Balbettio incomprensibile

Santa Teresa benedetta della Croce – Edith Stein – in una conferenza  sul “Mistero di Natale “, tenuta a Ludwighafen il 31 gennaio 1931 diceva:

Essere una cosa sola con Dio Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo.

Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene.

E inoltre che le vie, per le quali il Salvatore conduce, vanno al di là di questa terra.

O scambio mirabile! Il Creatore del genere umano ci conferisce, assumendo un corpo, la sua divinità.

Per quest’opera mirabile il Redentore è infatti venuto nel mondo. Dio è diventato un figlio degli uomini, affinché gli uomini potessero diventare figli di Dio. (…)

Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “sì” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi e libera è la via, perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Questo è l’inizio della vita divina in noi.

Essa non è ancora la contemplazione beata di Dio nella luce della gloria; è ancora l’oscurità della fede, però non è più di questo mondo ed è già un’esistenza nel regno di Dio.

Il regno di Dio cominciò sulla terra quando la Vergine santissima pronunciò il suo fiat ed ella ne fu la prima serva. E quanti prima e dopo la nascita del Bambino professarono la loro fede in lui con le parole e le azioni – san Giuseppe, santa Elisabetta, suo figlio e tutti coloro che circondavano la mangiatoia – entrarono similmente in esso.

Tale regno sopravvenne in maniera diversa da come ce lo si era immaginato in base ai salmi e ai profeti. I romani rimasero i padroni del paese, e i sommi sacerdoti e gli scribi continuarono a tenere il popolo povero sotto il loro giogo.

Chiunque apparteneva al Signore portava invisibilmente il regno di Dio in sé. Egli non si vide alleggerito dei pesi dell’esistenza terrena, anzi ne vide aggiungere degli altri; ma dentro era sorretto da una forza alata, che rendeva dolce il giogo e leggero il peso.

Così avviene anche oggi per ogni figlio di Dio. La vita divina, che viene accesa nell’anima, è la luce che è venuta nelle tenebre, il miracolo della notte santa.

Chi la porta in sé capisce quando se ne parla. Invece per gli altri tutto quel che possiamo dire al riguardo è solo un balbettio incomprensibile. Tutto il vangelo di Giovanni è un balbettio del genere a proposito della luce eterna, che è amore e vita. Dio in noi e noi in lui, questa è la nostra partecipazione al regno di Dio, che ha nell’incarnazione la sua base (…)“.

“la pace di Cristo può ancora salvare l’Italia in rovina”

Nella riflessione natalizia di Mons. Negri ci sono delle sollecitazioni che non servono solo a Natale, ma si tratta di una realistica fotografia di quello che è il cuore del’uomo e dell’unica possibilità di rispondere alle sue esigenze e ai bisogni di tutta la società.

C’è un passaggio che mi ha colpito:

L’irresponsabilità che grava sulla vita sociale e politica italiana, ma non solo, viene così vissuto come un qualche cosa di inevitabile, perché nessuno ritrova in sé l’energia intellettuale e morale per porre e affrontare il problema della vita personale e sociale nei termini adeguati della verità, della giustizia, della bellezza e del bene”.

C’è un nesso inscindibile tra l’energia intellettuale per affrontare il proprio problema personale e la capacità di incidere nella vita sociale nel senso della giustizia, della bellezza, del bene.

Se non risolviamo il nostro problema personale, se non perseguiremo la vera pace con noi stessi,  saremo come tutti: emetteremo suoni più alti o meno alti, più o meno ascoltati, ma saranno suoni che si disperdono.

Sono sempre più convinta che se la persona non rifiorisce umanamente da una reale conversione, non riuscirà a fare proprio niente: “Senza di me non potete fare niente”. Se la radice del nostro agire non è uno sguardo continuamente rivolto a Lui, sapremo solo essere violenti. Come tutti.
Al tempo delle invasioni barbariche, dopo il crollo dell’Impero romano d’Occidente, solo  degli uomini con questo sguardo hanno saputo ricostruire l’Europa.
Sapremo noi cristiani ricostruire l’Italia?

Scola ai malati: «Gesù è nato per voi»

«L’Altissimo ha fatto irruzione nel tempo per andare incontro, infragilendosi Lui stesso che era Dio, a chi è nella fragilità e nel bisogno». Con questo annuncio l’arcivescovo di Milano Angelo Scola ha visitato il 21 dicembre i reparti di Geriatria e Medicina dell’Ospedale Policlinico di Milano. Si è fermato letto per letto a benedire, accarezzare, pregare insieme a quei malati che – per età, condizioni mediche e, spesso, anche per solitudine – rappresentano la parte più bisognosa della comunità ospedaliera. L’immedesimazione dell’Arcivescovo nella sofferenza di queste persone, nel loro destino, nella domanda di salute che è ultimamente domanda di salvezza, è ciò che ha colpito tutti. Poi il Cardinale ha celebrato la Messa nella cappella dedicata ai Santi Innocenti all’interno della Clinica Mangiagalli, ben nota come luogo di tante nascite ma anche di tanti aborti.
Richiamando la storia di Erode che ordina un massacro di bambini allo scopo di uccidere Gesù “re di Giudea”, Scola commenta che il dolore innocente, quello di 2000 anni fa come quello di oggi, «urge una risposta di salvezza e speranza».
In questo solco si inserisce l’opera di chi lavora in ospedale, che ha il compito di documentare quotidianamente la positività ultima della vita, custodendola dal primo istante fino all’ultimo. Da un punto di vista innanzitutto medico-sanitario, ma anche umano e affettivo: «Oggi, dimenticando la dignità dell’uomo, si sopporta tranquillamente la tragedia dell’aborto e si specula su come si debba far morire chi è irreversibilmente segnato dalla malattia».

Di Paola Navotti per TRACCE

Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci

 

“Da «Bariona o il figlio del tuono. Racconto di Natale per cristiani e non credenti» di Sartre (edizioni Christian Marinotti) uno stralcio……e uno dal quinto quadro, scena terza (il Presepe). Le parole sono proferite da «Il presentatore di immagini».

(….)

Siccome oggi è Natale, avete il diritto di esigere che vi si mostri il presepe. Eccolo. Ecco la Vergine ed ecco Giuseppe ed ecco il bambino Gesù. L’artista ha messo tutto il suo amore in questo disegno ma voi lo troverete forse un po’ naïf. Guardate, i personaggi hanno ornamenti belli, ma sono rigidi: si direbbero delle marionette. Non erano certamente così. Se foste come me, che ho gli occhi chiusi… Ma ascoltate: non avete che da chiudere gli occhi per sentirmi e vi dirò come li vedo dentro di me.

La Vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne, e il frutto del suo ventre. L’ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti, la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio!

Ma in altri momenti, rimane interdetta e pensa: Dio è là e si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sé e della sua condizione umana davanti a suo figlio.

Ma penso che ci sono anche altri momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: «Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. È Dio e mi assomiglia. E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l’espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride. Questo è tutto su Gesù e sulla Vergine Maria.

 

Il nostro cuore ci spinge a cercare quello che vale per sempre, che sia giusto , vero, bello; perciò occorre mettersi in cammino per trovare Colui che non cercheremmo se non ci fosse già venuto incontro; perché in Lui c’è il sostegno  e la risposta per ogni dolore e ogni nostro anelito.

 La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi alla morte: tutto trova compimento nel Mistero della sua Incarnazione

 

BUON NATALE!

 

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