La preferenza è l’esperienza di qualcosa che salva. Quanto più hai l’esperienza di qualcosa che salva, tanto più quello è oggetto di preferenza. «Salvare» nel senso vero e pieno del termine: parlare di felicità, di bellezza, di giustizia, di verità è parlare di salvezza. Perciò la preferenza, invece che omologare tutto, ti fa balzare viva la personalità dell’Essere, che è verità, bellezza, amore, giustizia.
Ma la verifica che è una reale preferenza – cioè che è quello che ho detto: l’identificarsi del destino, l’identità del destino, non una omologazione panteista – è che non puoi non volere che tutti si salvino, cioè che tutti partecipino della verità rivelata da quella preferenza, che tutti entrino in quella preferenza, o che quella preferenza abbracci tutto.
Quella preferenza è il punto in cui insorge il tuo amore a tutto, cioè la scaturigine attraverso cui l’acqua della tua salvezza giunge a tutti, può giungere a tutti. E in questo senso la preferenza, che è il sommo possesso, si «spossessa», si sacrifica, diventa sacrificio.
Perciò senza croce la preferenza non è verità, bellezza, felicità, ma la preferenza è l’artiglio che prende, anzi che tenta di prendere…
L. Giussani, “L’attrattiva Gesù”, BUR









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/ agosto 18, 2012Reblogged this on Per la maggior gloria di Dio.