Ma perché Dio dà valore al piccolo gesto, all’istante che passa, quando l’uomo cerca di esprimersi?
Perché l’uomo è rapporto con Sé.
Dicevamo altre volte che tutto il cosmo giunge a un certo punto di evoluzione o di qualificazione, in cui diventa autocoscienza: si chiama «io» quel punto.
L’io è l’autocoscienza del mondo, del cosmo, di sé.
E allora il cosmo, realmente come è, è la disposizione del contesto in cui il rapporto con Dio vive, il rapporto col Mistero vive.
Perciò, capite che parlare di lavoro è una cosa veramente interessante, se per lavoro intendiamo quello che noi non possiamo non intendere (eppure non l’intendiamo neanche un po’, la maggiorparte di noi, tutti i giorni!).
Il lavoro è una cosa grande, come la piccola realtà dell’uomo che dice: «Signore, che cosa è mai l’uomo perché tu tene rammenti, te ne ricordi?». In mezzo a tutte le bestie e le bestioline del cosmo, l’uomo è comeun centesimo, un millesimo, un decimillesimo delle bestiole che ci sono in ogni ambito. Ma lagrandezza dell’uomo – l’onore e la gloria dell’uomo – dipende dal fatto che l’uomo, il singolo uomo,è rapporto con l’infinito; e per vivere ciò chel’uomo è, per realizzare la sua persona – perché lafelicità è la finale di questo processo: la penetrazionedell’eterno è questo processo – l’uomo deveprendere in mano lui tutto quello che Dio ha fatto.








