Ma cos’è il Meeting di Rimini (cristianesimo o contrapposizione ideologica?)

Interessante la risposta data da un ospite di don Primo Soldi che conduce una trasmissione a Radio Maria intitolata “Percorsi di fede”. Si tratta di un volontario del Meeting di Rimini.

La domanda era più che altro una proposta per il prossimo Meeting dal titolo “Di che mancanza è questa mancanza, cuore, che ad un tratto ne sei pieno?” (un verso del poeta M.Luzi): si chiedeva che nel prossimo Meeting si invitasse uno dei sostenitori della legge relativa al reato di opinione (suppongo si tratti della legge sull’omofobia). Il giovane volontario ha allora precisato che il Meeting per l’amicizia tra i Popoli propone ed è frutto di incontri e di amicizia. Cioè si invitano degli amici con cui è iniziato un rapporto di amicizia e di stima. Altrimenti rischia di essere un dibattito dialettico e interessante, ma non cristiano. Perché il cristiano dialoga con tutti a partire da un rapporto di stima per la ricchezza rappresentata dalla diversità dell’altro che accetta un dialogo alla ricerca della verità.

Altrimenti è pura contrapposizione ideologica come tante battaglie che ora si fanno in nome dei valori o dei principi a prescindere dall’identità Cristiana vissuta nel concreto, per esempio nel rapporto con tutti come ci ha insegnato Cristo e tutti i suoi seguaci.

 

Bicarbonato di sodio e… verità

L’altro giorno trovavo nel web in articolo che magnificava gli effetti benefici del bicarbonato di sodio nella prevenzione del cancro, oggi me ne segnala uno una persona che ha una certa serietà scientifica e mi mostra un altro contributo dal web forse più autorevole, che mostra qualche perplessità.

Ora, a me non interessa che ci siano due pareri diversi, ma interessa la verità. Che cosa è veramente utile per prevenire il cancro?

Naturalmente non posso saperlo davanti a due contributi così contrastanti, ne’ mi interessa sapere che ci siano migliaia di contributi più o meno attendibili. A me interessa la verità. Perché il cancro è una cosa seria.

Così capita per tutto: non mi basta sapere che ci sono mille teorie; a me interessa la verità.

La vita è una cosa seria e ne ho una sola e l’idea di essere presa in giro o di ingannarmi da me stessa perché un’idea mi è più congeniale di un’altra (per comodità, per pregiudizio, perché tutti la pensano così…) non mi va proprio giù. Quello che ho sempre voluto, spesso ingannandomi in totale buona fede, è la Verità. È per questo che non mi piacciono le posizioni ideologiche che non sono altro che opinioni cui si dà la patente di Verità e ciò è orribile….

Soprattutto se si usa la violenza purtroppo non solo più verbale per imporre la propria ideologia. Perciò mi sembra un vero inganno presentare tante teorie per sentirsi a posto. Mi pare più onesto chi, pur sbagliando, insiste sulle proprie convinzioni, pronto però a cambiarle davanti ad una verità inoppugnabile.

Ma pare sia difficile trovare persone che si arrendono alla verità della realtà considerata in tutti i suoi fattori ; tanto è vero che – diceva un carissimo amico – la più alta forma di moralità è amare la verità più si se stessi e delle proprie opinioni.

Ecco perché davanti ad un’accesa discussione su ragioni e torti su questioni internazionali, ho apprezzato moltissimo il contributo di in amico, che vi suggerisco di leggere: “Il frutto peggiore”

“Senza vera religiosità ogni pretesa di soluzione è menzogna”

Dall’intervista a Vittadini un chiarimento sull’essenza del Cristianesimo

 così come Papa Francesco ci invita  viverlo, conforme al Vangelo e alla tradizione cristiana:

 

… una febbre bellica attraversa il mondo, il Papa parla di “terza guerra mondiale”. Nel titolo del Meeting si dice che “il destino non ha lasciato solo l’uomo”: si può ripartire da qui per arrivare dove? 

“Alle parole di papa Francesco quando parla del cuore dell’uomo che è irriducibile desiderio di bene. In questo consiste la vera religiosità che Gesù Cristo è venuto nel mondo a richiamare. Senza vera religiosità è menzogna ogni pretesa di soluzione perché non si riesce a tener conto di tutti i fattori della realtà”.

 

La realtà va però in un’altra direzione: bombardamenti, teste mozzate, stragi…

“E’ quello che succede quando viene dimenticato quello che ho appena detto. In particolare è il fallimento della dottrina ‘neocon’ sulle cosiddette ‘guerre di civiltà’ (vedi i due conflitti del Golfo) e di quella ‘liberal’ che teorizza l’esportazione delle democrazie occidentali. Eppure il passato dimostra che la convivenza è possibile: penso in Egitto fino al ’56 tra ebrei, musulmani e cattolici o al Libano dalle differenti comunità. Non a caso, il Meeting sarà aperto da padre Pizzaballa, custode di Terra Santa, che ha fatto da consulente al Papa per l’invocazione alla pace pronunciata insieme da Shimon Peres e Abu Mazen”.

 

Intanto il nostro Parlamento decide l’invio delle armi ai curdi e i droni americani bombardano: è la strada giusta?

“E’ giusta la difesa di fronte ad atti di terrorismo, ma in una logica di confronto, come dice anche il papa. L’errore è la soluzione unilaterale, la prova muscolare come nella crisi tra Ucraina e Russia…”.

 

A chi affidarsi?

“La mediazione dell’Onu è fondamentale, nonostante i suoi limiti, in Libano anni fa funzionato”.

 

 

Perché a me e non a un altro?

Perché a me e non a un altro?

Questa la domanda di una persona in quella stanza di ospedale di forte sofferenza fisica. Al che una graziosa vecchietta di 86 anni tormentata da altrettanti dolori, ma in grado di parlare, obiettava: Perché agli altri e non a me?

Io faccio ancora fatica a parlare ma non avrei avuto alcun dubbio.

Che fortuna quando il buon Dio ti prepara con pazienza e tenerezza a quel che ti vuol chiedere!

Qualche giorno prima mi era balenata in mente la vicenda di Giovanna d’Arco che, disarmata, aveva salvato il suo popolo: un vago presentimento che la cosa mi riguardasse: anch’io volevo salvare il mio popolo, il Movimento, gli amici, i parenti i conoscenti, la Chiesa tutta. Gesù voleva che completassi nella mia carne quel che manca alle sue sofferenze. Nella mia carne viva. Ma sono lieta e grata perché i dolori vari, spesso atroci, mi hanno fatto riflettere sulla passione di Gesù.

Lettera alla nipotina (una delle tante in attesa che nasca)

Carissima,

ieri durante un esame medico che si chiama TAC, ero là vicino ad una macchina grande che mi fotografava perché sto maluccio e mi devo curare, ho pensato alla storia di Santa Giovanna d’Arco.

Era una ragazzina di meno di vent’anni, ma incaricata dal buon Dio, ha guidato gli eserciti francesi a liberarsi dagli inglesi. Perciò la Francia è libera e lei, così giovane, è la protettrice di tutta la Francia.

Pensa non ha mai usato le armi, ma solo guidato l’esercito perché il re di Francia potesse essere di nuovo incoronato nella bellissima cattedrale di Reims. Era piccola, ma coraggiosa solo perché obbediva a Gesù.

Gesù rende coraggiosi e ci dice sempre: “Non temere: io sono con te e non ti lascio mai!”

Anche a me lo dice attraverso lo sguardo della bella icona che un giorno ti regalerò.

Ti abbraccio

Nonna

L’aspetto affascinante non è il lamento ma la letizia

Nel testo degli Esercizi di Rimini, “Nella corsa per afferrarlo” a paga 71 ci viene comunicato un segno infallibile della Presenza di Dio nel cuore dell’uomo da Lui cambiato:

“…in che cosa si vede questo cambiamento? Nei nostri discorsi? No. Nelle nostre iniziative?? Le iniziative le fanno in tanti. Qual è allora il segno inconfondibile che aiuta tutti a vedere se siamo missionari? La quantità di agitazione che abbiamo? No. Il segno è la letizia! “perciò la grande regola della missione è che noi comunichiamo solo attraverso la letizia del nostro cuore, il cambiamento che è avvenuto in noi – che grazia avere uno che ci dice queste cose, perché non possiamo barare; perciò se quello che portiamo è il lamento, fate tutte le iniziative che volete, ma se quel che portiamo è il lamento, fate tutte le iniziative che volete, ma non c’è missione: a chi interesserà uno che si lamenta costantemente? -.

Dove la parola letizia indica il volto, insomma l’aspetto affascinante e persuasivo della conversione che la potenza di Dio ha operato in noi. (…). Il fascino della conversione è il volto lieto che essa produce; non sono i discorsi, ma il volto lieto che essa produce.

E’ il suo Battesimo

E’ il suo Battesimo.

Bellissima questa preghiera, perciò me la conservo!

Lettera di una nonna alla futura nipotina

Carissima ,

La tua nonna è tornata avantieri dall’ospedale. Sai, all’ospedale qualche volta bisogna andarci per curarsi meglio e poter stare bene ed oggi sento proprio il bisogno di scriverti. Avevo con me una piccola icona che mi ha regalato lo zio P.  quando è tornato da un viaggio a Vilnius in Lituania. L’ho messa sul comodino dell’ospedale e mi guardava e mi benediceva ed io ero contenta. Poi l’ho messa in modo che benedicesse tutte le persone che erano in quella stanza.

Tornata a casa, ho potuto prendere la foto della mia icona (perché sono ancora a letto in via di guarigione e l’icona originale è nell’angolo della bellezza che è in soggiorno) ed è bella grande e mi guarda con tanta dolcezza e mi custodisce.

È un grande dono avere Gesù che mi custodisce così.

Ti do un bacione!

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Quello che unisce parte dal cuore di ciascuno

 

Non se ne parla più. Ormai lo storico incontro di preghiera per la pace in Medio Oriente e nel mondo intero è come se fosse stata archiviata dall’incalzare di tutte le altre notizie o pseudo- notizie che ogni giorno ci inondano privandoci del gusto di soffermarci sui fatti veramente significativi per giudicarli e magari trarne insegnamento.

Oggi ripesco tale notizia perché mi ha lasciato perplessa l’interpretazione fornita da una trasmissione radiofonica ascoltata quasi sbadatamente uno di questi giorni.

Ricordo che si aveva qualche perplessità sulla proposta di Papa Francesco di partire da ciò che ci unisce per ricostruire la Pace. Il commentatore affermava che l’unica cosa che unisce Israele e Palestina è la volontà di distruzione dell’altro per potersi affermare come nazione (spero di aver capito bene).

La cosa non mi è piaciuta perché sarà pur vero che le due nazioni (chiamiamole così) si detestano, ma quel che unisce non sono i sentimenti reciproci negativi, solo perché sono simili se non uguali.

Quello che unisce è qualcosa che va al fondo della questione fino al cuore di ogni persona ragionevole.

Qual è l’unica cosa che ci unisce davvero, al di là della religione, della politica o di ogni altra cosa?

Quel che abbiamo in comune, tutti indistintamente, è il desiderio di Pace (e mai come in questi ultimi tempi la cosa è evidente e per niente ideologica).

Chi non vuole la pace? Soprattutto se le conseguenze della mancanza di pace sono così evidenti e drammatiche che quasi ci siamo abituati all’ineluttabilità della mancanza di pace?

E quale altra possibilità che non fosse politica, economica o sociale poteva regalare un minimo di speranza a questa nostra umanità accasciata dall’impotenza rispetto ai suoi desideri di bellezza, armonia, pace, gioia?

Da che mondo è mondo tutti gli uomini hanno individuato una religione che desse un senso alla vita, e quindi anche una divinità cui rivolgersi, un divinità cui è possibile quanto è impossibile all’uomo.

Ed ecco la genialità del nostro Papa che ha fatto leva su questo senso religioso comune a tutti gli uomini e, senza chiedere di rinunciare alla propria identità o alla propria religione, ha proposto a due uomini di stato quello che umanamente è impossibile ed è aspirazione di ogni uomo.

Ecco: a me sembra che l’unica cosa che accomuna tutti gli uomini e quindi può essere un punto di partenza per un cammino comune è il desiderio di pace. E non solo tra popoli e etnie, ma anche tra una famiglia e un‘altra, tra una persona e un’altra. Ma quante volte crediamo di poter sostituire la pace con il quieto vivere o sorvolano sulla nostra impotenza a crearla intorno a noi ed evitando di chiederla come dono a Dio, qualunque sia la religione che pratichiamo?

L’icona cristiana, mistero di una Presenza

Ieri in paese abbiamo benedetto le icone disegnate nel corso propedeutico di sei lezioni, grazie alla sapiente guida del maestro Michele Ziccheddu.Riporto qui le primissime impressioni dopo la liturgia che ci ha regalato un sacramentale che d’ora in poi custodirà anche la mia famiglia:

Non lo sapevo. Tutto ciò che il buon Dio benedice gli appartiene, è suo. Questo diceva oggi il sacerdote durante la benedizione delle icone che abbiamo scritto appena in sei lezioni tra marzo e aprile.

È stata una benedizione solenne secondo il rito antico e ci siamo sentiti investiti della grande responsabilità di avere il volto di Dio che, dall’angolo della bellezza che d’ora in poi sarà nelle nostre case, volgerà il suo sguardo benevolo, misericordioso, potente, geloso su ciascuno di noi.

Teresa, scherzosamente orgogliosa, si diceva preoccupata perché d’ora in poi dovrà essere più brava.

In realtà l’icona cristiana, scritta secondo le regole dell’antica arte iconografica fondata unicamente sulla Scrittura, è una cosa seria.

Chi si presta a dipingerla in realtà sa di essere solo uno strumento della Bellezza di Dio che in ogni modo vuole farsi vicino alle sue creature predilette, gli uomini. Ecco perché non si può scrivere un’icona se non nella preghiera e non si spiegherebbe la bellezza e il fascino delle icone benedette stasera – degli allievi di due corsi propedeutici tenuti dal maestro iconografo Michele Ziccheddu – se non grazie all’intervento dello Spirito Santo da noi più volte invocato durante la scrittura.

Personalmente ricordo il dramma dell’incapacità di rendere visibile l’ineffabile, ma mi sono fidata dell’ottimo maestro che ci ha aiutati; e nessuno di noi riesce a capacitarsi del fatto che in qualche modo è protagonista della scrittura della luce di Dio su quella tavola gessata, simbolo della croce.

Non esiste altra spiegazione plausibile rispetto al mistero di quel Volto se non nell’intervento dell’Onnipotente

 

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