” il bene comune viene prima dello stato e lo stato può solo riconoscerlo e promuoverlo”

Carissimo Scalfari,

nel suo editoriale domenicale riprende un appello di Enrico Berlinguer, la sua analisi della partitocrazia che urgeva una liberazione delle istituzioni dalla occupazione dei partiti così che possano tornare alla loro funzione. A suo parere oggi è più che mai necessario: ” Stato di diritto, separazione dei poteri, interesse generale rappresentato dal complesso delle istituzioni, forze politiche guidate da una propria visione del bene comune da sottoporre al voto del popolo sovrano.”

Lei ripropone con forza il tema del bene comune  ed ha ragione, è la questione centrale, e non solo dell’Italia, ma di tutta l’Europa, sempre più minacciata da interessi nazionali e da logiche di potere di nuovo puramente finanziaria. La sua visione del bene comune però ha una impostazione rousseiana e come tale porta dentro l’equivoco del pensatore illuminista, quello che il bene comune lo si possa decidere mediante un meccanismo democratico. Per lei viene prima lo stato ed è lo stato che trovando un metodo di democrazia perfetto riesce a stabilire che cosa sia l’interesse generale e come si debba combattere tutti gli interessi particolari. In una situazione come l’attuale che sta demonizzando di nuovo il sistema dei partiti la sua soluzione è allora, da una parte quella di rinnovare i partiti e dall’altra quella di affidare alle istituzioni il bene comune. Mi spiace, caro Scalfari, ma la realtà è un’altra! Rousseau ha fallito, ogni volta che la sua concezione ha fatto capolino nella storia, se lo rifacciamo diventare anche oggi la leva di una nuova organizzazione dello stato andremo incontro ad un nuovo e tragico fallimento. Il bene comune non viene da una perfetta regolamentazione della democrazia, il bene comune viene prima dello stato e lo stato può solo riconoscerlo e promuoverlo. Il bene comune appartiene alla mossa del singolo, alla modalità con cui si associa con gli altri e tenta di rispondere ai bisogni. E’ lì che si costruisce, dentro la tensione che accomuna gli uomini di fronte ai problemi dell’esistenza e che li porta a cercare risposte di cui tutti possono godere. C’è prima dello stato la persona e la sua capacità di costruire assieme agli altri, questa è l’origine del bene comune e ai partiti e alle istituzioni spetta solo sapere riconoscere questa azione e potenziarla. Lo si vede oggi nelle zone del terremoto, dove a fronte di una paralisi delle istituzioni sono le persone a costruire solidarietà, a creare luoghi di socialità, a tentare di riavviare la produzione. Lo stato ha solo da riconoscerlo!

Il problema è la mentalità che ha diffuso il potere in questi anni, secondo cui chiunque operi rispondendo ai bisogni che incontra dentro il suo ambiente è un privato e come tale, per il fatto di essere un privato, ha interessi particolari, fa solo i suoi interessi e senz’altro sporchi! E’ questa mentalità l’errore della democrazia italiana, il discredito a priori nei confronti di chi opera, mentre il bene comune si costruisce così, è la dimensione e l’apertura di ogni tentativo concreto che è particolare. E’ dentro il particolare che si costruiscono risposte, il problema non è il particolare, ma che ogni tentativo abbia un respiro più ampio e diventi bene per tutti. Questo è sempre da verificare, lo stato, le istituzioni al posto di sospettare, dovrebbero d’ora in poi favorire questa costruzione del bene comune. Sarebbe finalmente vera democrazia!

Gianni Mereghetti

Abbiategrasso

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1 commento

  1. ErmannoDiSalza

     /  giugno 18, 2012

    Pienamente in sintonia…… Oserei dire che oggi il grosso problema che affligge la nostra economia è rappresentato soprattutto dal debito pubblico e il pubblico cioè lo stato non trova di meglio che rivolgersi (con la tipica arroganza del potere) al privato entrando a mani basse nelle tasche dei cittadini erodendo quel risparmio di cui le famiglie italiane erano le più meritevoli detentrici d’Europa.

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