Affermazione e ricerca di senso – un utile contributo per il problema educativo

Sempre più frequentemente in questi ultimi tempi Benedetto XVI ci parla di emergenza educativa, definizione che rischia di rimanere quasi uno slogan se non si ha chiaro cosa sia l’educazione, perché sia necessaria e come si debba impartire.

A queste domande e ad altre risponde con una riflessione critica e sistematica sul fatto educativo, nel suo recente saggio, Affermazione e ricerca di senso, Felice Nuvoli, professore ordinario di filosofia e teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna e associato di Pedagogia Generale all’Università degli Studi di Cagliari.

Molto interessante, anche per i non addetti ai lavori, la sottolineatura – che parrebbe ovvia se la mentalità dominante non avesse distrutto ogni certezza in merito – che il processo educativo per l’uomo, dotato di ragione,  è fondamentale, mentre non lo è per l’animale che raggiunge molto più velocemente la maturità e vive guidato unicamente dall’istinto.

Questo è veramente importante in un momento storico abbastanza lungo, come gli ultimi decenni, in cui alcuni teorici dell’educazione sono giunti persino ad incoraggiare gli educatori a lasciare i figli e anche i giovani in balia di sé stessi, con il risultato disastroso cui assistiamo quotidianamente nelle nostre città e nelle nostre scuole.

In realtà i figli e i giovani sono influenzati in modo importantissimo dalla famiglia e dall’ambiente che frequentano ed è responsabilità degli adulti offrire loro una guida inevitabile che sarà il punto di partenza perché la loro libertà si lanci nel paragone con la realtà.

C’è nel libro un passaggio – uno dei tanti interessantissimi passaggi – in cui viene richiamata la responsabilità dei genitori nelle prime fasi della vita del figlio e mi piace riportarlo perché quanto viene detto forse può essere scontato a livello teorico, ma, praticamente, mi pare che tale responsabilità venga dimenticata. Eccolo:

Il bambino non ha bisogno soltanto di una nutrice, di un’assistenza occasionale, ma di una vera e propria sicurezza protettiva in grado di assicurargli serenità e gioia, che solo un’effettiva maternità e paternità sono in grado di garantire pienamente. Se il bambino è privato di questa funzione protettiva, se non può identificarsi con un padre e una madre (anche adottivi), è facile che si manifestino varie anomalie, da quelle cognitive a quelle caratteriali. L’insicurezza, l’ansia, la frustrazione vissute in famiglia, non restano senza conseguenze. Sono tanti gli aspetti negativi del mancato sviluppo della personalità dei figli che debbono essere addebitati all’assenza o ai contrasti dei genitori. Questa semplice osservazione dovrebbe bastare per comprendere come la mutua collaborazione del marito con la moglie non ha solo una funzione coniugale, ma anche pedagogica. (pag. 61)

Questo saggio è davvero prezioso perché oltre alla problematica educativa che coinvolge gli adulti spiegando l’inevitabilità del compito che spetta a tutti indistintamente, mette in rilievo delle sottolineature utili  per i primi educatori, i genitori, per i quali il problema più grosso è soprattutto sapere quanto sia importante  e in cosa consista concretamente l’educazione. Non basta, infatti, voler bene ai nostri figli – e bisognerebbe anche sapere cosa significa voler bene ai figli, volere il loro bene, non soddisfare i nostri gusti -, occorre anche educarli in modo adeguato e responsabile.

E questo saggio della giovane casa editrice della CUSL di Cagliari offre tutte le motivazioni per riprendere in mano un compito, quello educativo, che coinvolge in modo precipuo tutti gli adulti.

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6 commenti

  1. utente anonimo

     /  agosto 18, 2008

    Ma è difficile, prima di tutto il ragazzo va trattato per quello che è ed è difficile da capire… se lui non vuole avere a che fare coi genitori non lo si può obbligare, se invece tende a stare troppo coi genitori va allontanato… e poi anche per i genitori non è chiaro quando è giusto allontanarsi o quando stare vicini… dipende anche dai caratteri dei genitori e dal rapporto che si instaura col ragazzo… insomma ci sono talmente tante variabili che alla fine si tratta di avere anche molta fortuna.
    Daniele

    Rispondi
  2. utente anonimo

     /  agosto 18, 2008

    Ma è difficile, prima di tutto il ragazzo va trattato per quello che è ed è difficile da capire… se lui non vuole avere a che fare coi genitori non lo si può obbligare, se invece tende a stare troppo coi genitori va allontanato… e poi anche per i genitori non è chiaro quando è giusto allontanarsi o quando stare vicini… dipende anche dai caratteri dei genitori e dal rapporto che si instaura col ragazzo… insomma ci sono talmente tante variabili che alla fine si tratta di avere anche molta fortuna.
    Daniele

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  3. Peccato per le varie moderazioni la libertà ne soffre.
    Ciao Coloratissimo

    Rispondi
  4. Peccato per le varie moderazioni la libertà ne soffre.
    Ciao Coloratissimo

    Rispondi
  5. Caro coloratissimo, vengono moderati solo i troll e se tu legessi certi interventi credo che capiresti che si tratta di gente che ha solo tempo da perdere o vuole semplicemente disturbare.
    Io tempo da perdere non ne ho.
    La libertà non è facoltà di offendere o semplicemente disturbare sapendo di farlo. E’ ben altro; e se frequentassi il mio blog sapresti che c’è spazio per tutti, purchè si sia rispettosi e desiderosi di un dialogo leale.

    Ciao!

    Rispondi
  6. Caro coloratissimo, vengono moderati solo i troll e se tu legessi certi interventi credo che capiresti che si tratta di gente che ha solo tempo da perdere o vuole semplicemente disturbare.
    Io tempo da perdere non ne ho.
    La libertà non è facoltà di offendere o semplicemente disturbare sapendo di farlo. E’ ben altro; e se frequentassi il mio blog sapresti che c’è spazio per tutti, purchè si sia rispettosi e desiderosi di un dialogo leale.

    Ciao!

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