra del corpo paralizzato. Mi presento e subito, con una allegria grande, la donna con la sindrome di Down si alza, mi abbraccia appoggiando la testa sulla mia spalla. Una tenerezza commovente propria di queste persone, così amate da Gesù. Chiamo l’infermiera e le chiedo alcune informazioni su queste due donne. Ascoltandola non potevo credere a quanto mi diceva: “Padre, sono mamma e figlia. Le hanno portate qui da un villaggio a più di 400 km da Asunción. Vivevano sole e abbandonate in un casolare dove la miseria era totale. L’anziana madre ha avuto cinque figli, tutti l’hanno abbandonata e non sa dove siano. Solo Mariana, la figlia con la sindrome di Down è rimasta con lei, assistendola in tutto. E adesso che hanno portato qui la madre perché gravemente inferma, la figlia l’ha voluta seguire. Così condividono la camera”. Mentre ascoltavo l’infermiera la figlia stava accanto alla mamma coprendola di baci e accarezzandola. Una scena che mi ha commosso. Mi ha fatto pensare alla tenerezza di Dio per ognuno di noi, vedere l’affetto di questa figlia che il mondo definisce disabile, verso la mamma e anche verso di me, che mi vedeva per la prima volta, quando le ho detto che sono sacerdote. Mi sono detto: “che grazia un figlio Down, tutti gli altri figli hanno abbandonato la mamma bisognosa di tutto, mentre lei le è così attaccata che fa impressione. Per di più si dedicava alle sue necessità, le dava da mangiare. Era per la mamma quello che una mamma è per il suo bambino”. Che mistero questa capacità affettiva,dono del Mistero questi figli Down! Le ho portato un rosario di plastica: era felicissima e se lo è messo al collo. Basta poco per far felice una persona che vive con lo sguardo di un bambino. Tutti i figli, ripeto, hanno abbandonato la mamma, eccetto la figlia Down. L’amore è un dono dell’ESSERE che vibra potentemente in queste persone che tutti giudicano una sfortuna.

Che tristezza quando una donna mi dice: “Sono incinta e i medici mi hanno detto che mio figlio ha la sindrome di Down e mi chiedono se voglio abortire per non caricarmi di questo peso. Padre, perché Dio ha permesso questo?” “Ma signora, guardi a suo figlio con la vibrazione amorosa con cui Dio lo sta creando. E può darsi che domani, se tutti la abbandonassero, marito e figli, sarà l’unico che le starà vicino con la tenerezza di questa donna che assiste la sua vecchia madre”.

Grazie o Gesù per darci questi doni speciali che sono la semplicissima evidenza della Tua tenerezza per l’uomo.

Nota: Giuseppe, l’uomo di 43 anni da due anni a letto senza poter muovere niente del suo corpo e per di più cieco (una specie di SLA) ha detto al medico (vedi foto) : “La gente non accetta la verità della realtà… L’infermo esiste per ricordare a tutti che Dio esiste. La mia forza è la Presenza costante del Santissimo Sacramento che mi visita più volte al giorno”.

P. Aldo

P.Aldo: “Offro il mio dolore per ognuno di voi”

Che conforto la parola del Papa in questi giorni!
La niña era mantenida de esta manera

Guardando queste foto uno si rende conto del perché il Santo Padre, un uomo innamorato di Cristo, arriva al cuore di tutti i semplici di cuore.

Le prime foto sono di Liz, una bambina che abbiamo trovato in una capanna (come era e come è oggi). Davvero un miracolo dell’amore. 

Le altre foto riprendeonodue vecchietti soli nella loro (non so come chiamarla) baracca e che, avvisati dalle suore di Madre Teresa, siamo andati a prendere e a portarli da noi.

Che differenza tra ieri e oggi! Ogni giorno è davvero una gioia vedere cosa fa Gesù quando uno gli lascia aperta una piccola fessura nel cuore perché possa penetrare il suo amore.

Infine oggi ho avuto una dura discussione con i medici sull’ammissione dei pazienti nella clinica. Ma capisco, sono anni luce lontani da una visione sacramentale della vita. Per cui prima vengono i protocolli e poi il valore della vita.
Ma per grazia di Dio, qui comanda a bacchetta il Santissimo Sacramento per cui, o si arrendono o se ne vanno. E così, ogni poveraccio della strada, ammalato terminale o abbandonato, trova qui l’anticipo del paradiso.liz x web

Come vorrei che quanti studiano medicina o infermeria potessero sperimentare cosa vuol dire una concezione sacramentale della vita!

Buone vacanze, che sono buone e belle solo se il nostro cuore è pieno di Gesù. Pregate per me, perché nella prova fisica che vivo il mio cuore sia ogni giorno più grato a Gesù di questo regalo che mi dona una grande intimità con Lui. Offro il mio dolore per ognuno di voi e in particolare per i benefattori che amano queste sette opere di misericordia spirituali e materiali che qui la Provvidenza compie ogni giorno.

Con affetto, P. Aldo

Los abuelos cuando los encontramos webabuelito

“educare è riconoscere la libertà dell’altro accettandone la sfida”

Da Padre Aldo

Cari amici, educare è proprio riconoscere la libertà dell’altro accettandone la sfida. Per questo è vivere sempre come sospesi, ma sospesi nella certezza che se accogli questa sfida vedrai rifiorire, nei tempi stabiliti da Dio, il figlio che ami e che se ne va di casa. E accogliere la sfida significa essere liberi noi, di fronte a quanto accade con i figli. E questo è possibile solo se in noi accade l’esperienza della misericordia divina. 
Gabriele, né lui né noi sappiamo da dove viene,  chi sono i suoi genitori.
Ci è stato consegnato dal tribunale dei minori quando aveva otto anni. Fino ad allora era vissuto in istituzioni pubbliche, covando dentro e manifestandola a tutti, la grande rabbia e violenza che sembravano strutturali in lui.
Dal primo giorno che è arrivato nella casetta di Belen, ha da subito manifestato la sua violenza. Affermava se stesso con il NO a tutto e a tutti, ogni parola che gli si diceva diventava per lui motivo di litigio. Scappava da casa, dormiva sui grossi tronchi degli alberi, mi ha fatto “impazzire” più volte.

Insomma, una storia di violenza che evidenziava quanto dice Pavese: “Ogni forma di violenza è frutto dell’assenza di tenerezza”.
Un giorno se ne andò via, deciso a non tornare più. Aveva dieci anni. Una donna vide il mio, il nostro dolore, e lo accolse a casa sua. Lui, però ha continuato a frequentare la nostra scuola. Finalmente inizia una vita un po’ differente, in una povera casa, in compagnia di questa donna e di suo figlio della sua stessa età. Però anche lì ne fa di cotte e di crude. Tenta anche di farle del male, entrando di notte nella sua camera. Ma questa signora, ragazza madre, continua a perdonarlo e a soffrire. Tuttavia lui lascia anche questa casa, vivendo in giro per le strade. Rimane però fedele alla scuola, dove ottiene risultati brillanti grazie alla sua intelligenza. Vive nelle strade, dormendo di notte in un rudere. Non si lava, è magrissimo. Tutti ci preoccupiamo: è nostro figlio.
In queste condizioni, dopo anni che non mi parlava e che mi sfuggiva, un giorno si avvicina a me: “Padre, posso venire a vivere con te, nella tua casa?” Non ci potevo credere! Lo guardai con grande tenerezza e gli risposi: “Sì, figlio mio, tu sai da quanto tempo ti stavo aspettando”. E così l’ho preso con me. La prima cosa che mi ha chiesto è la benedizione. Gli ho risposto che avrebbe dormito nella stanza con Don Fortunato, un vecchietto di 78 anni, solo, che già da tempo viveva con me, insieme ad un giovane studente di medicina. Così, da quasi un mese, Gabriele fa parte della mia famiglia, rendendo felici anche i due sacerdoti che abitano con me. È la parabola del figlio prodigo che accade oggi. Appena gli ho mostrato la camera da letto, a fianco della mia, gli ho detto: “Gabriele, tu hai sempre voluto essere libero, o meglio, fare quello che vuoi. Anche qui sei libero, io non ti controllerò, però sappi che ti voglio un bene dell’anima. Ti faccio solo queste due richieste: 1. Mi dici sempre dove vai; 2. C’è un’ora precisa per alzarti e per andare a letto. Noi mangiamo alle 13 e ceniamo alle 21. Chiedi tutto quello di cui hai bisogno”. Una sfida alla sua libertà, coscienti del rischio perché ha 14 anni. E lui l’ha preso sul serio percependo che la libertà del fare ciò che vuole non lo avrebbe portato a nulla, perché la vera libertà è riconoscere un’appartenenza. Gabriele sta sempre con noi.

“Padre, se vuoi, preparo io la colazione alla mattina, per tutti”. “Padre, nel tempo libero desidero lavorare nella pizzeria”, “Padre, vorrei aiutare Giovanni quando porta con l’ambulanza un ammalato in ospedale”. Si preoccupa della mia salute, mi chiede ciò di cui ho bisogno, mi ha scritto bene su un foglio la dieta ordinatami dal dottore, ecc. Quando si alza, mi chiede la benedizione con le mani giunte e lo stesso prima di andare a dormire. Così lui cammina guardando dove io guardo, mentre io, con la coda dell’occhio, lo aiuto a vivere fino in fondo la sua libertà. Un’esperienza educativa unica, tutta giocata nella sfida alla sua libertà. Ed è bello quando, prima di dormire, riuniti tutti e quattro (io, il vecchietto, Gabriele e Paolo) ci troviamo nel mio piccolo appartamento a dialogare fra noi di tutto e su tutto.

Un altro esempio di come la sfida alla libertà sia decisiva nell’educazione della persona. Abbiamo una fattoria, dove vivono una decina di uomini eterosessuali ammalati di AIDS. Vengono aiutati da una buona signora nel far da mangiare e in alcune faccende domestiche, ecc. Sono soli. Il sabato celebriamo la Messa insieme mentre il lunedì pranziamo insieme anche con suor Sonia. Si autogestiscono. Anche per loro la vera sfida è sulla libertà. Una sfida con tutti i rischi che comporta. Trattandoli “da uomini” stanno diventando uomini. Gli errori di un tempo sono finiti. Certo, niente è scontato, e per questo la nostra “presenza” è una Presenza. Ed è bello vedere che quando arrivo alla fattoria sono tutti lì ad aspettarmi, aiutandomi in tutto con tanta tenerezza, vedendo le mie difficoltà nel camminare e nel parlare. Educare alla libertà è la grande sfida che la realtà mi offre ogni giorno, cosicché più sono libero io più sono liberi loro. Liberi anche di sbagliare, ma soprattutto liberi di riconoscere che c’è una Misericordia Infinita che ci abbraccia ad ogni istante cosi come siamo.

Amici, nelle mie condizioni attuali Dio mi sta chiedendo tutto (il pastore dà la vita per le sue pecorelle). Questa libertà piena di pace che porto nel cuore è come una calamita che mette insieme persone a cui nessuno darebbe una briciola di fiducia. Nella mia impotenza fisica è sbocciata una tale potenza di tenerezza capace di rigenerare ciò che per il mondo è un disgraziato o uno scavezzacollo. Amici, come vedete è Gesù che agisce. Fino a ieri ero come un trattore, oggi sono una carriola che cigola, eppure è solo in questa esperienza di debolezza, in cui fisicamente sono un po’ imprigionato, che si manifesta potentemente la Sua grazia. Davvero educare significa ESSERCI: significa che l’altro vede in te la vibrazione dell’ESSERE. Il massimo dell’evidenza di questa vibrazione della Presenza la sperimento guardando i miei due figli idrocefali, Aldo e Mario, che da anni giacciono impotenti nel letto.

Verso sera faccio fatica perfino a muovere il collo, che mi sembra cementato, la voce mi esce a stento, i passi piccoli e fiacchi, eppure, dentro un’irritabilità terribile, la potenza della misericordia di Dio si rende evidente, commuove me e chi mi sta vicino. Anche nell’umiliazione di sentirmi un pezzo di legno scopro con stupore che su questo stesso legno sbocciano fiori che profumano.

Mi affido alle vostre preghiere alla Madonna e abbraccio quanti vivono questi doni di Gesù dicendo “Gesù ti offro”.

P. Aldo

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